La scuola delle mogli all’Eliseo: Quando l’Uomo fa, la Donna disfa

La scuola delle mogli all’Eliseo: Quando l’Uomo fa, la Donna disfa
La scuola delle mogli (Fonte: Teatro Eliseo)

La recensione de La scuola delle mogli

Ecco a voi una Guida per lo Scapolo Prudente, ovvero tutto ciò che un celibe di belle speranze e adeguata ricchezza può organizzare per garantirsi un sereno matrimonio, al riparo da brutte sorprese, infedeltà, litigi, disobbedienze varie della malcapitata di turno.

Rappresentata per la prima volta nel 1662 a Parigi, scritta con una vena autobiografica dal grande Molière, e qui liberamente reinterpretata (con qualche differenza strutturale rispetto alla trama originale), la commedia racconta delle sfortunate vicende del previdente Arnolfo, che volendo mettersi al riparo da imprevisti coniugali, decide di ‘programmare’ le proprie future nozze coltivando la giovane Agnese, povera figlia di contadini, sprovvista di mezzi e di esperienza della vita, ma non di buon senso e buoni sentimenti.

Adottata la giovane, acquartierata (quasi reclusa) in un sobborgo discreto e fuori mano, sorvegliata da una coppia di servi un po’ scimuniti e abbastanza avidi, Arnoflo fa conto di proteggerla dalle insidie del mondo, e soprattutto di proteggersi da sorprese pre- e post-matrimoniali, smarcandosi così dal torneo di cornuti che, più o meno felicemente consapevoli, spopolano nella cerchia delle sue buone amicizie, in primis il mite Crisaldo, cui racconta i propri progetti, vantandosi per la propria lungimiranza.

La scuola delle mogli
Una foto di scena (Fonte: Teatro Eliseo)

Ovviamente la storia prende rapidamente una piega ben diversa da quella progettata da Arnolfo, perché il giovane Orazio, figlio d’un amico di vecchia data dello stesso Arnolfo, si innamora di Agnese, spalleggiato suo malgrado proprio dallo stesso Arnolfo, che finisce per diventarne il confessore sentimentale, sperando così di evitare il peggio intervenendo a spegnere o frustrare le mire sentimentali ed erotiche di Orazio su Agnese.

Ed è proprio Agnese, beata ingenuità, che renderà inevitabile il fallimento dei progetti di Arnolfo: ricco e razionale, ma troppo lontano dall’animo di Agnese per tenere testa alla passione che Orazio a saputo suscitare nella ragazza. A nulla serviranno le costrizioni, le minacce, la sorveglianza dei due servitori e in finale la ricchezza stessa di Arnolfo: ancorché Agnese sia ingenua (almeno inizialmente: ché poi sa trovare benissimo i giusti stratagemmi per eludere le costrizioni e i divieti di Arnolfo), la ragazza sa benissimo quel che vuole, e finisce per ottenerlo, alla luce del sole.

Raccontata in maniera giocosa e con toni a tratti surreali, letteralmente ruotando attorno alla scenografia girevole (l’appartamento di clausura di Agnese), più che l’originale duello tra gelosia e ragione, la commedia è un’ulteriore esemplificazione di quella “guerra dei sessi” (o dei generi, più correttamente), che vede miseramente fallire l’Uomo padrone e pianificatore, di fronte alla Donna astuta, intuitiva e volitiva. In una sorta di racconto morale rovesciato, in cui le tesi enunciate e ventate da Arnolfo sulla necessaria fedeltà, sull’onore, sulla rispettabilità sono in qualche modo travolte dalla libertà dell’amore e dei sentimenti, “La scuola delle Mogli” è in questo senso un racconto a tesi, dove però la tesi (Arnolfo) è contraddetta e negata dalla sua Antitesi (Agnese): nel carattere di lui e di lei, però, non tanto nei valori ostentati e dichiarati.

La scuola delle mogli
La scuola delle mogli (Fonte: Teatro Eliseo)

Perché in fondo Agnese non tradisce tanto Arnolfo, che lei considera ingenuamente solo un generoso protettore, quanto l’idea della Donna come proprietà e progetto dell’Uomo. Arrivando anche, a ben pensare, a suffragare la tesi stessa: perché lei sinceramente ama Orazio (abbondantemente riamata), e a lui deve fedeltà, tanto più che a lei Arnolfo non ha ovviamente fatto parola dei suoi piani.

La regia di Arturo Cirillo (che è anche Arnolfo) privilegia una comicità buffoncesca e rutilante, ben rappresentata dai due servi sciocchi (e crapuloni), dalla goffaggine di Crisaldo e anche dallo stesso personaggio di Arnolfo, che alterna i toni stentorei e trionfalistici, alle smorfie convulse punteggiate da qualche passo di danza., finendo per ricordare (chissà poi perché) i toni di certi film di Terry Gilliam (I banditi del tempo, del 1981 , o anche Le avventure del Barone di Munchausen, 1988).

Il tutto finisce a tratti per lasciare un po’ interdetti, un po’ sospesi tra la commedia e la farsa burlesca, mentre le scene (girevoli, con qualche fatica) si alternano come i quadri di un vecchio film muto.

Ottime interpretazioni comunque (anche se – come scritto – un po’ in cerca di una chiave definita) per Arturo Cirillo (Arnolfo), Valentina Picello (Agnese), Rosario Giglio (Crisaldo e il servo sciocco), Marta Pizzigallo (la serva) e Giacomo Vigentini (un appassionatissimo – e credibilissimo – Orazio). Bella anche l’idea della casetta girevole, magari un po’ minimalista come scenografia: si soffre un po’ per la mancanza di varietà. Menzion d’onore ai costumi, degni d’un cabaret d’altri tempi.   

Alcune informazioni su La scuola delle mogli

TITOLO: La scuola delle mogli
DRAMMATURGIA: Molière
REGIA: Arturo Cirillo
CON: Arturo Cirillo, Valentina Picello, Rosario Giglio, Marta Pizzigallo, Giacomo Vigentini
DOVE: Teatro Eliseo
QUANDO: dal 7 gennaio al 19 gennaio
ALTRE INFO E BIGLIETTI: Sito ufficiale del Teatro Eliseo

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