Cantico dei Cantici di Roberto Latini, l’inverno non è ancora passato

Cantico dei Cantici di Roberto Latini, l’inverno non è ancora passato
Fonte: Fortebraccio Teatro

Roberto Latini ha presentato, all’interno del Festival L’ultima luna d’estate 2020, festival teatrale nelle ville e nei parchi più belli della Brianza, il Cantico dei Cantici. É uno dei testi più celebri della Bibbia e anche tra i più enigmatici. Celebra l’amore paritario tra l’uomo e la donna, un amore estremo, capace di riflettere la bellezza e la grandezza del creato e del suo creatore, Dio. Stupiscono i forti toni erotici, carnali, che si alternano a quelli spirituali.

Anche l’origine non è chiara. Per alcuni studiosi è attribuito al Re Salomone, terzo re di Israele, vissuto a Gerusalemme tra il 1011 a.C. ca e il 931 a.C. Per altri si ispira alla letteratura pagana di origine babilonese; altri ancora lo riconducano ad un’origine biblica legata ai libri di Isaia.

L’origine si lega cosi anche all’interpretazione allegorica. Gli ebrei vedono nell’amore del Cantico, la relazione tra il Signore e il suo popolo eletto; i cristiani, quello tra Cristo e la Chiesa. Il fatto che in alcuni passi l’amore sia rappresentato come antidoto alla morte, ha portato alcuni studiosi a vedere delle relazioni con i canti orgiastici dei culti funebri babilonesi.

Fonte: Fortebraccio Teatro

Roberto Latini declama Il Cantico dei Cantici col corpo prima che con la voce

 

Roberto Latini, nelle suggestive luci dello splendido Chiostro San Giovanni, porta le forti parole del Cantico dei Cantici, scevre da qualsiasi interpretazione. Lo fa, con tutto il suo corpo, in una toccante performance. Lo vediamo, mentre prendiamo posto sulle nostre sedie distanziate, raggomitolato in posizione fetale su una strana panchina a dondolo. Quasi una culla in cui sentiamo il primo urlo inascoltato di quel bimbo ora diventato uomo.

Ha una lunga palandrana viola che lo copre interamente, come un’armatura. Indossa pantaloni neri, neri come i capelli lunghi, che porta disordinati sugli occhi, quasi una barriera contro il mondo.

Il Cantico sembra raggiungere la vetta della poesia di tutti i tempi: “L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni; è per me un grappolo di cipro nelle vigne di Engàddi. Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe. Vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, per le gazzelle o per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amore. Alla sua ombra desiderata mi siedo, è dolce il suo frutto al mio palato. “

Il mio diletto è mio, continua in un turbinio di sensazioni ed emozioni, ed io tra fiori di giglio, sono sua. La voce di Roberto Latini è inizialmente titubante. Il suo corpo freme. A noi sembra una creatura della notte, un reietto della vita che non ha voce, se non quando parla ad un microfono capace di amplificarla. Sembra anche che il suono della vita sia lontano da lui, tranne quando indossa le cuffie da dj. Allora comincia a declamare quelle parole frementi, sensuali, capaci di risvegliare un corpo sano; ma il suo soffre, sembra disarticolato. Il suo piede si avvicina con fatica all’altro, strisciando sul palco, nel tentativo di trascinare il suo corpo pesante cui, ci sembra, non sia dato amare.

Roberto Latini: il corpo come una prigione

Fonte: Fortebraccio Teatro

Ogni tanto, il suono del cigolio di una pesante porta di ferro, ci proietta in una prigione. E il corpo di Latini, sembra essere imprigionato nella sua vulnerabilità, nella sua esclusione.

Perché, se per i due amanti “l’inverno è passato, è cessata la pioggia; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato” , per lui la primavera sembra ancora lontana e il suo corpo sembra dire: non guardarmi, altrimenti nasce un moto pericoloso, anzi, guardami, perchè i tuoi occhi possano dissolvere questo sentimento di mia inadeguatezza.

Il Cantico dei Cantici, nella suggestiva versione di Roberto Latini, offre uno spettro di interpretazione grandissimo. Perdonateci dunque, se la nostra è distante dalla vostra. Infatti,  più che esaltare l’amore celebrato dal Cantico, abbiamo preferito indugiare sulla toccante fragilità poetica del corpo di Latini.

 

Festival L’ultima luna d’estate, XXIII edizione, Teatro Invito

Il Cantico di Cantici, adattamento e regia Roberto Latini musiche e suoni Gianluca Misiti (Premio Ubu 2017 ‘Miglior progetto sonoro o musiche originali’).

luci e tecnica Max Mugnai

con Roberto Latini (Premio Ubu 2017  ‘Miglior attore o performer’)

organizzazione Nicole Arbelli

produzione Fortebraccio Teatro

con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi

con il contributo di MiBACT e Regione Emilia-Romagna

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