“Bahamuth”: Rezza interpreta la bestialità umana

“Bahamuth”: Rezza interpreta la bestialità umana

bahamuth-teatro-vascelloAll’interno dell’Antologia della coppia Rezza/Mastrella, fino al 22 dicembre al teatro Vascello va in scena “Bahamuth”; lo spettacolo prende in prestito il titolo dall’animale descritto da Borges nel suo “Il Manuale di Zoologia fantastica”, creatura surreale che viene richiamata nei vari passaggi, altrettanto assurdi e sconnessi, dell’intera rappresentazione.
L’opera vede la luce nel 2006 e trova posto perciò, a buon diritto, all’interno della raccolta antologica che abbraccia i passati dieci anni d’attività dei due artisti. Allo stesso tempo lo spettacolo, paradossalmente, avrebbe motivo d’essere messo in scena anche per la sua grande attualità.
Rezza, coadiuvato sul palcoscenico da Ivan Bellavista e Giorgio Gerardi, interpreta una serie di personaggi più o meno assurdi, ognuno dei quali mostra una sfumatura diversa dell’anormalità umana: c’è l’infermo che fa della sua debolezza fisica la giustificazione ad un comportamento dispotico, di dominio; c’è il palestrato che non può fare a meno di sottolineare ogni trazione espirando; c’è il nano, uno “stronzo” che appare e scompare prendendosi gioco del pubblico; e molti altri ancora, sempre incattivi, ipocriti, bestiali, come il sindacalista, il signor e la signora Porfirio, l’albergatore e l’uccellino dell’orologio a cucù.
Tutti questi personaggi emergono interagendo con i “giocattoli di scena” ideati dalla Mastrella, ovvero trovano posto intorno ad una struttura dai colori accessi, una sorta di scatola verde aperta dal lato del pubblico; questa composta da uno scheletro rigido di metallo sul quale si stendono teli di stoffa elastici, con le consuete fessure che diventano le maschere di scena, utilizzate da Rezza per le sue repentine trasformazioni.
Nonostante l’illogicità domini forzatamente l’opera per tutta la sua durata, alcune tematiche emergono chiaramente: la critica dell’autorità statale, il falso buonismo del sistema democratico, le condizioni di sfruttamento dei lavoratori, immigrati e non, la doppiezza degli organismi sindacali.
L’incoerenza della narrazione raggiunge il culmine con la scena finale, dove il narrato e il narratore s’incontrano, con una certa, per quanto illogica, armonia.
Lo spettacolo si conclude così con il trionfo dell’antinarrazione: i personaggi del racconto dialogano ricoprendo di critiche il narratore, che li mette a tacere cessandone allo stesso tempo l’esistenza; lo stesso meccanismo si dipana in realtà per tutto lo spettacolo, giocando con la presenza del pubblico, a ragione sempre numeroso.

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78 – Roma
www.teatrovascello.it

Anna Dotti
21 dicembre 2013

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