“Lei è ricca, la sposo… e l’ammazzo”, al Manzoni una commedia brillante per ridere e riflettere

“Lei è ricca, la sposo… e l’ammazzo”, al Manzoni una commedia brillante per ridere e riflettere

jannuzzo-caprioglio ”Lo scorso giovedì 22 gennaio ha fatto il suo debutto milanese, sul palco del Teatro Manzoni di Milano, la commedia brillante “Lei è ricca, la sposo… e l’ammazzo”, che si ispira al celebre film del 1971 di Elaine May con Walter Matthau, tratto a sua volta dal racconto di Jack Richtie, che sulla scena italiana arriva invece in un nuovo allestimento firmato da Mario Scaletta, dando un prodotto valido per una comicità mai volgare, ma pungente, capace di tenere incollati alla poltrona gli spettatori.

Protagonisti, in ordine alfabetico, Debora Caprioglio e Gianfranco Jannuzzo, entrambi attori affermati che, in modo assolutamente magistrale, danno vita insieme agli altri interpreti in scena, Antonella Piccolo, Cosimo Coltraro, Claudia Bazzano, e Antonio Fulfaro, diretti da Patrick Rossi Gastaldi ad una esilarante rappresentazione che vi farà ridere dall’inizio alla fine, come un raffinato spettacolo di cabaret.

scena-Lei è ricca la sposo e l'ammazzoIl regista Patrick Rossi Gastaldi, in occasione della presentazione alla stampa il giorno prima del debutto, aveva affermato come sia difficile portare in teatro un lavoro già passato sugli schermi del Cinema e, solo un valente lavoro, del suo autore lo ha reso possibile. Dopo averlo visto si può aggiungere che le trovate registiche non mancano e Gastaldi ha una esperienza tale che pur lasciando agli interpreti la massima autonomia riesce a trovare soluzioni ed escamotage, da rendere lo spettacolo inattaccabile.

La storia che viene raccontata in scena narra di un ricco, anzi di un ex ricco scapolo che a causa di una vita condotta con dissolutezza finisce in bancarotta. Disperato ed in preda al panico per essere piombato nella povertà, si rivolge ad un mafioso per ottenere un prestito che le consenta di affrontare il tempo necessario per porre in atto il piano diabolico che ha escogitato, per uscire dalla crisi: trovare una donna ricca, sposarla, ucciderla, ereditare e ricominciare a godersi la vita come aveva fatto fino a quel momento. Ma tante sono le sorprese che lo aspettano, una più divertente dell’altra e non le riveliamo per non rovinarvi il piacere di andarlo a vedere di persona al Teatro Manzoni, dove ogni sera un caldo pubblico applaude la bravura dei protagonisti in scena. Avete tempo fino all’8 febbraio.

L’apparente commedia leggera, in realtà affronta temi forti come la famiglia, i rapporti sociali, il femminicidio e la nuova povertà, in cui tutti ci si può trovare da un momento all’altro, così come è accaduto al giovane ingegnere milanese che avendo perso il lavoro improvvisamente, ora ha trovato casa sotto i portici di piazza San Babila e tanto sta colpendo la sensibilità dei milanesi.

Non è necessario arrivare all’estrema soluzione trovata da Orazio Pignatelli, nei cui panni ritroviamo l’eccezionale ed eclettico attore Gianfranco Jannuzzo, che si cala così bene nei panni del suo personaggio, antipatico, misogino, vigliacco, ma grazie al suo modo speciale di recitare, nonostante abbia un ruolo da cinico e contro ogni morale, riesce a renderlo simpatico al pubblico ancor prima che la storia lo riabiliti e lo faccia ravvedere.

Ma anche il ruolo di Albertina, interpretato in maniera perfetta da Debora Caprioglio, benchè oggettivamente si un ruolo non affatto facile, dove solo una grande attrice può trovare spazio per esprimersi in un personaggio tanto goffo ai limiti dell’incredulità, da spunto per una profonda riflessione: in una società dominata dall’impatto dell’apparire, Abertina riscatta tutte le “imbranate” del mondo facendo passare il messaggio di un valore eterno come l’amore che trionfa sul male e trasforma anche il peggiore dei cattivi, così come fece Lucia nei Promessi Sposi, che conquisto il cuore dell’Innominato e lo convertì.

Lo scapolo incallito di questa commedia, ci fa anche riflettere sull’avidità umana e delle mille azioni ipocrite a cui può arrivare, come a meditare un matrimonio non certo per amore, ma per convenienza. Dove sarà poi molto difficile far reggere il rapporto, che già in condizioni normali, difficilmente dura in eterno, ma solo finchè dura.

La coppia Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio è assolutamente inedita in teatro per una commedia di questo genere, tra il noir ed il brillante, provengono da esperienze diverse ma tutte di considerevole valore artistico che in scena si vede e fa la differenza.

Spontaneamente simpatico il personaggio di Nunziatina, la fedele governante, interpretato in maniera superba da Antonella Piccolo, che a tratti richiama alla memoria Tina Pica, icona del teatro di Edordo dei Filippo, non subisce affatto l’effetto ombra dei due protagonisti, perchè si colloca in una posizione diversa dalla quale raggiunge il pubblico che l’applaude convinto.

Convincente anche Cosimo Coltraro che interpreta Alfio in maniera così particolare da rendere un personaggio crudele e cattivo, come il “mafioso” in una dimensione umana verso il quale poi alla fine ci si schiera e si comprende.

Antonino Fulfaro che ha il doppio ruolo di sarto e procuratore legale, lo fa con la giusta grinta, passando da un personaggio all’altro con disinvoltura.

Questa commedia rappresenta un bell’esempio di un tipo di teatro che basandosi soprattutto sulla professionalità degli attori conquista il pubblico milanese ogni sera, che meritatamente li applaude anche a scena aperta.

debora caprioglioL’intuizione del regista Patrick Rossi Gastaldi ha fatto si che per questo spettacolo siano invertiti il genere abituale dei due protagonisti, così Jannuzzo, che nell’immaginario collettivo del pubblico teatrale è belloccio e piacione indiscusso, una fama che gli si è appiccicata addosso nella sua lunga e fortunosa carriera, diventa in scena antipatico, misogino, cinico e perfino vigliacco, mentre Debora Caprioglio, da sempre conosciuta in scena con personaggi affascinanti e seducente, diventa una “racchia”, per giunta imbranata che con i suoli occhialoni da ebete, i vestiti castigati e passati di moda, non ha affato un atteggiamento attraente, anzi è solo capace di combinare un guaio dietro l’altro, però è ricca, ricca sfondata e tanto basta per essere interessante agli occhi del disperato Orazio Pignatelli.

Assolutamente consigliata a tutta la famiglia perchè è una commedia tenera e a lieto fine, che diverte con ironia, ma fa anche riflettere e innescare un sano dibattito lanciando i suoi messaggi positivi anche in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo.

Sebastiano Di Mauro
26 gennaio 2015

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