Skianto di Filippo Timi, dopo Milano e Perugia, ancora racconta

Skianto di Filippo Timi, dopo Milano e Perugia, ancora racconta

Skianto-Filippo-Timi---Foto-di-Neige-De-BenedettiSkianto”, che è stato in scena dal 20 novembre al 7 dicembre 2014, ha già lasciato il Teatro Franco Parenti di Milano e pochi giorni fa anche Perugia, ma la sua eco è ancora presente con la voce di Filippo Timi e la bella musica che lo supporta sul palco.

Filippo Timi, con i suoi monologhi, racconta gli eccessi e si autoracconta tenendo il pubblico attento per 80 minuti, grazie a un dialogo saturo di sentimenti forti mentre, con un apparente sottile ironia, spiega la sofferenza intima di un bambino con la “scatola cranica sigillata”, che vuole vivere e sogna una vita piena come tutti.

Tutto ambientato in una cameretta ed una palestra di scuola, due luoghi chiusi come chiuse sono le coscienze e le menti di tutti quelli che orbitano intorno a questo ragazzo. Nessuno si sforza di capire i pensieri di un ragazzo, nessuno ci riesce o forse nessuno ha interesse a capire il problema dovuto al suo handicap.

É infatti questo il fil rouge dello spettacolo: la disabillità, i pregiudizi, l’impossibilità a far comprendere che dietro ogni disabilità, per quanto debilitante c’è sempre una vita, un cuore, che spesso non riesce a comunicare la sua voglia di vivere.

Il monologo è la descrizione fatta da un bambino con un linguaggio ricco di espressioni figurate, che allude e neanche tanto, al rapporto sessuale generatore, dei genitori.

Ma schianto è anche l’urlo liberatorio di questo ragazzo che a tutti costi vuole abbattere quei muri creati dagli uomini cosiddetti “normali”, che impediscono la sua libertà. Tra un racconto e l’altro viene evocata la fata turchina di Pinocchio, a cui il protagonista chiede di poter vivere almeno come un burattino.

Skianto-Filippo-Timi---Foto-di-Sebastiano-MauriUn testo che affronta anche il tema della sessualità senza troppi filtri e il suo linguaggio è volgare ma penetrante nei significati. L’autore sente molto i temi affrontati, perchè vissuti sulla sua esperienza personale e quello di una sua cugina affetta anche lei da handicap, facendo trasparite tutto il tormento che genera nel pubblico sentimenti di vero pathos.

Sulla scena solo Filippo Timi, ma la musica e la voce del bravo Andrea di Donna, chitarrista e cantante, con due cover e in due brani composti interamente da lui, contribuisce non poco a dare carattere ad uno spettacolo già bello e azzeccato nei testi.

Il pubblico è entusiasta e Filippo Timi lo percepisce e sa che ancora dovrà tornare a Milano con questo spettacolo per accontentare i tanti che non hanno potuto ancora vederlo.

Sebastiano Di Mauro
20 ducembre 2014
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