“Il mercante di Venezia”, con Giorgio Albertazzi, chiude il Festival del Vittoriale “Tener-a-mente 2014”

“Il mercante di Venezia”, con Giorgio Albertazzi, chiude il Festival del Vittoriale “Tener-a-mente 2014”

Giorgio-Albertazzi-Mercante-di-VeneziaDomenica 3 agosto ore 21.15 sul palco del Vittoriale a Gardone Riviera Brescia va in scena “Il mercante di Venezia”, con Giorgio Albertazzi nel ruolo di Shylock, e con Stefania Masala, nel ruolo di Porzia – Sergio Basile, nel ruolo di Antonio – Francesco Maccarinelli, nel ruolo di Bassanio – Ivana Lotito, nel ruolo di Jessica. La regia è di Giancarlo Marinelli, le scene sono di Paolo Dore ed i costumi di Daniele Gelsi.
Il regista Giancarlo Marinelli del suo spettacolo dice: “Per me ‘Il Mercante di Venezia‘ è sempre stata la sinfonia della giovinezza”

In questo spettacolo si ha la conferma che in nome dell’amore non c’è pentimento, perchè si domanda una fortuna in prestito ad un amico con il rischio di rovinarlo; in nome di una libbra d’amore non c’è rimpianto se, per un amico, sei disposto a dare in garanzia una libbra della tua carne; e non c’è tormento, né dolore, se, per seguire un uomo che ti fa una serenata giù dal balcone, fuggi dalla famiglia, calpesti il cuore di un padre che per te solo vive, trafugandogli dalla casa le cose più preziose; persino quando, (come nel caso di Porzia-Amleto), l’ombra del padre defunto continua a condizionare la tua scelta d’amore, tenendoti a guinzaglio, direttamente dall’Ade, o il dogma cieco di una legge sembra spegnere definitivamente il tuo sogno di felicità, intervengono puntuali un sotterfugio o un travestimento, un colpo di teatro e di giovinezza, (che son la stessa cosa), in grado di infrangere gli ostacoli”

Lo spettacolo alterna momenti di grande riflessione a lievi momenti di ironia, che lo allegerisce e lo rende lieve. Giorgio Albertazzi, quasi novantunenne, con la sua impareggiabile interpretazione di Shylock ha fatto del “Mercante di Venezia” un perfetto ibrido che sembra ora scritto da Strindberg e ora da Sartre, passando per la lussuria di Baffo e per i giocosi azzardi di Goldoni. Ha subito capito, fin dai vagiti della luce, che qui l’alba e il mattino, (sommariamente intesi come il primordio della vita e quindi la giovinezza), e il tramonto e la sera, (da considerarsi come tenebra, come male: come Shylock), sono di fatto non distinguibili: è come se i giovani veneziani e il vecchio ebreo siano cerchi nell’acqua creati dallo stesso sasso, riflessi specchianti dello stesso corpo, della stessa vita: Shylock odia Antonio, Bassanio e la loro cricca perché vorrebbe depredare quella giovinezza che non ha più, (di qui l’ossessione per la libbra di carne, che ha, di fatto, lo stesso significato

La regia di Giancarlo Marinelli rende attuale come mai la vicenda. Protagonista Shylock, “ebreo strozzino, cane rognoso” al quale il mercante Antonio si rivolge per permettere all’amico Bassanio (magistralmente interpretato da Francesco Maccarinelli) di corteggiare la ricca Porzia. Shylock pretende come obbligazione, se la somma non sarà pagata il giorno fissato, il diritto di prendere una libbra di

La storia narrata si conclude con un lieto fine, dive la giustizia trionfa al di sopra di tutto con una sentenza che sembra dar ad ognuno ciò che merita, anche se rimane l’intima sensazione che tutto quanto sia stato conquistato con l’inganno ed il denaro, che lascia ai giovani la delusione e l’incertezza ed ai vecchi la solitudine e l’amarezza.

Sebastiano Di Mauro
31 luglio 2014

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