Tu es libre, l’illusione immatura della libertà assoluta

Tu es libre, l’illusione immatura della libertà assoluta
Tu es libre, Fonte: Piccolo Teatro Milano

Il Piccolo Teatro Studio Melato, dal 9 al 18 ottobre 2020 ospita Tu es libre, una produzione di Teatro i, realtà milanese che ha preferito, nel rispetto della normativa anticovid, chiudere temporaneamente. La regia di Renzo Martinelli, vede piani temporali intrecciarsi tra loro.

Il testo di Francesca Garolla, segnalato dalla Comèdie Françaidse e finalista del Premio Riccione per il teatro, appare come provocatoriamente indagatore, capace di prendere derive pericolose se inserito in binari coerenti di argomentazioni nel tentativo di trovare risposte. L’autrice pertanto volutamente non le traccia, lasciando, nell’immensità delle possibilità di risposta, smarrimento in parte del pubblico.

Il tema è quello spinoso della libertà gravato da un aggettivo ancora più insidioso: assoluta. Libertà assoluta, che come diceva Camus, cancella la giustizia, nega la libertà.

In scena Viola Graziosi, Paolo Lorimer, Maria Caggianelli Villani, Maziar Firouzi, Francesca Osso e l’autrice stessa, Francesca Garolla.

Tu es libre, l’illusione immatura della libertà assoluta

La storia è quella di una ragazza francese ventenne, Haner, che decide di abbandonare la sua vita per andare a combattere in Siria. Lascia, all’insaputa delle persone che le vogliono bene, una vita composta, un ambiente famigliare, culturale e sociale, sicuro, agiato e rassicurante. Lei stessa è una studentessa universitaria colta e curiosa, con una grande passione per l’Iliade. É affascinata da questa guerra, progenitrice di guerre, cosi umana, malgrado le atrocità, perchè, secondo lei, fatta da umani.

A due anni dalla sua partenza, le persone a lei più vicine, la madre, il padre, il suo ragazzo e la compagna di università, si interrogano e si sentono interrogate sul perchè della sua scelta, da un inquisitore invisibile, forse la società occidentale stessa.

Si ritrovano cosi, gli uni vicini agli altri, in un luogo non luogo. Questo gruppo inizialmente unito, si scompone presto. Chi deve parlare si stacca dagli altri e si avvicina al pubblico.

La madre capisce che nessuno, lei compresa, ha mai capito sua figlia. Tuttavia cerca disperatamente un perchè e pur di trovarlo, accusa il ragazzo della figlia, musulmano, di averla istigata. Lui ha solo voglia di pace; è scappato dalla Siria dopo l’ennesimo episodio di violenza quotidiana. Era in una sala d’aspetto di un medico, insieme ad altri pazienti. Improvvisamente era entrato un soldato ed aveva sparato alla pancia di una giovane donna incinta, seduta accanto al marito, ferendola mortalmente. L’amica invece, forse gelosa dell’interesse che tale assenza riesce a sollevare, la taccia di egocentrica egoista.

Tutti annaspano nel vuoto, cercando il perchè, illudendosi che porti alla verità. E come loro, noi spettatori, incapaci di vedere quei sette cieli creati da Allah, più volte menzionati nella narrazione. Infatti noi ne vediamo uno solo cosi come probabilmente abbiamo un’ idea più o meno univoca di libertà.

La libertà assoluta cancella la giustizia, nega la libertà

Haner invece, che compare in scena a disegnare frammenti del suo passato, è l’unica a volere vedere tutti e sette i cieli, spinta dalla sua voglia di sapere, di conoscere, di essere libera. Sembra che abbia preso coscienza del male di vivere e ne sia rimasta abbagliata. E in questo abbaglio cerca l’idea di assoluto, propria delle persone immature. Libertà è solo una parola, ci dice, cui noi diamo un significato condizionato dalla nostra cultura. Lei pensa invece ad una libertà che li comprenda tutti, che sia appunto, pericolosamente e illusoriamente, assoluta.

Libertà per esempio di andare in un paese in guerra, dove si muore più facilmente che altrove, per liberarsi della paura della morte. Di vedere la guerra dove la morte fa posto alla vita e/o viceversa, o dove i soldati diventano assassini o il contrario. O di prendere le armi e sparare lei stessa su altre vite, proprio come il soldato nello studio medico.

Anche il padre cerca inizialmente il perchè. Ma poi si ferma e capisce: l’amore, come la fede non ha bisogno di perchè, né di verità. E decide di ricordare la fede e l’amore di sua figlia.

L’unica verità infatti, ci ricorda l’autrice che compare in scena e dialoga con gli attori, è questo suo racconto scritto, peraltro immaginato.

Tornano alla memoria echi dostoevskiani. Non c’è nulla di più seducente per l’uomo, dice il Grande Inquisitore, della libertà; ma non c’è nemmeno nulla di più tormentoso, perchè gravato dalla libertà di scelta tra bene e male.

Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 9 al 18 ottobre 2020

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.

Durata: 80 minuti senza intervallo

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro

 

Informazioni e prenotazioni 0242411889 – www.piccoloteatro.org

News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv

Tu es libre

di Francesca Garolla

regia Renzo Martinelli

con Viola Graziosi, Paolo Lorimer, Maria Caggianelli Villani, Maziar Firouzi, Francesca Osso, Francesca Garolla

luci Mattia De Pace, suono Giuseppe Ielasi, disegno sonoro Fabio Cinicola

progettazione scenica Renzo Martinelli

assistente alla regia Michele Ciardulli

produzione Teatro i

con il sostegno di Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders?

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