Ultima notte Mia, omaggio a Mia Martini

Ultima notte Mia, omaggio a Mia Martini
Ultima notte Mia

Ultima notte Mia, è il monologo interpretato da Erika Urban, scritto da Aldo Nove e diretto da Michele De Vita Conti.

É un omaggio alla grande cantante Mia Martini, alla sua voce, alla sua carriera, al suo dolore.

ReklamaTv lo ha riproposto martedì 11 maggio h.20:45, in diretta streaming, all’interno della rassegna “Ieri e Oggi”, a cura del giornalista Roberto Piano e Luca Cecchelli, che come per i precedenti spettacoli, alla fine della performence ha intervistato l’attrice.

Ultima notte Mia, che chiude la rassegna, è un monologo vibrante, sussurrato nella penombra di una camera da letto. Erika Urban è in pigiama sul letto. Prima di ripercorre la sua vita, parla del suo nome, messo da parte, schiacciato, offeso, al punto da sentirsi senza nome, senza identità.

Quel nome non suo, creato per lei nel 1971 da Alberigo Crocetta, proprietario del Piper e scopritore di talenti, per offrirle una nuova identità internazionale. Mia Farrow è il riferimento per il nome Mia, Martini rimanda ad una fra le parole italiane più conosciute all’estero, legato al cocktail e alla dolce vita.

Ma quel nome si lega molto presto a dicerie sul male, alla superstizione di gente invidiosa. “Bisogna pagare il prezzo del proprio talento, dice, perchè c’è gente che se ne è sprovvista, è pronta ad uccidere chi lo possiede”.

Quando nel 1971 due dei musicisti in tournée con lei muiono in un incidente stradale, un impresario con cui Mia non aveva voluto lavorare comincia a parlare di lei come di una iettatrice. Da una piccola frase nasce, dapprima in modo impercettibile, la leggenda del dolore legata al suo nome. Invidia ed ignoranza l’alimentano però sino a farla diventare una valanga mortifera.

Al punto che nessuno lo vuole più pronunciare. La sua voce, che prendeva le persone e le portava lontano, che voleva raccontare tutto, quando il tutto era troppo, viene allora esclusa da festival o da concerti. Mentre le voci malefiche di fuori, diventano voci di dentro, che scavano, svuotano, portano via il senso.

Ultima notte Mia, le voci mortifere di fuori, diventano voci di dentro che scavano, svuotano

In Ultima notte Mia,  Erika Urban sola sul letto con le cuffie sulle orecchie, quelle che aveva al momento della sua morte, tratteggia le tappe più importanti della sua vita. L’infanzia nella luce e nel mare della Calabria, l’amore precoce per la musica, per le parole sentite grazie ai primi juxebox, i primi concerti da adolescente e i primi successi.

C’è Milano, Roma, il Piper, l’arresto per droga, i compagni, le operazioni alle corde vocali. Un accenno al padre, al suo atteggiamento denigratorio, svilente, umiliante. E poi tutta la sua grande fragilità, che sul palco diventa poesia, ma fuori è una notte scura che ingoia.

Sino alla notte del 12 maggio 1995, quando muore in seguito ad un arresto cardiaco.

Il testo di Aldo Nove è equilibrato, composto, poetico. La recitazione di Erika Urban ne rispetta l’equilibrio armonico, aggiungendo la sua vibrante interpretazione sotto la regia di Michele De Vita Conti che ha scelto di non introdurre nessuna delle sue canzoni in scena, ma di raccontare la sua anima di donna e artista, offesa dalla vita e dalla mediocrità altrui.

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