La Medea di Seneca all’Eliseo

La Medea di Seneca all’Eliseo

medea-teatro-eliseoMaria Paiato interpreta Medea, una donna ferita, furiosa, capace di tanto amore quanto odio, dominata da passioni conflittuali e incapace di contenerle.

Rispetto alla versione euripidea, la Medea di Seneca è nota per accentuare il ruolo della donna come parte attiva del dramma, come maga potente, pronta a rivalersi dei torti subiti: è l’ira di Medea, più di lei stessa, ad essere centrale nella tragedia. Allo stesso tempo però, il vero valore dell’opera sta nella sua complessità, per cui non mette in scena semplicemente una donna rabbiosa, ma i contrasti di cui l’umanità si compone, sia nella sua individualità scossa che nel mondo che la circonda.

Alla base della tragedia c’è la tematica che caratterizza ugualmente ogni società in qualsiasi tempo: il rifiuto dello straniero, la paura della diversità. Su questa base si innesta il dramma personale di Medea, che come “vecchia, oscena” deve fare largo al nuovo, alla futura sposa di Giasone; l’abbandono fa tramutare l’amore in odio, in sete di vendetta.

Così, eccetto il nunzio in quanto narratore esterno, gli altri personaggi – la nutrice, Giasone e Creonte – fanno da contraltare alla passionalità di Medea, richiamandola alla calma, adducendo motivazioni razionali, ognuno secondo il suo ruolo. Come è noto, il dramma culmina con l’esplosione della rabbia di Medea, che vince il suo senso umano di maternità e la porta a compiere quello che, lei stessa sa essere, il crimine più osceno dell’intera vicenda.

Le varie sfumature di cui l’opera si compone emergono chiaramente attraverso la recitazione impeccabile degli attori, prima fra tutti Maria Paiato. L’attrice riesce a rendere magistralmente la complessità della figura di Medea, restituisce in modo suggestivo l’enorme carico emotivo che questa porta con sé, catturando l’attenzione del pubblico per tutta la durata dello spettacolo.

Notevole anche la regia, a cura di Pierpaolo Sepe, e la modalità scelta per attualizzare l’opera – attraverso un’ambientazione contemporanea e un testo riadattato ad hoc -, senza però cadere nell’errore di snaturarla, lasciando emergere i tratti di un dramma senza tempo.

Anna Dotti
4 aprile 2014

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