Al Teatro Franco Parenti un elegante Giulio Cesare di Shakespeare

Al Teatro Franco Parenti un elegante Giulio Cesare di Shakespeare

Giulio-CesareIn scena dall’11 febbraio al Teatro Franco Parenti di Milano un grande classico di William Shakespeare: il Giulio Cesare che resterà fino al 19 febbraio 2014.

Un testo poco rappresentato in teatro in confronto ai più noti Romeo e Giulietta o Amleto del grande autore ma questa volta la compagnia guidata dal regista Andrea Baracco e sotto la produzione 369gradi e Lungta Film in collaborazione con Teatro di Roma riporta sul palco la tragedia del Re romano.

Uno spettacolo che ha già raggiunto mete importanti come la rappresentanza dell’Italia al prestigioso festival inglese Globe to Globe in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012.

Un’occasione più che meritata, quella a cui si assiste è una elegante rivisitazione “moderna” del capolavoro di Shakespeare, viene descritta la Roma della congiura, dei tradimenti, della violenza più cattiva e silenziosa che si consuma in silenzio, la più crudele.

Il senso ultimo del testo di Shakespeare non è incentrato né sulla figura di Giulio Cesare (che infatti l’autore fa morire a metà del III atto) né tantomeno su quella dei suoi assassini, né su un episodio della storia romana, ma pone l’accento sulla violenza in quanto tale e sulla sua origine, una violenza non controllata, che nasce dall’incertezza, dalla precarietà, dalla crisi, una violenza che si manifesta sia attraverso le scelte e quindi poi le conseguenti azioni di uomini “illuminati” e pubblici, sia attraverso le reazioni umorali di una folla inferocita e liquida; è questa violenza a dare all’opera la sua unità.

Spiega lo stesso regista che propone una profonda lettura del testo che si concentra sul sentimento più che sull’effettivo svolgimento della storia, non troviamo tutti i personaggi descritti da Shakespeare ma solo i principali ed essenziali per raccontare un’altra visione della vicenda rispettando i passi della drammaturgia originale.

Per i puristi sarà forse difficile accettare l’assenza di Giulio Cesare presentato come una sedia rotta segnata da gessetti rossi per simboleggiare le famose coltellate, una scelta interessate, un odio indirizzato verso qualcosa che non c’è fisicamente, quasi fosse un’ideale o un pensiero da reprimere.

Una regia che non ha niente di esplicito e molti elementi contemporanei che fanno da collegamento tra l’odierna società romana a quella dell’epoca, la scenografia è minimale costituita da porte che gli attori spostano per creare le varie ambientazioni, all’apparenza può sembrare semplice ma la ricchezza è nel testo, dove tutto è scritto fra le righe, il compito di interpretare al meglio ciò che accade sul palco sta allo spettatore, un altro azzardo che può essere difficile da cogliere, per questo un grande cast di professionisti prova a rendere il compito più facile, due nomi su tutti Giandomenico Cupaiolo nei panni di Bruto e Roberto Manzi nei panni di Cassio in perfetta sintonia tra di loro con eccellenti doti recitative portano la scena spiccando fra tutti, seguiti da Lucas Wardem Zamforlini interprete di Casca ed Ottaviano, capace di alternare i due personaggi in maniera molto convincente, Ersilia Lombardo è una Calpurnia più di movimento che di parole, rende il ruolo molto bene con il solo uso del corpo, Livia Castiglioni è Porzia poco presente ma altrettanto comunicativa ed infine Gabriele Portoghese è Marc’Antonio, intenso e di grande impatto soprattutto nel celebre monologo.

Uno spettacolo che richiede attenzione e comprensione, non facile per chi sta in platea e magari non è avvezzo a commedie shakesperiane, consigliamo agli spettatori la lettura dei flyer descrittivi per farsi un’idea della completezza della piéce.

 
Paolo Marco Rimmaudo
16 febbraio 2014

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