Ultima chiamata: Addio allo Smeraldo di Milano

Si conclude l’avventura di uno dei più grandi Teatri italiani, al suo posto un grande centro enogastronomico 

“Non è un funerale, non è una conferenza stampa, ma solo un momento che ho voluto per salutare gli  amici………”. Così ha esordito oggi, con evidente emozione, Gianmario Longoni all’incontro con la stampa convocata nella sala del Teatro Smeraldo di Milano, ormai svuotata dalle poltrone, mentre su un grande schermo montato sul palco venivano proiettate le foto degli spettacoli che hanno fatto la storia di quel teatro.
Ora nella grande sala vuota si respira solo  un senso di desolazione ed abbandono, tanto che  l’espressione di tutti è stata “che tristezza!”. Infatti sia pure non fosse un funerale, la tristezza dei convenuti era palpabile nel vedere le cataste di poltrone, gli scatoloni, il sipario verde adagiato sul palco, come un gigante morente, pronto per essere tagliato in 3.050 pezzi, tanti quanti i posti del vecchio teatro e quanti ne dovrebbero essere realizzati nel nuovo.

Oltre ai saluti Gianmario Longoni ha comunicato, con rammarico,  che non sarà più  possibile, come nelle previsioni, far ripartire la prossima stagione in un grande Teatro Tenda nell’area Bovisa, perchè il comitato Franco Verga, che doveva decidere sulla realizzazione del progetto, ha deliberato la non disponibilità dell’area su cui doveva sorgere, con la motivazione che è inopportuno un teatro in quel sito. Si sta cercando una soluzione alternativa, ma anche se arrivasse sarebbe troppo tardi per affrontare la nuova stagione teatrale.

Non troppo rosee neanche le aspettative, per la costruzione  del nuovo Teatro,  progettato dall’architetto Pierluigi Nicolin, per sostituire lo Smeraldo nell’area in zona Garibaldi-Repubblica, perchè fino a settembre non arriverà una risposta definitiva dal Comune per la concessione dell’area, per la quale da mesi sono in corso trattative. Si ha l’impressione, e forse è più di un’impressione,  che a fare resistenza siano più motivazioni politiche che burocratiche.

D’altra parte i grandi assenti a questo addio sono stati proprio le autorità, i politici locali, che in questi anni hanno fatto finta di interessarsi del problema con demagogiche promesse, ma nella realtà non si è vista nessuna fattiva solidarietà, né hanno dimostrato  sensibilità nell’evolversi della vicenda, fino al suo definitivo declino. E doveroso segnalare l’assenza di qualsiasi artista, eccezione fatta per Teo Teocoli, che ha dichiarato di essere addolorato per questa vicenda, che comprende benissimo perchè in qualche modo assomiglia a quella del Teatro Derby, la cui battaglia la sta affrontando in prima persona.

Ma Giannario Longoni non è tipo da piangersi addosso e sicuramente ha già in mente  cosa fare, anche se dice di non saperlo ancora di preciso. Di certo ha detto “continuerò ad interessarmi del Sistina di Roma e parallelamente sosterrò un’attività di consulenza e promoter spettacoli”. Ma intanto confermava l’invito a tutti per la notte tra il 30 giugno ed il primo luglio, da mezzanotte alle sei, in cui la sala vuota del Teatro Smeraldo  verrà trasformata in una grande discoteca,  in grado di accogliere tutti coloro che vorranno far sentire il battito del loro cuore per un pezzo di storia che ci lascia per sempre. Si perchè dalle notizie che si sono avute oggi, non sembra affatto un arrivederci ma un  addio.

Poi come ogni invito che si rispetta, agli ospisti presenti è stato offerto un ricco buffet nel corso del quale il  patron dello Smeraldo ha proceduto al taglio non di una torta, ma del sipario, mentre i fotografi e le tv presenti immortalavano il simbolico gesto, che porterà nelle case dei milanesi lo storico sipario calato per sempre e che lascia l’amaro in bocca a chi lo ha amato come tempio della cultura.

Dopo questo addio e la lunga notte di musica, al posto dello storico teatro  sorgerà un centro  della nota catena gastronomica Eataly, di Oscar Farinetti, che ha promesso la realizzazione di  un palco per  ospitare spettacoli e concerti.

Da ora in avanti però, passare in Piazza XXV Aprile senza vedere lo Smeraldo, lo scorrere delle luci colorate del grande cartellone, non potrà che far nascere un senso di vuoto ed inevitabilmente porterà alla memoria i ricordi del passato, dei suoi spettacoli e degli artisti esibiti su quel palco, facendone per oltre settant’anni un  luogo di grande attrazione non solo per Milano.

Ma l’augurio migliore che possiamo fare a Gianmario Longoni e quello di poter parlare presto della rinascita di un nuovo Smeraldo, che potrà risorgere dalle ceneri, come la fenice, per  continuare a dare le stesse emozioni che fin qui ha dato questo spazio culturale.

Sebastiano Di Mauro
29 giugno 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook