Aterballetto chiude il ciclo al Piccolo Teatro di Milano

Aterballetto chiude il ciclo al Piccolo Teatro di Milano

NudeAnime_fotoAnceschiSi è concluso domenica 15 giugno il tradizionale appuntamento con la danza di Aterballetto al Piccolo Teatro di Milano.

Dopo le coreografie di Mauro Bigonzetti, WAM e Cantata, che hanno inaugurato la prima settimana di rappresentazioni, la Compagnia ha proseguito presentato un trittico che esemplifica tre modi diversi di vivere la danza. Don Q, di Eugenio Scigliano, è dedicato a Don Chisciotte, anti-eroe sognatore, un po’ stralunato, incapace di vedere la realtà, ma fermo nelle sue credenze, anche se, essendo frutto dell’immaginazione, lo portano sempre al fallimento. I quadri creati dalla danza, dai costumi, dalla scenografia, dalla musica classica spagnola, dalle luci e dalla sapiente regia trascinano il pubblico nell’immaginario di Don Chisciotte, il quale, un po’ come fanno gli artisti, rivendica il potere della sensibilità e della meraviglia.

Tecnica e forza espressiva si fondono nel passo a due Vertigo, di Mauro Bigonzetti. Sulla musica di Dmitrij Shostskovic le possibilità del corpo sono esplorate senza sfociare nell’atletismo, prediligendo l’emozione che si sviluppa dai corpi grazie anche alla sapiente fusione tra danza classica e contemporanea. Rain Dogs è, invece, ispirato dalle note di Tom Waits, un jazz-blues contaminato da sonorità sperimentali con incursioni folk, rock e soul. La coreografia racconta di un’umanità diseredata, emarginata e confusa che affronta l’esistenza squallida in cui vive, spesso senza senso o scopo.

Spring_Anceschi-aterballettoLa serata unica, conclusiva di due settimane di successo, è stata dedicata, da Aterballetto, alla nuova coreografia, a intelligenze creative eterogenee da testare e sviluppare per un futuro stimolante che valorizzi i linguaggi e le espressioni della danza contemporanea italiana. Games, di Saul Daniele Ardillo, danzatore della Compagnia, indaga il tema del “diventare genitori” all’improvviso in modo divertente, spiritoso, ma anche tragico.

La coreografia richiama, nella prima parte, attraverso smorfie e canzoncine i giochi che si facevano da bambini giocando con una carrozzina finchè non compaiono due adulti. L’essere genitori diventa compito serio fatto di scelte, dubbi, difficoltà di relazione e maturità. C’è chi è pronto al cambiamento e chi pensa ancora a se stesso. Tempesta/The Spirits, di Cristina Rizzo co-fondatrice di Kinkaleri, racconta di relazioni umane, del vivere insieme come coppia e come gruppo, di integrazione.

Cantata-arteballetto-strehlerFondamentale per la coreografia è, non solo la bravura dei ballerini, ma le luci e le musiche che portano il pubblico, alla fine, quasi in una dimensione ipnotica e spirituale, anche se un po’ ambigua e irrisolta. Nude Anime, di Valerio Longo, ballerino di Aterballetto, esplora le molte sfaccettature dell’universo femminile.

La coreografia si avvale di un supporto video su cui scorrono immagini fotografiche, di Bruno Cattani, in bianco e nero di particolari scultorei del corpo della donna e della musica originale di Matteo Stocchino. Otto danzatrici diventano un corpo unico, da cui, a tratti, ciascuna si stacca per assoli o passi a due in cui si fondono danza classica, neoclassica e contemporanea. Dolcezza, intimità e armonia compositiva sono create da gesti ripresi e rilanciati dall’una all’altra, da pose di braccia, mani e gambe, da una gestualità netta e fortemente espressiva. Di sicuro la coreografia più sapiente e matura.

Termina Spring, di Philippe Kratz. La coreografia, che appare non risolta e non raggiunge un accordo di linguaggio, indaga le origini, le nostre radici, le barriere che impediscono la crescita, rappresentate sul palco da una parete nera che si divide in due e da una scalinata. Il gruppo danza su musiche a volte cupe a volte allegre con movimenti spezzati e convulsi, muovendosi in un rettangolo di luce. Una figura nera interferisce nel loro percorso, cercando di impedire il cambiamento.

Eleonora Franzoni
17 giugno 2014

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