La Caduta Di Troia, Popolizio al Parenti: vivere un racconto

La Caduta Di Troia, Popolizio al Parenti: vivere un racconto
La caduta di Troia

Il Teatro Franco Parenti di Milano, nella suggestiva cornice dei Bagni Misteriosi, ha presentato il 6 luglio 2021 La Caduta Di Troia, una lettura scenica potentissima di Massimo Popolizio, dal secondo libro dell’Eneide, accompagnata da musiche eseguite dal vivo, realizzate da Stefano Saletti e Barbara Eramo.

Un terzo musicista, l’iraniano Pejman Tadayon  ha suonato il kemence, il daf e il ney, antichi ed evocativi strumenti della tradizione persiana. Il loro canto è stato nelle lingue che hanno attraversato il Mediterraneo: ladino, aramaico, ebraico e sabir.

Popolizio arriva sul palco, presenta con due parole questo racconto di Virgilio. È più contemporaneo di certe drammaturgie che vogliono imitare la realtà, ci dice, e Virgilio è come un grande sceneggiatore ante-litteram di una serie televisiva o cinematografica.

Ed appena comincia il suo racconto sonoro, il pubblico non lo sente più, ma lo vede, lo vive.

Vede Enea, al cospetto di Didone e il dolore che si rinnova nell’attimo in cui comincia il racconto dell’estrema agonia di Troia, vinta da un inganno. (Dante metterà chi usa l’inganno, nel ghiaccio dell’ultimo cerchio dell’inferno). Vede la città che si interroga davanti al magnifico cavallo lasciato in dono dai greci. Sente farsi corpo la voce di Cassandra e quella di Laoconte, prima che i serpenti venuti dal mare, lo avvolgano insieme ai figlioletti tra le loro spire.

E riconosce quella voglia del popolo troiano, di accettare il dono, perchè stanco dei dieci anni di guerra e desideroso di accelerare il ritorno alla vita, alla pace, all’amore, senza riflettere. (Come la voglia di molti di noi, di tornare a come era prima del covid, senza soffermarsi su tutto quello che abbiamo scoperto di “non sapere”).

Vediamo la fune tesa, che molti troiani tengono con fatica fra le mani e che serve a trainare l’enorme cavallo, diventare una spirale che avvolge di ombre oscure la città. E quando il primo sonno sorprende i troiani, la macchina di legno spalancarsi, vomitando uomini armati che a tradimento fanno scempio della città sepolta nel sonno e nel vino.

Le scene che seguono sono di una violenza inaudita: le porte del palazzo di Priamo divelte, il pianto delle donne riunite accanto ad un altare di un dio incapace di contenere la forza del male, la morte dei figli davanti agli occhi di vecchi e stanchi genitori che moriranno poco dopo nello stesso sangue. La pietà di vinti e vincitori, la sola a rendere ancora degni, umani. E poi, il grande esilio, la grande migrazione che attende Enea e chi lo segue, per scappare dall’inferno.

 

La Caduta di Troia: guerre e migrazioni di ieri e di oggi

Le immagini che Popolizio crea, leggendo la disfatta di Troia rimandano alle guerre di oggi, non lontano da noi, in Siria, in Libano. Quelle che tolgono il presente alla popolazione e in un attimo la rendono memoria: siamo quello che siamo stati, le scene che abbiamo vissuto nella terra che è stata degli avi; è difficile pensare di poter essere quello che sarà e mettersi “in mare aperto” e diventare migrante.

Resto sempre sorpresa quando vedo “assoli” di Popolizio, che è stato recentemente anche al Piccolo con Furore di Steinbeck. Non capisco se scelga i brani per il loro contenuto e li renda canto, o per la loro musicalità e li renda racconto. La voce di Popolizio arriva come frutto di una esplorazione tecnica interna ma diventa messaggio sonoro che rompe le barriere tra interno ed esterno. Noi sentiamo quando respira, quando deglutisce, le sue sensazioni faringee, laringee e proviamo le stesse. E “viviamo” il racconto di Troia.

 

Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14 – 20135 – Milano

http://www.teatrofrancoparenti.it

02 59995206 [email protected]

La Caduta Di Troia
dal libro II dell’Eneide
interpretazione Massimo Popolizio
con musiche eseguite dal vivo da Stefano Saletti, Barbara Eramo, Pejman Tadayon

produzione Compagnia Orsini

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