Barbablù: la morte del femminile

Barbablù: la morte del femminile
Barbablù

Sino a domenica 24 novembre 2019, al Teatro Carcano di Milano è andata in scena la nuova produzione del Centro D’Arte Contemporanea Teatro Carcano: Barbablù.

Lo spettacolo sarà poi in tourneé in Sicilia.

Nella favola di Perrault, Barbablù è un signore ricco e potente, che con le sue ricchezze compra tutto, anche le mogli, che poi finisce per uccidere perchè gli disubbidiscono. Probabilmente si ispira ad un personaggio realmente esistito: Gilles de Rais, giustiziato nel 1440 a Nantes per aver torturato e violentato tanti bambini.

Sul palco del Carcano, la fiaba si trasforma in una narrazione scenica vibrante per la teatralità materica di Marco Incudine. Ma soprattutto in una riflessione sulla “cultura” che ammanta, come un velo lattiginoso, la violenza sulle donne per nascondere i rapporti di forza storicamente impari e discriminanti voluti dal patriarcato.

Perrault racconta “allegramente” Barbablù, non definendolo mostro dalla follia omicida. Anzi sembra perfino suggerire che la curiosità (femminile) è simile ad una belva pericolosa perchè si nutre delle debolezze, dubbi, incertezze delle donne costringendole a sbagliare e quindi a pagare con la loro morte.

Proprio come le moglie curiose di Barbablù. C’è una sorta di distorsione culturale che si è andata stratificando nei secoli e che permane ai giorni nostri: curiose di cosa? Di vedere, sapere, capire, esprimersi, sognare, sottraendosi cosi alla dipendenza/sottomissione del potere maschile e dall’isolamento in cui le vorrebbe il Barbablù di turno, anche oggi, nel XXI secolo.

La drammaturgia di Costanza Di Quattro è fuida, come delicata è la regia di Moni Ovadia, che lascia spazio all’energia da saltimbanco di Marco Incudine.

Lui è solo sul palco, su una scena in ombra, disseminata da oggetti: un libro, un manichino riccamente vestito, un altro riverso all’indietro, un trono. Ad ogni assassinio, qualcosa si tinge di rosso.

L’attore siciliano  è accompagnato dalle note suggestive del musicista  Antonio Vasta, che dedica ad ognuna delle mogli uccise da Barbablù, suoni diversi.

Perchè le sette mogli uccise dal ricco e potente nobile all’interno del suo castello, sono sette fanciulle diversissime tra loro, sette fiori colorati, recisi da un uomo incapace di amare, timoroso di deludere. Iris, Dalia, Rosa, Giacinta, Margherita, Viola, Erika vittime di un rapporto di totale dipendenza dall’uomo, nonostante la magnanimità apparente dello stesso.

Sta per uccidere anche l’ottava, per “punirla, educarla, salvarla da se stessa”, dopo che questa, disubbidendo, ha aperto l’unica cella, tra le 100 del castello, che Barbablù le aveva proibito di aprire.

La morte del femminile

Aprendola, lei vi trova i cadaveri delle precedenti mogli o forse, semplicemente, tutti i suoi sogni morti, i suoi anni persi, le aspirazioni svilite, le parti di sé cui ha dovuto rinunciare, per vivere in una ingannevole felicità. E si sveglia dal suo torpore, dal non aver voluto vedere. E si salva.

Barbablù è uno spettacolo bellissimo per tutti. Andatelo a vedere soprattutto con i vostri figli maschi, mariti, fratelli, padri, zii. Perchè Barbablù è sempre tra noi e vuole con la donna “nozze di morte”.

Teatro Carcano

Corso di Porta Romana, 63 20122 Milano 

[email protected] | www.teatrocarcano.com

Mario Incudine

BARBABLÙ di Costanza Di Quattro

Musiche Mario Incudine eseguite dal vivo da Antonio Vasta

Scene e costumi Elisa Savi |Luci Daniele Savi

Regia Moni Ovadia

Regista collaboratore Giampaolo Romania

Produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano in collaborazione con Teatro “Leonardo Sciascia” di Chiaramonte Gulfi (RG) |Teatro “Nino Martoglio” di Belpasso (CT) |Teatro Pubblico Ligure | Asc Production ׀ Videobank

Si ringraziano Marianella Bargilli, Roberta Caronia, Lella Costa, Mirella Mastronardi, Elisabetta Pozzi, Amanda Sandrelli, Silvia Siravo, Pamela Villoresi per aver prestato le voci alle donne di Barbablù

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