“La vita che ti diedi”: il dramma di Pirandello ritorna al Quirino

“La vita che ti diedi”: il dramma di Pirandello ritorna al Quirino

la-vita-che“Penso sia utile ricordare oggi che il Pirandello drammaturgo fu un grande innovatore: sperimentava quasi in ogni testo teatrale forme nuove al limite della provocazione. Tanto è vero che spesso le prime teatrali dei suoi testi suscitavano scandalo e proteste in una parte del pubblico, entusiasmo dall’altra”.

Così Marco Bernardi, regista del pirandelliano “La vita che ti diedi” al Teatro Quirino di Roma fino al 21 dicembre, ricorda l’impatto delle opere del Premio Nobel sugli spettatori. Apprezzamento o indignazione, dunque: uno di quei testi controversi che hanno il pregio di non risultare indifferenti senza essere banali; che poi i giudizi su un’opera siano vari rimane comunque legato ad una questione di prospettiva.

E nel corso del dramma “La vita che ti diedi” lo spettatore si troverà subito a fare i conti proprio con una prospettiva distorta, non solo in un senso metaforico. Non solo quindi la prospettiva di una madre che, alla morte del figlio, arriva ad evocare un razionalismo esasperato tramite cui affermare la presenza vera, “viva” del compianto. Ma anche -e forse soprattutto- quella di una scena asettica e geometricamente straneata da una prospettiva asfittica. Che le coordinate spaziali abbiano un loro ruolo e urgenza nella rappresentazione è del resto rimarcato costantemente. Dio e la luna sono “lassù”, è da “fuori” che giungono, vanno, ritornano i personaggi, è lì che sul finale non vogliono andare. “Mi dica dov’è!” è il grido esasperato di una donna che non sa della morte del suo uomo e che non riesce più a trovarlo in nessun luogo.

Questo spazio al Quirino si trova rappresentato sin nei particolari. Anche le luci hanno una loro geometria, anche le voci fuori scena lasciano chiaramente intuire la loro provenienza da uno spazio esterno alla scena. Se Marco Bernardi ha ragione nell’affermare di aver costruito “una storia corale”, ciò è vero anche nella misura in cui ogni attore è riuscito a dar corpo alla propria parte, a farla incarnare sul palco.

Per lo spettatore potrebbe già di per sé essere un piacere osservare come ogni personaggio reagisce, con una coloritura personale, in gesti calibrati e in una propria espressività agli eventi e alle parole proferite dagli altri: non uno sguardo lì sembra lasciato al caso. Per questi motivi sono banditi dal palco ogni tipo di cattiva teatralità e finzione; meglio, ve ne sono solo nel modo in cui l’autore stesso aveva voluto che facessero la loro apparizione nel dramma. Artificiosità della rappresentazione che si dissolve alla fine dell’opera che vede la vittoria della logica della realtà su quella di un tentato realismo della finzione e della follia. È quindi un Pirandello nella sua forma migliore quello che attende di incontrare il suo pubblico ancora una volta a Roma.

Dal 9 al 21 dicembre 2014
Teatro Quirino Vittorio Gassman
via delle Vergini 7, Roma
Botteghino: 06/6794585
Orari:
martedì-sabato 20:45
domenica 16:45
mercoledì 17 alle 16:45

Daniele Di Giovenale
14 dicembre 2014
Twitter: @DanieleDDG

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