Al Teatro Carcano va in scena il “Caravaggio” di Vittorio Sgarbi

Al Teatro Carcano va in scena il “Caravaggio” di Vittorio Sgarbi

Al Teatro Carcano di Milano va in segna “Caravaggio”, di e con Vittorio Sgarbi. Cinque giorni, dal 18 al 22 novembre, per immergersi nel genio di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) e la sua grandezza nel ritrarre la realtà come solo un’istantanea sa fare, «dipinta anche nei suoi aspetti più traumatici».
«Nessuno prima di lui aveva visto, con tanta evidenza il reale che esiste», e Sgarbi ci introduce nella fisicità di Caravaggio proiettando le immagini del cadavere di Pier Paolo Pasolini, massacrato nella notte tra il primo e il 2 novembre del 1975, a Ostia, su un campetto sterrato dell’Idroscalo.

Il parallelismo tra i due artisti, ma ancor prima tra i due uomini, dalla vita disordinata e cruenta come la stessa morte, fa da filo conduttore in questo viaggio a ritroso nel tempo, eppure così vivido e attuale.
Pasolini, cardine usato per aprire il sipario su Caravaggio, era stato allievo del grande Longhi che nel 1951 aveva dedicato a Caravaggio la prima grande mostra a Palazzo Reale a Milano dopo ben tre secoli di oblio. Da questa mostra perse il via la rivalutazione internazionale di Caravaggio, proprio dalla città nella quale nacque e crebbe artisticamente, anche se non c’è traccia di alcun dipinto fino all’arrivo a Roma, a più di vent’anni.
Le consonanze tra Caravaggio e Pasolini sono veramente sconcertanti, con i ragazzi di strada pasoliniani – Franco Citti, Pino Pelosi, Ninetto Davoli – e i ragazzi di vita dipinti da Michelangelo Merisi a corrispondere come due facce di una stessa medaglia: «La stagione di Caravaggio è la stagione di Pasolini».

D’altronde «non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio». Intenso e struggente, “Il seppellimento di Santa Lucia” ci mostra tutta la forza del male irrimediabile: «Più di metà dipinto è roccia grezza, un muro privo di espressione, buio assoluto».

La voce narrante di Vittorio Sgarbi ci traghetta attraverso la vita e la pittura di un genio che «non sublima, non innalza, in lui non c’è nessun Dio che galleggia in alto. Al contrario vive e dipinge sulla terra, fa entrare nell’arte i truffatori, i malati, i peccatori che non hanno la certezza di un aiuto divino. È il pittore della realtà. La fotografa, nel senso che coglie l’attimo decisivo, per dirla con Bergson». Caravaggio ha un’eccezionale intuizione fotografica, riesce a cogliere l’istante in cui il fanciullo viene morso dal ramarro o quello in cui Saulo cade da cavallo.

Impossibile rendere l’atmosfera suggestiva che permea il teatro, grazie anche agli intermezzi musicali, piccoli gioielli ad opera di Valentino Corvino, che affiancano le immagini delle opere più rappresentative del pittore lombardo curate dal visual artist Tommaso Arosio, con la regia è di Angelo Generali.

TEATRO CARCANO – corso di Porta Romana, 63 – 20122
[email protected]www.teatrocarcano.com
ORARI mercoledì, giovedì e sabato ore 20,30 – venerdì ore 19,30 – domenica ore 16,00
PREZZI poltronissima € 34,00 – balconata € 25,00 – Studenti e giovani fino a 26 anni € 15,00/€ 13,50INFO e PRENOTAZIONI TELEFONICHE 02 55181377 – 02 55181362
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