“La casa di Bernarda Alba”: al Teatro SalaUno di Roma

“La casa di Bernarda Alba”: al Teatro SalaUno di Roma

Emozionante rappresentazione dell’ultimo capitolo della trilogia di drammi di Federico Garcia Lorca

BernardaAlba_LocandinaSmagrite, e recanti in volto i segni di anni di lavoro trascorsi sotto il rovente sole dei campi e quelli, ancora più evidenti, di una sofferenza tacita, sommessa, lunga quanto lunghi sono gli anni di assenza dei loro mariti. Di queste donne al mio paese ne ho viste tante: scriccioli di donna avvolti in grandi scialli, neri come la restante parte dei morigerati indumenti che indossano.
Quella di portare abiti scuri nei periodi di lutto è un’usanza piuttosto diffusa ancora oggi in molte regioni del mezzogiorno d’Italia. E’ forse il modo più semplice per esternare il dolore celato nell’animo. Nero come la notte, come il buio e la paura; nero come le imposizioni di pensiero, le libertà negate, l’invidia e la rabbia.
Garcia Lorca per primo, ed altri a seguirlo, avevano capito quanta importanza avesse in letteratura giocare con i colori e quanta efficacia espressiva questi colori potessero rivestire; una tecnica ben applicata nella stesura dei tre drammi scritti prima che la tirannia dei franchisti mettesse fine alla sua breve esistenza: “Nozze di Sangue”, “Yerma”, “La casa di Bernarda Alba”, tutti capolavori ripresi alla perfezione dall’estro creativo del regista Antonio Nobili che li ha riportati sapientemente in vita rappresentandoli al Teatro SalaUno di Roma in occasione della manifestazione culturale “115 anni di Garcia Lorca“, celebrante l’anniversario della sua nascita. Un lavoro estremamente meticoloso ed in cui forte si avverte la partecipazione emotiva del Nobili artista, attento ai singoli dettagli scenografici, ai costumi, alle sfumature di recitazione ed alla scrupolosa scelta del cast di attori della sua compagnia “Teatro SenzaTempo Accademia di Arti Drammatiche“.

Bernarda-2Cominciare un pezzo evocando immagini di vedove in lutto potrebbe indurre il lettore a pensare che si stia parlando di necrologi. Che Dio ce ne scampi! Il tutto serve piuttosto ad immettere i lettori nella dimensione di arcano mistero e coinvolgente atmosfera che si è andata respirando durante la rappresentazione dell’ultimo capitolo della trilogia di Lorca “La casa di Bernarda Alba”, portata in scena lunedì 4 e lunedì 18 novembre e che, dopo lo straordinario successo delle prime, tornerà in replica il prossimo 25 novembre.

Prima dell’ingresso in sala il pubblico è accolto da un gruppo di donne; potrebbe trattarsi, presumibilmente, di “prefiche” che, sin dai tempi dell’antica Roma, si era soliti pagare per piangere e cantare lamenti funebri innalzando lodi al morto.
La scena, già di per sé suggestiva, porta lo spettatore a vivere ancora più intensamente il momento della veglia funebre di Antonio Maria Benavides, marito di Bernarda Alba: si scoprirà che i corpi piegati su se stessi appartengono alle giovani cinque figlie della coppia, quattro delle quali costrette a vivere un lutto che impedisce loro di uscire ed intrattenere rapporti con il sesso opposto.
La storia, ambientata in Andalusia (terra d’origine del rivoluzionario poeta), narra quindi del feroce dispotismo di una madre che impone rigidi schemi di comportamento alle proprie figlie, costringendole a vivere in uno stato di clausura. Sempre sentito è il tema della chiusura mentale e dell’arretratezza culturale che dominano il tempo di Lorca e che questa volta vede protagonista la tirannia femminile ed un austero sistema matriarcale.
Sarà la più giovane delle figlie, la ventenne Adela (interpretata da una vivace e talentuosa Lily Lauria) a tentare di opporsi al dominio genitoriale pagando a caro prezzo il gesto di questa coraggiosa ribellione. Nobili si dimostra formidabile nella gestione dei colori di scena, rendendo da subito riconoscibile il ruolo di Adela; infatti, a differenza della sue sorelle, completamente piegate alla volontà materna, Adela è l’unica a non avere il viso truccato di bianco e deformato dalle espressioni di claustrofobica malinconia. Nobili riesce pure a rendere perfettamente godibile un testo che si presenta di non facile comprensione data l’inclinazione di Lorca di continuare a fare poesia anche quando dai versi si passa alla prosa.
Eccellente l’interpretazione di Micaela Bonito che, con la sua espressività, restituisce una chiara fotografia dell’angoscioso clima di oppressione che accompagna l’intera vicenda. Divertente (per quanto il dramma possa permetterlo) anche la figura de La Ponzia, interpretata da Andrea Guerini ed ugualmente degna di nota quella di Marco Fioravante che bene riesce a rendere la follia di Maria Josefa, madre di Bernarda Alba e che quest’ultima condanna all’isolamento.

Garcia LorcaLa casa di Bernarda Alba” chiude egregiamente la trilogia di drammi di Lorca e lo fa scatenando un turbinio di emozioni: dapprima accende lo spettatore portandolo a liberare moti di rabbia, poi lo commuove ed infine lo incita a lottare in nome di un qualsivoglia ideale di libertà. Malgrado il triste epilogo, segnato dal suicidio di Adela, il testo lascia solo parzialmente insoddisfatti: sembrano aver vinto la vessazione e la repressione, ma i veri vincitori sono coloro i quali ogni giorno scelgono di essere coraggiosi anteponendo la lotta per un ideale alla propria vita. Ricordiamo che l‘ultima imperdibile replica avrà luogo il 25 novembre presso il Teatro SalaUno di via di Porta San Giovanni, 10 e che l’intero incasso della serata sarà devoluto in beneficenza ai bambini malati di diabete in cura presso il policlinico Tor Vergata di Roma.

Eleonora La Rocca
22 novembre 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook