Sik Sik, l’artefice magico, con Benedetto Casillo al Teatro Nuovo di Napoli

Sik Sik, l’artefice magico, con Benedetto Casillo al Teatro Nuovo di Napoli

sik-sik-l-artefice-magicoSik Sik, è uno squattrinato, malconcio, illusionista da strapazzo, impegnato ogni sera, grazie alla collaborazione della moglie Giorgetta, e del fidato “palo”, tra il pubblico, a dare, allo stesso spettatore, l’approssimata percezione, che qualcosa, di realmente magico stia per avvenire.

“Sik Sik, l’artefice mafico” di Eduardo De Filippo, in scena al Teatro Nuovo di Napoli, fino al prossimo 2 Febbraio, può essere considerato tra i manifesti, del teatro di De Filippo, del quale , questa commedia, è stata di fatto , l’ultima messa in scena, nel lontano 1979.

La regia di Pierpaolo Sepe, lucida e diretta, offre uno sguardo, sincero, quasi spietato, su alcuni pezzi si società, sulle storie che accompagnano i personaggi, e sulla vita che ogni giorno, attraversano e affrontano, come fosse ormai obbligatoria trama. In scena, Benedetto Casillo, “maschera” dalla profonda intensità del teatro partenopeo, Roberto Del Gaudio, Marco Manchisi e Aida Talliente.

“Dopo aver già lavorato con Benedetto – spiega Pierpaolo Sepe – avevamo voglia di misurarci con Eduardo, e la scelta è cadita su Sik Sik, perchè Casillo, era perfetto nei panni del suo personaggio principale, ma anche perchè credo che questo testo rappresenti una metafora dell’uomo del Novecento, con la sua perenne inadeguatezza e la sua necessità di ricorrere alla menzogna, un testo amaro, ma dagli irresistibili spunti comici. Non ho visto Sik Sik nel 79′ – conclude Sepe , precisando di esersi formato teatralmente attraverso la visione delle commedie di Eduardo in televisione – ed è forse anche per questo che ho avuto il coraggio di mettere in scena questo spettacolo, e questo mi da anche un margine di libertà maggiore per lavorare con uno straordinario gruppo di attori”. Sik Sik, non fa altro che arrangiarsi, a modo suo, usando l’astuzia, o qualcosa di simile, figlio indiscusso di un tempo, di una città, di un popolo.

La sua storia, le sue giornate, i suoi trucchi, non chiedono altro che, “insaporire” un’esistenza, ma la vita è prima donna, e sempre pronta a prender possesso dell’intera scena, e quel che resta di un uomo e delle sue storie, è presto che oscurato.

Paolo Marsico
01 febbraio 2014

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