Lehman Trilogy visto al Piccolo Teatro Grassi

Lehman Trilogy visto al Piccolo Teatro Grassi

Dall’arrivo in America nel 1844 al crack del 2008: è l’epico racconto dei Lehman Brothers

lehman-trilogyLehman: un nome in Italia fino al 2008 sconosciuto ai più. “Lehman Trilogy”, ora a Milano al Piccolo Teatro Grassi fino al 15 marzo, racconta una storia di uomini che si dipana per un secolo e mezzo, con i loro sogni fino all’infrangersi dei sogni di tanti altri. Quelli dei fratelli Lehman sono sogni nel senso di ideali e di aspirazioni, ma sono anche premonizioni, incubi notturni che li agitano e che loro raccontano.

Come parlare di una storia così a noi poco nota? Per portarla a teatro, e renderla comprensibile a tutti, è stato scelto lo stile del racconto: in una scena totalmente bianca i personaggi si presentano. Raccontano, ed è come se delle didascalie prendessero vita. All’inizio lo spettatore può rimanere sconcertato, ma ben presto coglie il fascino di una narrazione che riesce ad attrarre, avvolgere, ipnotizzare, anche divertire, grazie a momenti altamente ironici, inevitabile occasione di risate, ma insieme riesce a far ben comprendere personalità, sentimenti dei personaggi e loro azioni.

Quando, nei primi minuti, vediamo Henry Lehman (Massimo De Francovich) sbarcato sul molo a New York l’11 settembre 1844, lo sentiamo raccontarsi. Si stabilisce in Alabama: l’inizio, come spesso accade, è nel mondo del tessile con un negozio che vende tessuti a chi esce dalla messa ed è aperto la domenica, perché i Lehman sono ebrei. Ben presto arrivano i fratelli, Emanuel detto il «Braccio» (Fabrizio Gifuni) e Mayer (Massimo Popolizio) chiamato «Patata», un nomignolo che sarà motivo di molte annotazioni ironiche. E’ allora che diventano mediatori: non hanno piantagioni, ma acquistano cotone per rivenderlo grezzo.

Lo spettacolo gioca molto sulle voci degli interpreti, su toni, cambi di ritmo, con pochi dialoghi, che a volte assumono una musicalità da canzone. È dunque anche una grande prova di attori, che riescono sempre a catturare l’attenzione del pubblico, affascinarlo, in certi momenti addirittura ipnotizzarlo. A volte sono degli elenchi in grado di catturare l’attenzione, perché giocati sul variare del ritmo, oltre che su una certa assurdità delle parole.

I costumi puntano sulla semplicità – in scena vediamo quasi sempre delle tute nere -, ma aiutano anche a connotare i cambiamenti: quando da mediatori i Lehman diventano finanziatori delle ferrovie, con emissione di obbligazioni, davanti a loro ci sono due personaggi con bombetta e frac (che ritroveremo poi addosso a Herbert Lehman, interpretato da Roberto Zibetti, diventato governatore di New York). Sta cambiando la mentalità, sta nascendo un nuovo modo di fare soldi, molto più redditizio, con numeri che precedono la virgola, non più che la seguono.

Ma il grande cambiamento è soprattutto protagonista nella seconda parte, quando le vicende a noi ben note – siamo nel ‘900 – determineranno le azioni dei personaggi. I sogni non sono più ideali a cui tendere, ma sono solo premonizioni e incubi notturni. Così cambia anche il modo di raccontare le vicende: a questa concretezza del racconto si contrappongono le scritte sul muro destro, che diventano sempre più simboliche: sono spesso in ebraico e coglierne il significato – sul programma di sala è indicato – permette di verificarne il senso, appunto, simbolico. Gli scontri sono molto più forti: parliamo di soldi per i soldi. E ora a dettare le azioni è la storia, a noi molto più vicina, la storia dell’America con Wall Street, il crack del ‘29, la guerra fredda, la morte di Kennedy. La politica diventa importante, la storia è quella che conosciamo molto bene, fino al momento finale, raccontato come un’angoscia, un incubo vissuto da tutti i personaggi Lehman in un altro mondo.

Con “Lehman Trilogy” vanno in scena la storia, l’economia, la finanza? Anche, ma soprattutto va in scena la magia del teatro.

INFO:
Lehman Trilogy
di Stefano Massini
regia Luca Ronconi
con Massimo De Francovich, Fabrizio Gifuni, Massimo Popolizio, Martin Ilunga Chishimba, Paolo Pierobon, Fabrizio Falco, Raffaele Esposito, Denis Fasolo, Roberto Zibetti, Fausto Cabra, Francesca Ciocchetti, Laila Maria Fernandez, scene Marco Rossi, costumi Gianluca Sbicca, luci A.J.Weissbard, suono Hubert Westkemper, trucco e acconciature Aldo Signoretti, produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

a Milano al Piccolo Teatro Grassi dal 29 gennaio al 15 marzo 2015

Di Valeria Prina
31 gennaio 2015

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