Il Don Giovanni di Filippo Timi, in scena al Teatro Bellini di Napoli

Il Don Giovanni di Filippo Timi, in scena al Teatro Bellini di Napoli

filippo-timi-don-giovanniIronico, spiazzante, folle, entusiasti, gli elogi, tramutati in aggettivi si rincorrono per il Don Giovanni, rivisitato, diretto e interpretato da un inesauribile Filippo Timi, in scena al Teatro Bellini di Napoli, fino all’8 dicembre. Brillante, fascinoso, osceno quanto fedele, Don Giovanni trascorre le sue giornate ad inseguire donne, inseguito da quelle abbandonate il giorno prima. Con lui il fedele “valletto” Leporello, probabilmente il suo unico vero amico. Una donna, e poi un’altra, e poi un’altra ancora, accompagneranno Don Giovanni verso l’attesa fine, momento di giudizio e resa dei conti, di incontri imprevisti ed inaspettati colpi di scena. Sul palco, ad accompagnare Filippo Timi, in questo tormentato viaggio dell’anima, Umberto Petrarca, Alexandre Styker, Marina Rocco, Elena Lietti, Lucia Mascino, Roberto Laureri, Matteo De Blasio e Fulvio Accogli. Impeccabilmente eccentrici, i costumi di Fabio Zambernardi, semplici e finemente curate le scene, magistralmente valorizzate dalle luci di Gigi Saccomandi. Impreviste e geniali, le pause tra le varie scene, ora un contributo video, ora una canzone, ora un dialogo oltre il sipario. Il Don Giovanni di Filippo Timi è un’interminabile cascata di vita, istinti e rincorse, verso una dimensione proibitiva, quanto dannatamente umana. ”Ognuno ha la propria storia – scrive Timi introducendo lo spettacolo – io la mia, tu la tua, voi la vostra e Don Giovanni ha la sua. Non l’ha scelto lui di nascere Mito – continua – gli è capitato, e lui non si sottrae dall’essere se stesso, ecco in cosa è grande. Non perché accetta la morte – conclude – deve per forza, come tutti. E’ grande perché accetta a pieno le conseguenze, inevitabili, dell’essere nient’altro che se stesso. “Vivere è un abuso, mai un diritto”, recita parte del titolo dello spettacolo, sintentizzando probabilmente l’essenza del protagonista, la sua passione per l’aspetto materiale dell’esistenza, la debolezza verso le ambiguità degli incontri amorosi, la forza, fiera, maestra, nell’andare incontro al proprio destino, senza rimpiangere un solo miniuto dei giorni trascorsi. La certezza della traccia lasciata in questo mondo, essenziale sfumatura di chi sa, di dover vivere in eterno..

Paolo Marsico
01 dicembre 2013

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