L’intensa ora di Orson Welles’ Roast

L’intensa ora di Orson Welles’ Roast

La recensione di Orson Welles’ Roast

Una scenografia spoglia, un solo attore e un monologo durato poco più di un’ora. Questo è Orson Welles’ Roast. Va aggiunto però un nome, che riesce a cambiare il colore e l’anima di questi elementi, quel nome è Giuseppe Battiston. Non è un caso che l’intero teatro Ambra Jovinelli abbia applaudito non appena l’attore ha fatto il suo ingresso in scena, riempendola. La sua presenza e il fumo di un sigaro sono bastati a dare al personaggio un carattere subito chiaro, da subito netto.

Inizia piano, il monologo. Seppur mantenendo quasi sempre una sua linearità è impossibile non voler sapere di più sulla vita del regista, e non solo, Orson Welles. Anche gli aneddoti che conosciamo già, come il brutto scherzo che nel 1938 tirò Welles ai suoi radioascoltatori simulando un’invasione alinea, non possono annoiare, anzi, vorremmo che ogni singolo episodio non finisse di essere narrato, perché Battiston gli dà un’anima scura che non ci sazia mai del tutto.

Sentir parlare Orson Welles di teatro, immagine, arte oltre che di cinema e sentire i racconti della sua vita così particolare e intensa con la voce e l’interpretazione di Battiston, è un qualcosa che merita di essere vissuto e visto.

Vedremo un uomo allo scoperto, crudo e diretto. Cinico, ironico, sincero e superbo. A volte arrabbiato, altre sereno. Un uomo, un genio che ha segnato la storia dell’arte lasciando un’impronta nel mondo.

Orson Welles’ Roast sarà godibile fino al 10 novembre

Teatro Jovinelli

Regia di Michele De Vita Conti

Con Giuseppe Battiston

Scritto da Giuseppe Battiston e Michele De Vita Conti

Musiche originali di Riccardo Sala

Dal martedì al sabato ore 21:00 – domenica ore 17:00

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