Notti bianche e magicamente sognanti con Corrado D’Elia

Notti bianche e magicamente sognanti con Corrado D’Elia

corradodelia.1jpgÈ notte. C’è una pioggia di stelle, un azzurro lucente e un animo sognatore in attesa di un fatale incontro. È notte e la brillantezza del cielo accende lo spirito di un uomo che aspetta da sempre qualcosa che non c’è mai stato, ma che forse presto arriverà. È una notte bianca, limpida come il desiderio di amare, trasparente come il sogno di un poeta romantico.
È la notte di Corrado D’Elia, immerso in uno scenario luccicante, in un ambiente incantato che ci catapulta in uno spaziotemporale che sa di astratto e che, per qualche istante, ci fa volare in un mondo parallelo, in quel Pianeta dei Sogni di cui tanto i poeti han sempre scritto. Un viaggio nell’oltremondo che D’Elia ha voluto donare al pubblico del suo teatro, una passeggiata nell’infinito dello splendore di un tetto stellato, che fa da protettore a chi non vuole smettere di illudersi, a chi, nonostante le ingiustizie della vita, vuole continuare a sognare, per sempre.
Sono queste le emozioni che ci regala il direttore artistico del Teatro Libero con lo spettacoloNotti Bianche” (Romanzo sentimentale. Dalle memorie di un sognatore) – in scena fino al 14 ottobre –raccontandosi attraverso il testo di Fedor Dostoevskij e fondendoci una profonda passione per ciò che vuole narrare al pubblico spettatore, attraverso l’arte della recitazione. E ci riesce benissimo D’Elia, che ancora una volta mostra di essere, oltre che un nobile idealista, un attore degno di interpretare testi come quello di Dostoevskij, animando suggestioni e parole con un’eleganza tipica di chi ci mette, non solo professionalità, ma anche il cuore in quello che fa.
Costume bianco, scarpe e bretelle smaltate, camicia e calzoni. Nessun effetto scenografico speciale, semplicemente luci scintillanti, a mo’ di stelle, dosate da Alessandro Tinelli, che si accendono e si spengono, brillano e sfumano. Nessun altro al centro del palcoscenico, se non D’Elia, che recita da seduto. Giochi di voce; espressività d’occhi che, come una lente d’ingrandimento dell’anima, esprimono desideri e paure; mani avvolgenti, che tendono verso il mondo esterno, come a volersi aggrappare a chi dovrà arrivare. Luce e viso, occhi affilati e luccicanti. Sottofondo perfetto con le melodie del pianoforte di Chopin e Brahms, che suonano le estrosità di una storia senza preamboli né orpelli, che parla di un’amicizia, che forse è anche un grande amore. Una narrazione resa convulsa da rapidità e ripetizioni, alternata da confessioni sommesse e sfoghi di rabbia. La voce  amplificata dal microfono, fa di questa performance quasi un radiodramma e assorbe gli spettatori in un tempo sospeso.
D’Elia, assistito alla regia da Emanuela Ferlito, dà corpo a due facce della stessa medaglia: all’incontro di due anime, forse appartenenti allo stesso Essere, che si riconoscono, e aprendosi vicendevolmente si amano.
È l’incontro che non dissipa la solitudine fra Nasten’ka, la ragazza che vaga di notte piangendo per strada, e un Sognatore; è il racconto di quattro sere che sfociano nel triste epilogo del romanzo di Dostoevskij. Malinconico finale che, però, viene apprezzato dal pubblico.  Alla fine dello spettacolo, infatti, piovono applausi che strepitano  stupore davanti al capolavoro interpretato dal bravissimo Corrado D’Elia.

Sonia Carrera
7  ottobre 2013

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