Garcia Lorca rivive a teatro grazie all’Accademia “Teatro SenzaTempo”

Garcia Lorca rivive a teatro grazie all’Accademia “Teatro SenzaTempo”

In scena al Teatro Furio Camillo due straordinarie opere del poeta andaluso

CalzolaiaProdigiosaDopo il grandissimo successo delle più recenti rappresentazioni “I giganti della montagna” e “Rocky Horror Picture Show”, i giovani talenti della compagnia “Teatro SenzaTempo Accademia di Arti Drammatiche” tornano a calcare il palcoscenico portando in scena dal 4 al 7 dicembre due opere del poeta e drammaturgo spagnolo Federico Garcia Lorca. Lorca era stato al centro del meticoloso lavoro della compagnia già lo scorso anno quando, in occasione dell’anniversario della nascita del poeta assurto a simbolo del martirio tirannico del potere franchista, ad essere rappresentata era stata una trilogia di drammi (Nozze di sangue, Yerma, La casa di Bernarda Alba). Per la regia di Antonio Nobili giovedì 4 e venerdì 5 dicembre alle ore 21.00 presso il Teatro Furio Camillo (sito in via Camilla 44) andrà in scena “La Zapatera Prodigiosa”.

Con Antonio Nobili, Sara Signoretti, Alberto Albertino, Matteo Maria Dragoni, Lily Lauria, Riccardo Merlini, Andrea Guerini, Marco Fioravante, Alessia Sala, Lorenza Sacchetto, Rossella Morese, Alessia De Martino, Mary Ferrara, Antonella Petrone e Cristina Frioni, “La Calzolaia ammirevole” è un’opera scritta da Federico Garcia Lorca nel 1930. L’opera viene definita dall’autore stesso come una Farsa Violenta in due Atti, ed include ballate della tradizione Andalusa, che Lorca aveva raccolto direttamente dalle voci del popolo, musicandole e catalogandole nel suo Anda Jaleo. A partire dal titolo emerge una prima apparente contraddizione: l’opera viene classificata sia come una farsa, cioè come un’opera comica e di breve durata, sia come violenta, ma non nel senso comune di brutalità, bensì come caratteristica predominante del carattere della protagonista, nel conflitto accorato di questo personaggio con la realtà che lo circonda. La Calzolaia è infatti una donna molto giovane, che si è recentemente sposata con un vecchio Calzolaio, con il quale litiga continuamente, non perché non sia innamorata di lui, ma per una diversità radicale di atteggiamento nei confronti della società meschina e pettegola che li circonda. Il calzolaio è un uomo stanco che non desidera altro che una serena vecchiaia al riparo dalle malelingue del popolo, mentre la Calzolaia conserva in sé tutta la grinta della sua giovane età per combattere e provocare una realtà dalla quale non vuol farsi soffocare. L’impianto scenico, la regia, i costumi, e soprattutto le luci che gli attori gestiscono autonomamente dalla scena sono stati curati dal regista Antonio Nobili per esaltare in modo simbolico ed originale i conflitti della narrazione, per restituire all’opera il suo ritmo vivace senza per questo snaturare l’elemento sempre presente della drammaticità dei contrasti della protagonista con sé stessa, anzi esaltandone l’universalità, in un dialogo intimo ed affascinante, da poeta a poeta, due anime ugualmente sensibili e curiose nei confronti della complessità del femminile.

DonnaRositaSabato 6 (ore 21) e domenica 7 (ore 18,30 in pomeridiana) sarà la volta del debutto di “Donna Rosita Nubile”, opera riadattata dallo stesso Antonio Nobili. Nel cast dello spettacolo Alessio Chiodini, di recente volto tv nella soap “Un posto al sole” in onda su Rai Tre, nelle vesti di Sandro Ferri, e a breve sul grande schermo con il film per la regia di Neri Parenti “Ma tu di che segno sei?”

“Donna Rosita Nubile” fu composta nel 1935 da Federico García Lorca un anno prima della sua morte, la prima avvenne il 13 dicembre 1935 nel Teatro Principal Palace di Barcelona. “Per riposarmi, dopo Yerma e Bodas de Sangre, che sono due tragedie, volevo realizzare una commedia semplice e amabile. La cosa non m’è riuscita perché m’è venuto fuori un poema che mi sembra abbia più lacrime delle mie due produzioni precedenti”. Questa dichiarazione di Federico Garcia Lorca è certamente la migliore presentazione dell’opera. Concepita inizialmente come un “poema granadino diviso in vari giardini”, una sorta di commedia borghese dai toni leggeri, intrisa di dolce ironia e di garbate raffinatezze di tempi andati, man mano che la stesura procedeva, la commedia si mutava in dramma intriso di pianto, come egli stesso constatava.

L’opera si svolge in tre tempi: il 1885, l’inizio del Novecento, il 1911. Il primo atto ci presenta Rosita come una giovane donna fidanzata al cugino, e proprio come dice il suo nome ha la stessa bellezza fresca priva di complicazioni di un fiore in boccio. Tuttavia, l’allontanamento del fidanzato dal paese per questioni di affari introduce una prima nota di malinconia esacerbata poi dalla fiducia con cui Rosita lo attende per vent’anni, convinta che lui tornerà, come le promette in periodiche lettere. L’elemento innovativo rispetto ai testi precedentemente affrontati è la rappresentazione della società borghese, con il suo pudico contenimento domestico dei sentimenti, con l’importanza delle forme e delle convenzioni sociali, l’accettabilità dell’apparire, la rigidezza delle strutture relazionali. Rosita però non può accettarlo, né scendere a compromessi con il proprio destino.

«Dopo il debutto con La Casa di Bernarda Alba, Yerma e Nozze di Sangue, Nobili torna ad accarezzare Lorca con immutato trasporto nei confronti del poeta andaluso a cui affianca una nuova consapevolezza, la necessaria maturità artistica per affrontare un testo poco conosciuto ma estremamente interessante per i toni e i temi delicati e soffusi, che si discostano dalle passioni violente in favore di una più sottile malinconia, con cui Nobili ha recentemente avuto occasione di confrontarsi dirigendo un magnifico adattamento di Cechov. Anche in questo caso, fedelmente al panorama degli scritti Lorchiani come alla linea registica di Nobili, le donne e la loro intelligenza emotiva, la loro dignità nell’affrontare la vita e le sue disgrazie, sono un punto fermo dell’opera; le protagoniste femminili hanno ruoli profondi, nobili, caratterizzati da forza, passione, volontà» scrive Mary Ferrara, docente e vicedirettrice della prestigiosa Accademia di Arti Drammatiche.

Anche quest’anno TeatroSenzaTempo destinerà una parte dei proventi degli spettacoli dell’intero cartellone in beneficenza, nello specifico allo strutture che si occupano di Clownterapia presso gli ospedali pubblici

Eleonora La Rocca
28 novembre 2014

 

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