All’Ambra Jovinelli si alza il sipario su “La gatta sul tetto che scotta”

All’Ambra Jovinelli si alza il sipario su “La gatta sul tetto che scotta”

la gatta sul tetto che scottaDal 5 al 15 Marzo sul palco dell’Ambra Jovinelli  va in scena “La gatta sul tetto che scotta”, dramma di Tennessee Williams che nel 1955 valse all’autore americano il riconoscimento del premio Pulitzer, onorificenza con cui il talento del drammaturgo del Mississippi venne premiato già nel 1948 per “un tram chiamato desiderio”.La gatta sul tetto che scotta altri non è che Maggie, interpretata dalla bella Vittoria Puccini, moglie dello sportivo, ormai in declino e preda dei fumi dell’alcol, Brick, il cui volto e disincanto è quello di Vinicio Marchioni. La messa in scena si svolge interamente nella stanza da letto dei due coniugi durante le celebrazioni del compleanno del ricco e malato padre di Brick, alla cui eredità mirano sia Meggie che Gooper, fratello modello dell’alcolizzato ex stella del mondo dello sport. Il regista Arturo Cirelli rimane fedele al testo originale di Williams, il cui dramma ha come fulcro centrale il tema dell’ipocrisia. Lo scrittore statunitense attraverso il microcosmo delle vicende famigliari denuncia quella che è la ritualistica borghese e le “parvenze “Gaddiane di una realtà costituita da bugie e verità volutamente distorte. La famiglia costruita da Williams diviene lo specchio delle falsità basata sulla ricerca d’interessi individuali, evidenziando la crisi del modello classico di nucleo famigliare. Maggie viene da un mondo di povertà lasciato alle spalle grazie al matrimonio con Brick, che nutre nei confronti della moglie un sentimento di disgusto per le sue smanie di arrampicatrice sociale. Obiettivo di Maggie è riuscire a rimanere più a lungo “sul tetto che scotta” di una convivenza coniugale logorata e di una privilegiata condizione economica in pericolo, cercando di conquistare con il suo carattere graffiante di gatta l’eredita di Big Daddy. Brick affoga nell’alcool nel cui nulla può trovare la pace da quel “male oscuro” che lo attanaglia, una negazione del cielo di carta pirandelliano che lo avvolge, la negazione della ipocrita morale arrivista della moglie e della famiglia, ma anche una negazione, fino alla distruzione di se stesso, del rapporto d’intimità con Skipper, suo migliore amico suicida, nei confronti del quale Brick vive con alienazione sentimenti contrastanti di amore omoerotico di cui rifiuta ogni coinvolgimento, complice una società figlia del “mito virile”, rifiutando la voce- verità del caro amico abbandonato e suicida, ma forse del suo stesso io.

Damiano Rossi

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