Malìa” in scena al Teatro Vascello

Malìa” in scena al Teatro Vascello

Malìa” sarà in scena al teatro Vascello fino al 20 ottobre, scritta da Gianni Guardigli, drammaturgo italiano di Forlì, che con questo pezzo ci trasporta nella sua terra, affidandosi al racconto della vita di Maria. Maria o Malìa, se ci si abbandona alla dizione cinese che la globalizzazione impone, è la protagonista, tratteggiata come una madonna nostrana, calata nella quotidianità del presente e saldamente ancorata nella provincia emiliana.
Lo spettacolo si apre con il racconto di un evento unico nella vita della donna, l’incontro con il suo mito: il cantante Mal dei Primitivis, idolo pop degli anni sessanta e settanta. Probabilmente l’evento rappresenta il momento più lieto della sua vita, una notte felice e spensierata, trascorsa in spiaggia sotto il cielo stellato, e a seguito della quale Maria resterà incinta, quasi magicamente se si dà credito al racconto onirico e ingenuo che ne fa lei stessa.
Con lo scorrere della rappresentazione il pubblico viene a conoscenza dell’intero universo in cui orbita la protagonista, l’universo chiuso e piuttosto ristretto della realtà di provincia, in cui Maria esercita meticolosamente il suo mestiere di sarta. La donna cuce e s’intrattiene discorrendo con la sua amica e cliente, Anna, una sorta di alter ego colto e razionale che la sostiene nella narrazione. Si alternano nel corso dello spettacolo sketches divertenti, che si appoggiano alla parlata marcatamente dialettale della protagonista e alla sua bontà naif, ad episodi spiccatamente drammatici. Ben presto si prende coscienza della morte prematura di Beppe, il marito di Maria elogiato da tutti come un sant’uomo, e allo stesso tempo del suo eterno amore non corrisposto, quasi un’ossessione, per il cantante inglese.
Inoltre la quotidianità di Maria è turbata da preoccupazioni economiche, data la concorrenza della “cinese”, l’ultima arrivata in paese che riproduce la sua arte con meno maestria e meno pretese economiche. Nonostante tutto Maria potrebbe comunque vivere serena se non fosse per una preoccupazione, che la tormenta continuamente, ovvero quella per il figlio Gesualdo, o più modestamente Aldo; sebbene questo non prenda mai posto sul palcoscenico, la sua presenza è continuamente evocata. Un capellone avvezzo a frequentare cattive compagnie, con una spiccata intelligenza e soprattutto noto per la sua bontà di cuore. Una preoccupazione più che motivata a giudicare dal finale che lo spettacolo riserva alla povera Maria: l’uccisione cruenta del figlio.
Quello che risulta evidente nella rappresentazione è il talento e la bravura delle due attrici, Stefania Felicioli, nei panni di Maria, e Elisabetta Piccolomini, che interpreta la sua amica Anna. Non si può dire lo stesso per la regia e la scenografia, che non si possono lodare ne biasimare. Bisogna riconoscere che la breve durata della rappresentazione, circa di un’ora, e la molteplicità dei temi tratteggiati, ma non approfonditi, lascia quanto meno perplessi.
Infine risalta la peculiarità del parallelo con la storia delle Sacre Scritture, la cui opportunità è molto opinabile, e la cui riuscita è piuttosto scarsa; difatti la trasposizione consta di elementi puramente ironici e si conclude con l’assassinio violento del Cristo nostrano, che risulta perciò fuori luogo. In conclusione l’opera non rappresenta certo il miglior pezzo di Guardigli e trarrebbe giovamento da una rivisitazione.

Anna Dotti
18 ottobre 2013

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