“Variazioni enigmatiche”, un capolavoro tra illusioni e verità taciute

In un Teatro della Luna riadattato e ridotto a soli 200 posti è andata in scena la prima di “Variazioni enigmatiche”, spettacolo di apertura del Festival “Sul Palcoscenico”, iniziativa promossa dallo stesso teatro milanese, con il patrocinio del Comune, che si propone di far vivere l’arte della recitazione in un modo nuovo, con attori e pubblico insieme sul palcoscenico.

Saverio Marconi, regista affermato ed apprezzato, torna in scena come attore, scegliendo Eric-Emmanuel Schmitt e il suo celebre “Variazioni enigmatiche”, che ha già riscosso uno straordinario successo di pubblico e di critica in tutta Europa (in Francia lo spettacolo è stato interpretato da Alain Delon, in Inghilterra da Donald Sutherland).

La storia è quella del confronto tra due uomini, Abel Znorko, vecchio misantropo, tiranno insopportabile e pretenzioso, vincitore del premio Nobel per la letteratura, ritiratosi ad una vita da eremita su un’isola sperduta vicino il Polo Nord, ed Erik Larsen (magistralmente interpretato da Gian Paolo Valentini), giornalista sconosciuto cui Abel concede un’intervista che ben presto si trasforma in una ricerca e scoperta di verità nascoste e vortiginose illusioni.

La trama si articola sotto forma di dialogo tra i due protagonisti, abili a saper mantenere sempre alta l’attenzione del pubblico. I colpi di scena si alternano in un vortice di mutamenti emotivi, di presunzione e lacrime, di altezzosità e umanità. L’imprevedibilità, che governa la rappresentazione fino all’ultima battuta, è l’ingrediente che rende questo spettacolo un capolavoro nel suo genere, capace di tenere accesa in ogni istante la curiosità del pubblico, sospeso a mezz’aria tra espressioni di sbalordimento e sensazioni di soddisfazione. Battute attente e ben studiate, mai banali, addolciscono la drammaticità della storia emersa prepotentemente dal dialogo dei due protagonisti.

La scenografia, curata da Carla Accoramboni, è ispirata all’idea di una situazione sospesa, di una dimensione sperduta in cui i due protagonisti si calano gradualmente con l’infittirsi delle questioni sulle quali dibattono. Una scena evanescente, come le mura della casa in cui vive Abel, che ci sono ma non ci sono, ma allo stesso tempo chiaramente tangibile dal pubblico, a pochi passi dagli attori, fino addirittura a coglierne il ritmo del respiro.

Marconi, oltre ad incantare il pubblico calandosi egregiamente nei panni di un personaggio, Abel  Znorko, affascinante ed imprevedibile, in cui, come l’attore stesso ha ammesso in conferenza stampa, si rivede alla perfezione, ha svolto un ruolo determinante anche in sede di traduzione del testo: “Le altre traduzioni già in circolazione non mi soddisfacevano, mancavano in qualcosa. Allora ho deciso di dedicare il mio tempo a riscrivere il testo. Una volta concluso il tutto, ho inviato la traduzione a Schmitt, che, tra l’altro, ho avuto già il piacere di conoscere, il quale si è complimentato dicendomi che ho colto in pieno tutte le sfumature che il suo testo nascondeva tra le righe”.

In conclusione, non si può che promuovere a pieni voti uno spettacolo grandioso, perfetto, che incarna lo stesso fascino che avvolge in un alone mistico il protagonista Abel Znorko. Assolutamente da non perdere.

Info:
Teatro della Luna – dall’8 al 10 maggio ore 21
Posto unico: 22 €
Ridotto under 14 e over 70, studenti universitari e scuole di teatro: 16,50 €

Giuseppe Ferrara

9 maggio 2012

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