Winston vs. Churchill, ritratto frammentato di Churchill

Winston vs. Churchill, ritratto frammentato di Churchill
GIUSEPPE BATTISTON in
WINSTON vs CHURCHILL 


In Winston vs. Churchill, un uomo si muove all’interno di un cerchio delimitato dal fuoco, come un animale braccato, rabbioso, ringhioso. Un cerchio che ricorda il mondo e al contempo una gabbia.

Sembra combattere una guerra, l’ultima, la sua, quella contro se stesso, i suoi ricordi e le sue ombre.

É Winston Churchill, che Giuseppe Battiston interpreta magistralmente sino al 19 gennaio 2020 al Teatro Parenti di Milano. La regia di Paola Rota lascia spazio alla sua dirompente forza recitativa.

Lo troviamo, tra sigari ed alcool, su una poltrona in vestaglia da camera color rosso cardinalizio. 

È il colore che rappresenta l’eros e la passione carnale, ma anche il pericolo e la lotta politica. Quel rosso potente simbolo di forza, violenza e aggressività che rievoca guerra e sangue.

Come quello dei soldati morti nel 1915 nello stretto dei Dardanelli durante la campagna di Gallipoli da lui ideata e passata alla storia come uno dei peggiori disastri degli alleati nella Prima Guerra Mondiale. O quello di sua figlia morta suicida. Su queste mani, torna a ripetere spesso, c’è più sangue che colore.

Sullo sfondo di note musicali quasi assordanti dell’epoca, tra il fumo del suo sigaro e il chiaro scuro della luce, Battiston rievoca i discorsi alla radio inglese per infondere coraggio al suo popolo, cui aveva promesso lacrime e sangue per vincere la tirannia di Hitler; le telefonate con Stalin e Roosevelt; il padre ingombrante, che non aveva mai creduto in lui. Passa dall’ironia, al cinismo, alla depressione, il “cane nero” che lo ha accompagnato fin dall’infanzia. 

Ne risulta una figura piena di contraddizioni: opportunista, figlio incompreso, falso, furbetto, indomabile, autentico, misogino, cinico, pieno di eccessi.

Il testo di Winston vs. Churchill, di Carlo G. Gabardini
e, è però solo un insieme frammentato e poco incisivo della vita leggendaria politica e non, del politico britannico sullo sfondo dell’Europa in guerra. Non si evince infatti nessun intento di ricostruzione storica o biografica, quanto piuttosto quello di offrire materia di recitazione a Battiston.

Che ci dà una splendida prova di attore tra battute taglienti, sarcasmo e fisicità. “Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre; un politico deve saper prevedere quello che succederà in futuro e poi saper spiegare perchè non è successo tutto quello che aveva previsto.”

Sul palco insieme a lui c’è  Lucienne Perreca, l’infermiera che lo assiste, ora che la dipendenza da alcool, anfetamine, sigari cubani e fantasmi, minano la sua salute. Insieme duettano in maniera talvolta civettuola, talaltra fintamente antagonista. Mentre lui coltiva “la speranza di essere immortale”.

In Winston vs. Churchill, Battiston domina la scena e la platea gremita risponde con applausi; ma lo spettacolo, per noi, resta in superficie. Ps Anche se crediamo in ciò che Churchill ci ha detto: “Meglio fare le notizie che riceverle, meglio essere un attore che un critico”.

Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14, Milano

Biglietteria:via Pier Lombardo 14
02 59995206
[email protected]

8 – 19 gen. | Sala Grande

Winston vs. Churchill

da Churchill, il vizio della democrazia di Carlo G. Gabardini
con Giuseppe Battiston
e con Lucienne Perreca
regia Paola Rota
scene Nicolas Bovey
costumi Ursula Patzak
luci Andrea Violato
suono e musica Angelo Longo

produzione Nuovo Teatro

Durata 1h15

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