Morte di un commesso viaggiatore, ambasciatore del sogno americano

Morte di un commesso viaggiatore, ambasciatore del sogno americano

Sino al 31 ottobre 2015, al teatro Elfo Puccini di Milano, va in scena Morte di un commesso viaggiatore, di Arthur Miller. Questo commesso è un po’ un Enrico IV a stelle e strisce. Se quest’ultimo però, nel dramma pirandelliano, vive con lucida coscienza la sua pazzia, caricatura, evidente e volontaria, dell’ altra mascherata continua che è la vita, il commesso viaggiatore non ha questa consapevolezza. Fa finta di essere un grande ambasciatore del sogno americano: le sole cose che si possiedono in una vita, sono solo quelle che si comprano e/o si vendono e per questo percorre per più di trenta anni il paese con campionari pieni di oggetti per riempire case, negozi, grandi magazzini. Miller, che pure scrive agli inizi degli anni 50, quando capitalismo e consumismo stanno dando vita alla più grande religione monoteistica, percepisce già la pulsione di morte che essa contiene. Tutto deve essere ridotto a merce; la dignità è assente. Mentre la casa di Loman si riempie di nuovi elettrodomestici, lui continua ad attraversare l’America sognando sempre di diventare il numero uno, per accumulare soldi, cose e quindi essere rispettato e onorato; insomma, per essere diverso da quello che è in un mondo diverso da quello che è realmente, un mondo ostile, dove il cemento ha sostituito l’olmo, il glicine, la prateria che erano davanti alla sua casa. La menzogna, dapprima necessaria per sopravvivere, per allontanare il fallimento che si profila quotidianamente all’orizzonte o l’immagine di sé grassa, goffa e pelata, finisce con l’avere il sopravvento. A questo punto il fallimento non è solo professionale, perché viene licenziato, ma anche personale. La riserva di storie mirabolanti si esaurisce. Non solo lui non è arrivato ad essere quello che aveva fatto finta di essere per una vita, ma anche i suoi figli, rimasti impastati nella menzogna, non ce la fanno. Uno tenta di emanciparsi dal padre, senza riuscirci, mostrandosi in tutta la sua mediocrità, l’altro prende donne e bustarelle, adeguandosi alla banalità che lo circonda. Sarà quest’ultimo a dire sulla tomba del padre: ”Il suo era un bel sogno, il solo che un uomo possa avere…quello di arrivare ad essere numero uno”.
La regia di Elio de Capitani, anche interprete nel ruolo di Willy Loman, porta sul palco in modo incisivo, questo doloroso intreccio tra finzione e sopravvivenza a cento anni dalla nascita di Arthur Miller. La suggestiva scenografia di Carlo Sala, consente al passato di essere nel presente, ai sogni e ai ricordi, di sovrapporsi alla realtà, come voluto dalla drammaturgia di Miller.
Un importante messaggio per i giovani, uno spettacolo intenso, dove la storia individuale di Loman diventa quella collettiva dell’occidente.
Dopo Milano prosegue il tour a novembre a Piacenza, Pisa, Savona e infine a Roma al Teatro Argentina (dal 9 al 20 dicembre)

Morte di un commesso viaggiatore
di Arthur Miller traduzione di Masolino d’Amico
regia Elio De Capitani
scene e costumi Carlo Sala
luci Michele Ceglia, suono Giuseppe Marzoli
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni, Gabriele Calindri, Alice Redini, Vincenzo Zampa, Matthieu Pastore, Marta Pizzigallo
produzione Teatro dell’Elfo

Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano
Mar-sab ore 20.30, dom ore 16.00
Intero 30.50 € – Ridotto giovani/anziani 16 € – Martedì 20 €
Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

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