Quando tutto diventò blu al Circolo della Musica di Rivoli

Quando tutto diventò blu al Circolo della Musica di Rivoli
Quando tutto diventò blu al Circolo della musica di Rivoli

Un fumetto che si trasforma in un’opera teatrale, fatta di parole e di suoni, unite insieme in un meraviglioso connubio: questo è quello che è avvenuto venerdì 16 ottobre, presso il Circolo della Musica di Rivoli (in provincia di Torino), dove l’autore Alessandro Baronciani insieme a Corrado Nuccini, hanno dato vita e respiro alla sua opera “Quando tutto diventò blu”.

Quando tutto diventò blu

Parlare di sofferenza psicologica e fisica è questione assai delicata: troppo in fretta si rischia di dire la parola sbagliata, di dare la definizione nella quale puntualmente qualcuno che ne soffre non si riconosce e dunque si risente e si indispettisce.

Allo stesso tempo la delicatezza è una dote ormai talmente rara e preziosa che quando si incontra qualcuno che sia in grado di metterla nel suo lavoro, nella sua passione e soprattutto che riesca a comunicarla, quasi non ci si può credere.

Alessandro Baronciani è quella mosca bianca che comunica proprio questa sensazione: la stessa che si percepisce leggendo il suo libro. Sarebbe forse più corretto dire che questo piccolo gioiello lo si guarda in realtà, perché le immagini da lui stesso disegnate e create hanno un potere decisamente più grande di tante parole, soprattutto dovendo affrontare una tematica così complessa e allo stesso tempo (ancora) così poco discussa.

Le parole, i suoni e un blu intenso

Lo spettacolo inizia con l’autore posizionato alle spalle degli spettatori, che volgono il loro sguardo al palcoscenico: Alessandro si posiziona in maniera strategica lì dietro, e mentre racconta la genesi di questa sua avventura, sullo schermo posizionato in alto sul palcoscenico lo si osserva all’opera, mentre ricrea alcuni disegni e alcune immagini del suo fumetto.

Tutto questo lo fa mentre viene accompagnato da una musica particolare, resa tale dagli esecutori che si alternano sul palcoscenico: Her Skin imbraccia la sua chitarra ed esegue alcuni dei suoi brani, che si adattano perfettamente ai momenti forse più cupi che l’autore racconta della sua esperienza con gli attacchi di panico.

Quando tutto ti sta schiacciando e tu non hai davvero idea di cosa ti stia capitando: come lui per primo ammette, subito pensi di avere un problema al cuore, o ai polmoni e anche alla testa perché l’apice dell’attacco di panico comporta un mal di testa sconvolgente. Dal nulla i tuoi occhi così luminosi e spalancati, diventano delle fessure e l’autore per primo riesce a rendere quell’espressione così concreta e reale, e il tuo cervello cerca una soluzione plausibile, ma continua a piegarsi su di sé, senza trovare alcunché.

Non trovando una spiegazione logica, vai dal medico, fai delle visite, prendi e collezioni ricette mediche come se fossero carte da collezione: a questo punto della storia, sale sul palco Giungla, che esprime attraverso la sua musica, la rabbia che un soggetto che attraversa una fase come questa, prova perché non capisce.

Alessandro Baronciani prosegue con il suo racconto live, lasciando stupefatti gli spettatori con le sue qualità di improvvisatore, in quanto riesca a dare vita ad un viso, un’espressione, una sensazione che arriva e arriva veramente, in meno di una manciata di secondi.

Il racconto si conclude (a malincuore, in quanto per tutti gli spettatori sarebbe potuto andare avanti ancora per ore) con l’emozione palpabile dell’autore, che ha trasformato un’esperienza dolorosa e comunque difficile da affrontare in un racconto, scegliendo una forma d’arte per parlarne: perché l’attacco di panico spesso viene dipinto come un mostro, come un bastardo ospite inatteso che nessuno ha invitato e che peggio ancora, non se ne vuole andare così facilmente.

A chiusura di un’ora e mezza che vola, l’autore dedica qualche minuto a chi vuole farsi firmare il suo libro o che semplicemente è interessato a rivolgergli anche solo un ringraziamento: una persona capace di comunicare così tanto, con delicatezza e riguardo, in maniera così semplice e diretta.

Alessandro Baronciani è la prova vivente che anche con la mascherina tirata fin sopra il naso, con gli occhi e con le parole si possono creare dei contatti, potenti e reali.

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