Roma: “Una donna e il suo bagaglio” al teatro Elettra

Roma: “Una donna e il suo bagaglio” al teatro Elettra

Una-donna-e-il-suo-bagaglio-teatro-Elettra-RomaSiamo nella tranquilla provincia americana degli anni ’50. Nel paesino di Williamland la popolazione, puritana e perbenista, trascorre la vita ostentando una irreprensibile moralità.

L’America del tempo è affascinata dalla televisione, dalla cultura pop, e in particolare dalla serie del momento: “Passing love”.

In una piccola comunità provinciale, la pensione Airone non può sperare di avere vita facile, se non fosse che per un colpo di fortuna in paese soggiorna da qualche tempo il giovane e talentuoso sceneggiatore di “Passing love”, così Arthur, direttore della pensione, diventa il punto di riferimento del paese.

Negli anni ’50 la borghesia americana appare tutta tesa a presentare al mondo un’immagine di perfezione, ma una perfezione finta, ipocrita. Si nascondono accuratamente le perversioni, le passioni sfrenate, i segreti più oscuri e si teme follemente tutto ciò che è strano, inusuale, tutto quello che potrebbe rompere il fragile equilibrio della comunità.

Proprio per questo motivo l’arrivo di una sconosciuta alla pensione Airone, che si presenta senza bagaglio, suscita la preoccupazione e la curiosità di Arthur. È un sicuro segno di sventura.

In seguito all’arrivo dell’ospite misteriosa verrà svelata la storia del paese e si rivelerà la vera natura dei suoi abitanti: arrabbiati, aggressivi e spaventati al tal punto da diventare pericolosi.

La collera di Arthur è in particolare indirizzata contro il giovane sceneggiatore di “Passing Love”, Robert Miller accusato dalla stampa di essere omosessuale.

L’immagine di Williamland sembra essere macchiata per sempre e nulla conta il passato tragico del giovane Miller, il quale nella serie ha raccontato la sua dolorosa storia di cui fa parte anche la donna “senza bagaglio”.

Il dramma è scritto e diretto da Danilo Canzanella ed è un chiaro omaggio al tedesco Duoglas Sirk, il quale tanto ha lavorato per portare alla luce i segreti e le finzioni che la borghesia postbellica ostentava quasi a voler fingere che gli orrori della guerra da poco terminata non ci fossero mai stati.

La storia è coinvolgente, è un attacco forte contro il pregiudizio nei confronti degli omosessuali, ma tratta temi altrettanto importanti. Ci racconta delle difficoltà che una madre single nel secondo dopoguerra poteva affrontare nel crescere suo figlio, dei rapporti malsani che arrivano fino all’incesto, ma ci racconta anche dell’ipocrisia permessa dal distacco dalla realtà. L’omosessualità, l’incesto, la violenza, non ci toccano se ci approcciamo ad esse attraverso lo schermo di una televisione: quella non è la nostra realtà, è uno spettacolo macabro che ci appassiona morbosamente ma che non ci riguarda, noi siamo superiori a tutto questo, quasi possiamo accettarlo. Nel momento in cui la finzione si muta in realtà, allora l’insofferenza si esprime con tutta l’irrefrenabile forza della paura che si prova quando ci sentiamo messi di fronte alle nostre debolezze.

La messa in scena è ben pensata, allegorica e ricca di simboli che sono presenti fin dall’inizio ma che lo spettatore ha piacere a cogliere nel significato profondo con l’avanzare dello spettacolo.

La compagnia teatrale Memorie Future inscena il melodramma non essendo sempre, bisogna ammetterlo, del tutto convincente nel caso di alcune componenti maschili del cast. Questo non vuol dire che manchino passaggi estremamente efficaci, sopratutto nelle scene corali che si impongono agli spettatori con grande potenza e sicura efficacia. In conclusione, estremamente apprezzabile e ricca di spunti di riflessione, soprattutto perché pregiudizi e ipocrisie caratterizzano anche la società moderna.

di Valeria Campisi
10 giugno 2014

 

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