«Nessuno muore». Uno spettacolo in perfetto equilibrio tra il microcosmo e il macrocosmo

«Nessuno muore». Uno spettacolo in perfetto equilibrio tra il microcosmo e il macrocosmo

unnamed «Nessuno muore».  Titolo curioso per uno spettacolo, certamente non comune, abbastanza insolito; l’opera è scritta e diretta registicamente da Luca De Bei, uno tra i più importanti drammaturghi italiani contemporanei, già vincitore del Premio Le Maschere 2011 con la sua opera  Le mattine 10 alle 4, e autore di altre numerose opere, come Un Cielo senza Nuvole, Tutto il resto del Mondo, arrivando a vantare perfino allestimenti delle sue stesse opere oltreoceano, proprio a New York per l’esattezza, dove porta in scena una versione americana di Buio Interno.

«Nessuno muore» rappresenta la vita di otto personaggi le cui vite vengono intrecciandosi in vario modo, tra momenti di esilarante comicità, situazioni intricate, dialoghi surreali, fino ad arrivare a riflessioni più profonde ed esistenzialistiche, il tutto però sempre fortemente coronato da una patina di ironia, seppure amara, che attraversa come un filo rosso tutto lo spettacolo.

La vera punta di diamante di tutto lo spettacolo, al di là del testo, è senz’altro l’eccezionale cast di attori che hanno saputo tenere viva l’attenzione degli spettatori per quasi tre ore, passando abilmente da un registro più prettamente comico a sfumature più drammatiche; ma forse, ciò che più di tutto stupisce, al di là delle singole capacità attoriali, è la perfetta conservazione del tempo-ritmo che hanno avuto quest’ultimi, una cosa fondamentale, per esempio, per Stanislavskij, anche se di non facile attuazione.

Un ritmo eccezionale, c’è poco da dire, con dialoghi veloci e frizzanti capaci di far scattare risate contagiose tra il pubblico, ed anche alcuni applausi nel bel mezzo della rappresentazione. Caratteri dei personaggi  tutti ben delineati: abbiamo Marco, ragazzo strambo, che crede di essere in contatto con gli alieni, e la sua ragazza, Lidia, apparentemente frivola e superficiale, ma estremamente sensibile e sognatrice; poi, in un’altra scena, veniamo a conoscenza di Francesca, ragazza con problemi di droga, nonché sorella di Lidia. Personaggio estremamente complesso che a tratti ricorda il personaggio di Mimì Marquez nel musical Rent; poi c’è Sandro, uomo ambiguo, maniaco, manesco, che si sta separando dalla moglie, Teresa, una donna forte e audace, psicologa di Marco.  Poi abbiamo una coppia gay, costituita da Federico, uno sceneggiatore di soap opera che sogna di scrivere un film, e Guido, un carabiniere amante dei cani, un uomo dal tono aspro e duro ma anche estremamente fragile e tenero. E poi infine c’è Claudia, una ragazza determinata, solare, tutta presa dal suo lavoro, editor di Federico e sorella di Marco.

Al di là delle risate fragorose, questa opera teatrale ha degli spunti fortemente esistenzialistici: il tema centrale è forse proprio quello della solitudine. Sembra quasi che  De Bei voglia rappresentare un microcosmo, che è lo stesso mondo in cui viviamo, fatto di rabbia, amore, speranze, paure; di fronte a questo microcosmo abbiamo l’infinità del macrocosmo, infinità che Marco cerca di comprendere attraverso il contatto con gli alieni, per avere una conferma del fatto che non siamo soli nell’Universo. Tutti i personaggi cercano continuamente rassicurazioni, fino ad arrivare a Marco che è estremamente convinto del suo rapporto con gli alieni e del fatto che nessuno muore veramente, tendendo così al macrocosmo e all’infinito, e Francesca, che cinicamente commenta che «forse è meglio proprio non affezionarsi  alle persone», meglio essere pronti a cavarsela da soli fin da subito.

Uno spettacolo da vedere, che lascerà il vostro animo in bilico tra la finitezza dell’essere umano e l’aspirazione all’assoluto universale.

Info:

NESSUNO MUORE
testo e regia Luca De Bei
dal 5 al 24 maggio 2015 al Teatro della Cometa di Roma.

Francesco Augusto Latini
9 maggio 2015

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