Falstaff e il suo Servo, al Teatro Argentina l’antieroe shakespeariano per eccellenza

Falstaff e il suo Servo, al Teatro Argentina l’antieroe shakespeariano per eccellenza
Falstaff e il suo servo al Teatro Argentina

La recensione di Falstaff e il suo Servo

In scena al Teatro Argentina, Falstaff e il suo servo, il nuovo spettacolo diretto da Antonio Calenda, che assieme a Nicola Fano rende omaggio ad uno dei personaggi più iconici e originali della produzione shakespeariana, John Falstaff, compagno di bravate del giovane principe di Galles e futuro re d’Inghilterra Enrico V.

Ottanta minuti nei quali Fano e Calenda propongono al pubblico una summa delle gesta (poco eroiche) di sir Falstaff, simpatico buontempone amante dei piaceri e della vita mondana, ripercorrendone le tappe di vita così come sono state raccontate da William Shakespeare ne Le allegre comari di Windsor e nel suo più celebre Enrico IV.

Una coppia inedita quella che prende forma in Falstaff e il suo Servo, che in un misto di comicità e nostalgia restituisce al pubblico l’immagine di uomo dissoluto, che cede sotto i duri colpi della vecchiaia, e del suo Servo, vero elemento originale della rappresentazione, voce della coscienza incarnata e alter-ego indiscusso del protagonista calendiano.

Falstaff e il suo servo
Foto di scena (Fonte: Teatro di Roma)

Su un fondale nudo e una scenografia spoglia, lo spettacolo deve moltissimo alla potente tenuta scenica di Franco Branciaroli (nei panni di Falstaff), al misterioso e critico Servo interpretato da Massimo De Francovich e alla versatilità dell’intero cast: Valentina Violo, Valentina D’Andrea, Alessio Esposito e Matteo Baronchelli, i quali arricchiscono magistralmente il palco e si rendono imprescindibili per la piena espressione dei due personaggi principali.

Unici oggetti di scena, una cassapanca, che all’occorrenza diviene cesto, armadio o tavolo, e un cavallo di legno, emblema di illusorietà e finzione, unico vero testimone di quello che sarà l’epilogo della storia, la morte ingrata di Falstaff.

L’uso delle luci gioca con colori e contrasti, arricchendo, assieme ad un ritornello musicale, una scena volutamente scarna, che ha per obiettivo quello di esaltare ogni dialogo e celebrare un Falstaff in perfetto stile shakespeariano, sospeso tra passato e presente, in bilico fra eccessi, sotterfugi e comici imprevisti.

Lo spettacolo si apre con uno spaccato tratto da Le allegre comari di Windsor, che vede entrare in scena un Falstaff nascosto in un cesto e per poco non gettato nel Tamigi, un altro camuffarsi da zia pur di scampare ai mariti della signora Page e della signora Ford, entrambe oggetto dei suoi recenti corteggiamenti. Lo spettacolo si realizza più pienamente però sulla base del dramma storico di Enrico IV che, dal furto alla locanda all’invio in guerra, ridisegna fedelmente l’immagine dell’uomo pavido e goffo descritto da Shakespeare, le cui disattente menzogne vengono prontamente smentite e le continue malefatte si rivelano malriuscite.

Al fianco di Falstaff, non solo le allegre comari e i rispettivi mariti, i vecchi compagni di bevute e i suoi servi più noti, ma un ulteriore Servo, ben più severo, voce narrante e primo giudice della condotta del suo padrone, nelle cui parole si ravviseranno spesso quelle del principe dell’opera originale.

Falstaff e il suo servo
Falstaff e il suo servo (Fonte: Teatro di Roma)

Se nell’Enrico V di Shakespeare è infatti l’assenza del dissoluto bevitore Falstaff ad essere particolarmente sofferta, nella rappresentazione di Calenda a venir meno è la figura del principe Enrico, sostituita abilmente da quella di un Servo che si afferma come la nemesi del protagonista e che rovescia completamente il rapporto servo-padrone. Pur sempre piegato al volere e ai capricci di Falstaff, il Servo di De Francovich si rivela così il più duro tra i suoi oppositori, mosso da un profondo disappunto e incline allo scherno, che diviso tra biasimo e rassegnazione accompagnerà lo spettatore attraverso gli ultimi giorni di vita di Falstaff, che come opera shakespeariana vuole morirà senza onori.

Questo il vero elemento di originalità della rappresentazione, un personaggio inedito che non solo sopperisce all’assenza del protagonista originale dell’opera, ma diviene una figura quasi complementare a quella del tragicomico Falstaff. Unica pecca, qualche perdita di pathos tra una scena e l’altra, che ha reso leggermente più lento l’andamento delle vicende rappresentate.

Nel complesso però, il Teatro Argentina inaugura l’anno con uno spettacolo molto valido, ricco di richiami shakespeariani (dalla scelta degli epiteti assegnati al protagonista ai dialoghi veri e propri dei personaggi) che elevano ulteriormente la qualità della rappresentazione.

Una reinterpretazione ben riuscita delle intenzioni di Shakespeare e una messa in scena dal gusto dolce-amaro, fondato sull’ambivalenza tra piacere e dovere, senno e indecenza, che esplora il profondo dell’animo umano attraverso un personaggio plasmato per rimanere sempre e solo in superficie.

 

Recensione a cura di Sara Ciancarelli

Alcune informazioni su Falstaff e il suo Servo

TITOLO: Falstaff e il suo Servo
DRAMMATURGIA: Nicola Fano e Antonio Calenda (da William Shakespeare)
REGIA: Antonio Calenda
CON: Franco Branciaroli, Massimo De Francovich
Valentina Violo, Valentina D’Andrea, Alessio Esposito, Matteo Baronchelli

DOVE: Teatro Argentina
QUANDO: dal 7 al 12 gennaio
ALTRE INFO E BIGLIETTI: Sito ufficiale del Teatro di Roma

 

 

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