Da questa sera “La Terra Desolata”, lo spettacolo cult di Annig Raimondi torna all’Oscar

Da questa sera “La Terra Desolata”, lo spettacolo cult di Annig Raimondi torna all’Oscar

terra-desolataTorna in scena un cult di PACTA dei Teatri: LA TERRA DESOLATA (The Waste Land) di Thomas Stearns dal 12 al 16 febbraio 2014 al Teatro Oscar di Milano.

Al suo diciannovesimo anno di repliche, lo spettacolo tradotto da Roberto Senesi, diretto ed interpretato da Annig Raimondi è inserito all’interno nel programma del Comune di Milano “Autonno Americano” e  in “Progetto Cocktail Eliot” del teatro.

Il testo pubblicato nel 1922 e dedicato a Ezra Pound è suddiviso in cinque sezioni dove sono continui i richiami ad elementi simbolici e archetipici innestati in descrizioni di situazioni e paesaggi, uno su tutti quello del Santo Graal del Cristo Re, ferito da una creazione desertificata ed impura.

Un percorso tra i più grandi testi religiosi e letterari per raccontare lo spirito smarrito in un’emblematica città europea.

Annig Raimondi sul palco ci mostra personalità diverse, dove la voce si moltiplica e spersonalizza variando sempre di più e sottolineando la condizione dell’uomo moderno che ha perso la propria centralità tenta di recuperarla attraverso l’utilizzo altre voci, tutte differenti fra loro.

Negli ultimi anni, l’operazione drammaturgica ha sviluppato il poemetto inserendo anche alcune delle famose note alla Terra Desolata e brevi frammenti tratti dai Quattro Quartetti.

“Nella sua struttura frammentaria, divagante, spericolatamente giocata su una molteplicità analogica, associativa, opposta a una narrazione consequenziale e tuttavia così unitaria per insistenza tematica, La Terra desolata si presenta come testo di straordinario interesse per una esecuzione in forma teatrale. Si intuisce, nella rapidità del montaggio delle varie scene, nel suo procedere per stacchi, spostamenti di tempo e luogo, riprese del leit-motiv, variazioni di tono e di linguaggio, una drammatizzazione del testo poetico che approfitta indifferentemente dei congegni del teatro elisabettiano, del music-hall popolare, della poesia ‘metafisica’, della sacra rappresentazione medioevale, della costruzione allegorica, del nonsense ironico o infantile come della suggestione simbolista. (…) La voce recitante (e Annig Raimondi lo ha compreso benissimo, visto che se ne assume le ragioni e il peso) si moltiplica e si spersonalizza nella variazione dei registri senza negare la sua centralità. Il testo si trasforma in teatro da camera, diventa – se si può dire – monologo a più voci, e in perfetta consonanza con il tema solleva il problema di un Io in crisi, di un Io che sentendo di aver perduto la propria centralità tenta di recuperarsi in un contesto (storico, culturale) di voci altre e diverse.”         (Roberto Sanesi)

Paolo Marco Rimmaudo
12 febbraio 2014

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