Ivanov al Franco Parenti, specchio di una società in declino

Ivanov al Franco Parenti,  specchio di una società in declino

Dal 2 all’ 11 Ottobre 2015, al Teatro Parenti di Milano, va in scena Ivanov, (Produzione Fondazione Teatro Due / Teatro Stabile di Genova), una pièce teatrale scritta nel 1887 Anton Cechov, allora ventisettenne, che già percepisce il crepuscolo dell’impero zarista. E’ nato nel 1860, un anno prima dell’abolizione della servitù della gleba e quattro anni prima della riforma dell’insegnamento e della giustizia, da una famiglia di umili origini. Suo nonno è stato servo della gleba ed ha riscattato la sua libertà e quella della sua famiglia, pagando una somma importante al suo padrone. Mentre l’aristocrazia è incapace di riorganizzarsi davanti al nuovo assetto sociale e agli ex servi che, giornalmente, acquistano maggior potere, si formano organizzazioni politiche e movimenti che evolveranno verso il marxismo. Nel 1881lo zar Alessandro II, viene assassinato. Lo stordimento e lo sgomento davanti a questo cambiamento sociale, marcano i personaggi di Cechov, impregnati di calma malata, incapacità di azione, dubbi, e domande che restano irrisolte. Le speranza in una nuova Russia più giusta, lascia posto solo a torpore, impotenza e silenzio.
Filippo Dini, che oltre ad essere interprete, è anche regista, da un taglio particolarmente moderno al registro linguistico, che a tratti è farsesco, e rende con comicità, la satira della società piccolo borghese, ottusa, antisemita, cattiva, ipocrita e vuota, dipinta da Cechov.
La scena si apre su un esterno, una sorta di veranda. I muri della casa attigua che dovevano essere stati di un colore brillante, ora sono scoloriti, a tratti scuri. Si odono frinire le cicale e fa caldo. Ma non c’è nulla dell’ insolente vitalità dell’estate: né i colori forti, né i profumi dei fiori, né i canti degli uccelli. Un tronco d’albero scheletrico, spettrale, è dietro al personaggio principale che se ne sta seduto, raggomitolato su una sedia, a leggere. Il suo nome è Ivanov, nome comune in Russia, come il nostro Mario Rossi, un uomo qualunque, superfluo insomma, come la vita che conduce, dilatata dalla noia, contornata da parole, persone, domande inutili. Sua moglie, una donna ebrea che per sposarlo ha abbandonato la sua religione e per questo è stata bandita dalla famiglia di origine, sta morendo di tisi. Ma lui non prova nulla. Niente è rimasto del suo ardore, della sua volontà di fare riforme all’interno della proprietà terriera che ora è abbandonata, della sua capacità di sognare. Ivanov vive il suo dramma di anti-eroe, imprigionato in una ragnatela fatta di impotenza, immobilismo, pigrizia. Neanche l’amore della giovane e bella Saša riesce a risvegliarlo dal suo disgusto per la vita. La sua vita, è lo specchio di una società in declino, sull’orlo del baratro. Tanti i parallelismi con la nostra.

Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo, 14, 20135 Milano
Biglietti intero 40€-32€; under26/over60 18 €; (prevendita 1,50 €)
lun riposo- mart,sab h20.30; merc,ven h19.30-gio h21- dom h15.30

Tel : 02 59 99 52 06; [email protected];
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Sito : http://www.teatrofrancoparenti.it

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