“Le Cattive Strade”, Andrea Scanzi e Giulio Casale raccontano Fabrizio De André

“Le Cattive Strade”,  Andrea Scanzi e Giulio Casale raccontano Fabrizio De André

10scnzi_hpLe “Cattive Strade” è uno spettacolo scritto e interpretato da Giulio Casale e Andrea Scanzi. In novanta minuti si ripercorre l’intera carriera musicale di Fabrizio De André. Era l’11 gennaio 1999 quando, a soli 59 anni, si spegneva uno dei più grandi poeti del Novecento. De André non amava molto questo appellativo, tant’è che in un’intervista è questo che raccontava lo straordinario cantore dell’amore: «Benedetto Croce diceva che fino all’età di diciotto anni tutti scrivono poesie; dai diciotto anni in poi a scriverle sono solo due categorie di persone: i poeti e i cretini. Precauzionalmente io preferirei considerarmi un cantautore». L’ultimo dei “trovatori”, come è stato più volte definito, il cantore delle “anime salve“, degli emarginati, delle categorie sociali meno considerate. Nelle sue parole si ritrova il vero senso della vita, che intravedeva in una graziosa “dagli occhi grandi color di foglia“, nella bellezza del sacrificio di un soldato partito per il fronte e mai tornato, nel sorriso storto di un mendicante. «Penso che un uomo senza utopia, senza sogni e senza ideali, vale a dire senza passioni e slanci, sarebbe un mostruoso animale fatto solo di istinto e raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura».

Andrea Scanzi, che è giornalista, autore teatrale e scrittore, racconta le varie fasi del percorso artistico dell’indimenticato poeta e cantautore ligure. Alla sua narrazione si alternano le personalizzazioni del cantautore e attore Giulio Casale, capace di interpretare con profondo rispetto, maturità, personalità ed eclettismo il repertorio di Faber. Il lavoro, che racconta anche il De André meno noto, non desidera canonizzare o – peggio ancora – santificare l’artista. Al contrario, “Le Cattive strade” intende raccontare, senza agiografie ma con passione, le continue rivoluzioni e le poderose intuizioni (anche musicali) di un intellettuale inquieto, scomodo, inimitabile.

Lo spettacolo vive anche di una sua particolare multimedialità che comprende la proiezione di filmati originali di Fabrizio De André, estratti audio, foto rare, ed esecuzioni dal vivo in acustico e anche su base. Da Geordie a “Brassens”, dal “Suonatore Jones” alla “Canzone del maggio”, da “Se ti tagliassero a pezzetti” ad “Anime salve”. Senza dimenticare la produzione dialettale e l’apporto fondamentale dei tanti collaboratori avvicendatisi accanto a lui.

« Di Fabrizio De Andrè si parla tanto, forse troppo» osserva Andrea Scanzi. «Un talento inquieto, spigoloso, quasi mai facile. Un uomo bruciato dal desiderio quasi inconscio, e talora da lui stesso mal sopportato, di inseguire e concretizzare rivoluzioni continue. Nessun desiderio di raccontare un santino; molta voglia di restituire gli snodi di un artista vero. Tra i più grandi del Novecento italiano».

Eleonora La Rocca

13 febbraio 2015

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