Locke, il cordone ombelicale come un cappio al collo

Locke, il cordone ombelicale come un cappio al collo
Locke di Steven Knight regia Filippo Dini con Filippo Dini Foto di Noemi Ardesi

Dal 7 al 12 luglio 2020, al Teatro Franco Parenti di Milano, Filippo Dini ha portato, firmando la regia, Locke, di Steven Knight.

Locke è uno spettacolo potente, urlato, come il grido di dolore che Ivan Locke tiene dentro da tanto, troppo tempo. Forse da sempre.

É sera e lui lascia il cantiere. Lo vediamo entrare solo sulla scena buia, che ha sullo sfondo, un manto stradale in discesa ripida. C’è, sul palco semivuoto, solo una sedia ed un volante. É li che si siede per salire in macchina. Sentiamo il rombo potente del motore che lascia immaginare una macchina importante, vediamo le luci dei fanali che illuminano il suo volto pallido, ascoltiamo il suono cacofonico della vita in sottofondo insieme alle telefonate che fa e che riceve.

Non sappiamo nulla di lui, ma ricostruiamo la sua vita attraverso quelle voci registrate.

Attraverso le telefonate scopriamo che è il migliore capo mastro d’Inghilterra, il più preciso, il più pignolo. Conosce il calcestruzzo, diventato quasi un’ossessione, come una parte del suo corpo. Lo pompa con attenzione, nelle fondamenta dei palazzi che costruisce la sua azienda, che sono cosi alti da fare ombra sulla città. Controlla tutto: i blocchi delle strade da parte della polizia, le valvole delle pompe, le gallerie sotterranee. Ma alla vigilia di un evento importante, “la più grande colata di calcestruzzo dell’edilizia urbana londinese” da iniettare nelle fondamenta del palazzo che getterà un’ombra di un chilometro sulla città, decide che l’indomani non sarà in cantiere.

Sta guidando lontano dalla sua vita sicura ed agiata: da sua moglie, dai figli, dal suo lavoro. Dovrà fare circa un’ora e mezzo di strada verso un nuovo se stesso. In quei novanta minuti si libererà del cordone ombelicale (metaforico) che lo stringe da quando è nato come un cappio al collo. Proprio mentre in una sala parto lontana, una nuova vita sta combattendo con lo stesso problema.

Dini offre al pubblico uno spettacolo intenso. Diventa un prisma dalle mille sfaccettature. É un padre assente, poi amorevole, un collega scorbutico ma fidato, un amante di una sera, un marito appesantito dalla colpa di aver tradito e aver fatto un errore, ma pronto a prendersene la responsabilità, un figlio arrabbiato e poi capace di perdonare l’errore del padre. Nel piccolo spazio immaginato dell’auto, cambia voce, mimica, gestualità, registro.

Locke di Steven Knight Foto: Teatro Franco Parenti

Locke, il cordone ombelicale come cappio al collo

Ivan Locke sa che la mela non cade lontano dall’albero. Porta infatti con dolore, il marchio di suo padre stampato nell’anima, come un calcestruzzo debole e difettoso che può far crollare, improvvisamente, palazzi possenti.

Il suo viaggio è la sua grande rivoluzione contro l’adagio biblico “e le colpe dei padri ricadranno sui figli”. Perchè non è vero che i figli pagano le colpe dei padri. Vero è però che, senza consapevolezza, compiono i loro stessi errori e quindi su di loro ricadono le stesse colpe. Il viaggio di Locke è un tentativo doloroso di uscire dal tracciato genitoriale paterno e diventare un uomo libero. Mentre tutto il suo mondo si sgretola.

Ricordiamo che continua la stagione estiva 2020 nel bel Teatro Franco Parenti e nei suggestivi spazi dei Bagni Misteriosi e che è bellissimo tornare a teatro. Prossimamente, uno spettacolo sulla vecchia Milano, É una vita che sto qui, con Ivana Monti Amor y tango con Michele Placido.

 

 

INFO

Biglietteria
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Ufficio Stampa Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14 – 20135 Milano
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LOCKE – prima nazionale
di Steven Knight

regia Filippo Dini
con Filippo Dini

e le voci al telefono sono di (in ordine di apparizione):
Sara Bertelà – Bethan
Eva Cambiale – moglie di Gareth
Alberto Astorri – Donal
Emilia Piz – Lisa
Iacopo Ferro – Sean
Mattia Fabris – Gareth
Mariangela Granelli – Katrina
Valentina Cenni – sorella Margareth
Carlo Orlando – Davids
Giampiero Rappa – Dottor Gullu
Fabrizio Coniglio – Cassidy

scene e costumi Laura Benzi
luci Pasquale Mari
colonna sonora Michele Fiori (sistema audio in olofonia “HOLOS”)
regia del suono David Barittoni

aiuto regia Carlo Orlando

durata 75 minuti

produzione Teatro Franco Parenti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – Teatro Stabile di Torino

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