Il genio di Anton Cechov raccontato da TeatroSenzaTempo Accademia di Arti Drammatiche

Il genio di Anton Cechov raccontato da TeatroSenzaTempo Accademia di Arti Drammatiche

tre-atti-unici-Anton-CechovQuella tra me e l’Accademia di Arti Drammatiche TeatroSenzaTempo è una storia d’amore che nasce in occasione della manifestazione celebrante i “115 anni di Federico Garcia Lorca”. Galeotta fu quel giorno la presentazione di una trilogia di drammi dello scrittore andaluso che sarebbero stati rappresentati da lì a poco da allievi e professionisti della scuola. Da quel momento è stato un crescendo di candide emozioni che mi hanno sempre lasciato piacevolmente impressionata e visibilmente commossa. Rapita e incantata anche quando lo scorso 2 maggio assisto alla messinscena di tre anni unici di Anton Cechov che Antonio Nobili cura con l’abile maestria di chi sa far bene il suo lavoro, tre distinti racconti che dal regista sono intrecciati così perfettamente da restituire l’impressione che il canovaccio sia unico: non ci sono brusche interruzioni, il testo è curato con scrupolosa precisione e lo stesso linguaggio di Cechov è efficacemente rivisto e riadattato da un Nobili che si conferma straordinario.

L’essenziale scenografia, si intuisce fortemente voluta allo scopo di conferire maggior risalto alla sequenza di dialoghi che tratteggiano le personalità dei protagonisti, fa da sfondo alle vicende di Gurov, incallito dongiovanni che, in villeggiatura da solo nella località balneare di Jalta, incontra una bella giovane, Anna Sergeevna, avviando con lei una relazione extraconiugale. Oppressi entrambi dal peso di un matrimonio infelice, Anna e Gurov ben presto si rendono conto di quanto difficile sia il futuro che li attende, e Cechov che, dall’alto della sua posizione di narratore esterno onnisciente, si pone in maniera distaccata e misteriosa, omette di esprimere opinioni o giudizi, conferendo al racconto quel carattere di dubbio, incerto e sospeso che caratterizza l’animo umano, quest’ultimo sempre in bilico tra travagliati tormenti e smodate gioie. «Nello scrivere mi affido al lettore, sperando che egli inserisca da solo gli elementi soggettivi» aveva confidato lo scrittore ad un amico. Ecco, è nell’analisi della condizione di Anna e Gurov che si comprende quanto formidabile sia il talento di Antonio Nobili che, al pari di Cechov, si mostra ancora una volta accorto lettore di animi. Attraverso il suo premuroso modo di metter mano al testo originale senza stravolgerlo, e attraverso una sapiente selezione di parole e giuste pause, Nobili riesce a dar voce anche ai silenzi, consentendo allo spettatore di dare un’intima interpretazione ed una personale conclusione alla storia, spingendolo alla riflessione. Assieme ai protagonisti, anche chi guarda da fuori è cosciente che, se da un lato comincia la fase più bella di una relazione amorosa, quella della testa tra le nuvole o delle farfalle nello stomaco, ed è previsto per entrambi un roseo e nuovo futuro, dall’altro la vera felicità gli è ancora preclusa. Da sottolineare l’inappuntabile espressività dell’attore di cinema e teatro Alessio Chiodini (Gurov) che bene sa incarnare la figura dell’impertinente donnaiolo di successo, e la magistrale mimica di Greta Toldo, che è brava a far trasparire sentimenti di esitazione, rammarico e senso di colpa, atteggiamenti riconosciuti come tipici di una donna insicura e infelice.

La riflessione e il momento introspettivo lasciano il posto alla comicità, a tratti portata all’eccesso tanto da sfiorare il grottesco, contenuta nell’atto “La domanda di matrimonio” e in quello successivo “Tragico controvoglia” in cui ad essere protagonisti sono gli squinternati battibecchi fra due giovani promessi sposi di buona famiglia. Ivan Vasilevic Lomov, interpretato dal talentuoso e divertente professionista Daniel De Rossi, si presenta in casa del possidente Stepan Stepanovic, un esilarante Domenico Argentieri, per chiedere la mano della figlia Natalia, una splendida Alessia Sala, che a sua volta crede che Ivan Vasilevic si sia recato presso di loro per concludere un contratto d’affari. Si tratta della classica commedia degli equivoci poiché tutto il testo ruota attorno a questo puerile equivoco da cui nascono infinite altre diatribe in ordine alla proprietà di un prato e alle capacità dei propri cani. Degna di nota è, in questi atti, la bravura di Federica Gomma e Fabrizio Loreti che, anche se ancora studenti presso l’accademia di recitazione, fanno sentire la loro positiva presenza sul palcoscenico.

La scelta di unire i tre atti unici sembra esser stata realizzata in maniera non del tutto casuale: ad un’analisi più profonda del testo unico così come rappresentato da Nobili pare che i protagonisti, da convinzioni estremamente radicate nel loro profondo, giungano a concezioni di vita differenti: in un iniziale dialogo tra Ivan Vasilevic e Gurov, tanto per fare un esempio, si apprende quanto il primo sia innamorato del concetto dell’amore, giungendo persino a venerare la figura femminile, e quanto il secondo dallo stesso amore risulti essere quasi del tutto immune, risoluto nel pensare che le donne siano perlopiù oggetti da ostentare e sfruttare a proprio piacimento. Malgrado questi iniziali convincimenti, si giungerà a conclusioni opposte quando Gurov, in balia dei sentimenti che prova per Anna, finirà per concepire l’amore come nuova forza. Analoga sorte toccherà al personaggio di Ivan che, bacchettato dall’egocentrica e viziata moglie, si sfogherà con un suo amico (parliamo qui di “Tragico controvoglia”) lasciando intendere di preferire la morte ai supplizi che è costretto suo malgrado a tollerare. Ciò che accompagna i racconti di Cechov è l’ “ansia” di una mancata risoluzione del conflitto, una sensazione di “sospeso nella narrazione” che consenta, a chiunque si accinga alla conoscenza dei suoi testi, di abbandonarsi all’immaginazione costruendo per ciascuno un finale del tutto proprio.

In definitiva, cosa vuol dire assistere ai lavori della compagnia “TeatroSenzaTempo”? Significa compiere sempre un nuovo lavoro su se stessi, per se stessi, e riscoprire il piacere della riflessione. Vuol dire conoscere e conoscersi, scoprendo lati celati del proprio io.

Eleonora La Rocca
5 maggio 2014

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