Arancia Meccanica” di Anthony Burgess, torna in scena al Teatro Bellini di Napoli

Arancia Meccanica” di Anthony Burgess, torna in scena al Teatro Bellini di Napoli

Arancia-MeccanicaLa dimensione distopica di Anthony Burgess, le ambientazioni, i personaggi, la follia pura, in una visionario e psichedelico adattamento teatrale, in cui il disagio giovanile e lo Stato, mescolano le proprie atrocità ed i propri limiti, in un paradossale “gioco al massacro”. “Arancia Meccanica”, nell’adattamento dello stesso Burgess, fa il suo ritorno, dopo lo straordinario successo della scorsa stagione, al Teatro Bellini di Napoli.

Audace, come sempre la regia di Gabriele Russo, nell’apparente fedeltà al testo, a sottolineare gli aspetti più surreali di una società, immaginata, ipotizzata, ma decisamente vicina ad un presente, devoto, dall’alto, al controllo maniacale di ogni lieve forma di personale interpretazione. Russo, presenta con autorevolezza l’universo di Alex , e del suo gruppo di “Drughi” tra un pestaggio insensato, ed una mistica “iniezione” di “lattepiù, che scena dopo scena, prende lentamente a delinearsi, avvolto da un’atmosfera psichedelica, in cui musiche, scenografie e luci, danzano all’unisono, in un’astuta e cinica visione delle cose.

Daniele Russo, Alfredo Angelici, Martina Galleta, Sebastiano Gavasso, Giulio Federico Janni, Alessio Piazza e Paola Sambo, fanno tutto il resto, rendendo fascino e vita ad ogni persoaggio in scena. Le scene di Roberto Crea, le musiche di Morgan, i costumi di Chiara Aversano, le luci di Salvatore Palladino, contribuiscono con decisione all’assoluta unicità della messa in scena.

La scenografia mobile ed astratta, protagonista unica in scena, le musiche, sin dalla prime battute costante ritmo e sottofondo di intenti ed angosce, i costumi, testimonianza di un contesto tanto astratto quanto prossimo ipotetico parente di quello attuale, e le luci, dispensatrici impeccabili di tempi e toni. “ A 51 anni dalla prima pubblicazione del romanzo – racconta Gabriele Russo – ci si rende conto di quanto Burgess avesse saputo guardare anche oltre il suo tempo, presagendo, attraverso la storia di Alex e dei suoi amici Drughi, una società sempre più incline al controllo delle coscienze ed all’indottrinamento di un “pensiero unico”.

Se negli anni sessanta – conclude – quei temi stavano appena cominciando a diventare materia di argomento e riflessione, oggi, siamo tuti molto più consapevoli del tentativo di controllo delle coscienze a cui noi tutti siamo sottoposti”. Premesse di realizzazione, mezzi ed interpreti, danno vita ad un’esperienza artistica assolutamente unica, un viaggio visionario, in una società di cui quella attuale potrebbe essere embrione, in un tempo in cui ogni lieve, presunta propensione individualistica, non ha ragione di esistere, in una condizione in cui, uomo è stato sono ridotti a vittime, di se stessi, del tempo, della spietata smania di prevalere.

Paolo Marsico
26 novembre 2014

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