Il dramma “Nozze di Sangue” inaugura con successo la rassegna dedicata al poeta andaluso Federico Garcia Lorca

Il dramma “Nozze di Sangue” inaugura con successo la rassegna dedicata al poeta andaluso Federico Garcia Lorca

Nozze di sangue -Garcia LorcaE’ come se di colpo si venisse proiettati in una dimensione parallela ed altamente suggestiva; complice l’ideale ed appropriata scelta del regista di ambientare la vicenda in un teatro che già di per sé trasuda misterioso fascino, o in egual modo complice la sorprendente attualità delle tematiche trattate, il dramma “Nozze di Sangue“, portato in scena dal regista Antonio Nobili e dalla sua compagnia “TeatroSenzaTempo – Accademia di Arti Drammatiche“, non può non lasciare piacevolmente compiaciuti. Si respira bellezza in ogni minuzioso dettaglio e così la deliziosa struttura del teatro SalaUno di Roma, fatta di mattoncini di pietra e sormontata da una serie di giganteschi archi a suddividere i diversi ambienti, fa da sfondo ad una semplice ma efficace scenografia, costituendo la perfetta cornice per una rappresentazione che tocca la più profonde corde dell’animo umano.
Una storia già letta, certo. Un dramma più volte sentito raccontare da chi, sulla propria pelle, ha vissuto l’orrore di una realtà straziante che non permette la libera espressione della propria personalità.
Nozze di Sangue“, tratto dal dramma teatrale in tre atti scritto da Federico Garcia Lorca (di cui si ricordano i 115 anni dalla sua nascita), trae ispirazione da una vera storia di omicidio e descrive una faida familiare consumatasi ad inizi ‘900 e scatenata da una condizione di forte arretratezza culturale e mentale con la quale i personaggi sono costretti a convivere. Dalle prime battute si comprende che la morte sarà il tragico epilogo della vicenda: la storia vede protagonista una giovane donna, la Novia (la Sposa), costretta ad andare in matrimonio ad un uomo che non ama (per questioni in cui la convenienza ed i rapporti tradizionali assumono ruoli decisivi che trascendono le futili questioni di cuore) perché già innamorata di un altro giovane, Leonardo, con il quale ha in comune un passato di cui si viene a conoscenza solo attraverso la discussione di personaggi secondari. Il forte maschilismo di una società che vede la donna fortemente ancorata al suo ruolo all’interno delle mura domestiche ha modo di esprimersi con violenza quando, dopo la fuga della Novia con Leonardo, il dramma troverà la sua tragica conclusione nell’immagine di giovani vite spezzate ed annegate nel sangue.
Tanto semplice il canovaccio lungo il quale si sviluppa l’opera, tanto significativi gli aspetti che l’autore vuol far emergere. Passione, gelosia, onore, eterno e contrapposto conflitto cuore-ragione, descrizione dell’universalità del comportamento umano, morte; tutto in uno spettacolo che sa perfettamente come coinvolgere il pubblico, rapendone l’attenzione dai primi minuti di rappresentazione.
La sapiente mano del regista guida gli spettatori, già affascinati dall’atmosfera di arcana emozione che nell’aria va spargendosi, attraverso le personali reazioni di ciascun personaggio interno alla vicenda ed un linguaggio semplice che consente la comprensione dell’opera anche a chi non ne conosce dettagliatamente il testo.
Brillanti le interpretazioni dei due protagonisti di punta, Alessio Chiodini e Margherita Caravello, che meglio non potevano impersonare l’angoscioso senso di una passione costretta a tacere non trovando l’occasione di essere palesata poiché contrastata dallo sfortunato avvicendarsi degli eventi.
Ma a colpire è soprattutto il talento dei personaggi minori che pure si muovono con estrema spontaneità e scioltezza sul palcoscenico. Originale ed emblematica è anche la scelta di Nobili di inserire e posizionare le tre personificazioni del testo – la Luna (una donna boscaiolo), la Morte (una mendicante) e la Notte (un ragazzo di colore, ma truccato) – nel background naturale del teatro per osservare inermi, sin dal primo atto, il veloce e scattante alternarsi delle scene.
Nozze di Sangue” è un piccolo apprezzabile capolavoro e rappresenta la volontà di valicare i confini del chiuso bigottismo in cui siamo intrappolati oggigiorno e che sancisce, altresì, la condanna a vivere in un mondo che conosce solo la parola “imposizione”, e non quella di “libertà”.

Eleonora La Rocca

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