Se Questo È Un Uomo: ogni straniero è nemico può produrre Lager

Se Questo È Un Uomo: ogni straniero è nemico può produrre Lager
Se Questo È Un Uomo

Se Questo È Un Uomo è il libro di Primo Levi, che ha narrato, con la misura del classico, la sorte degli umiliati e offesi, dei sommersi e salvati, di chi muore per un si o per un no all’interno dei Lager nazisti. É restituito in una condensazione scenica omonima a cura di Domenico Scarpa e Valter Malosti, al Teatro Franco Parenti di Milano sino al 20 ottobre 2019.

La scena, di Margherita Palli, è grigia; il pavimento scosceso sembra già rotolare verso “ il fondo”. Pare lastricato di pezzi di convogli blindati, quelli che portavano gli ebrei al Lager, il fondo, appunto, oltre l’umano. Luci ed ombre si susseguono.

Se Questo È Un Uomo, di Valter Malosti, prova d’attore straordinaria, non è solo il racconto di quello che è stato, ma un monito per i nostri tempi randagi, urlanti, pronti ad additare “stranieri”. Il lager, ci ricorda Levi è “ il prodotto di una concezione del mondo, quella basata sul pensiero che ogni straniero è nemico, portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza”. Finchè la concezione dello straniero/nemico sussiste, le conseguenze ci minacciano e le testimonianze dei Lager dovrebbero essere sentite come segnali di pericolo.

Valter Malosti racconta in prima persona, quei mesi di prigionia nel Lager, dove “l’uomo è solo e la lotta per la vita si riduce al suo meccanismo primordiale”.

Lo fa con toni a volte sommessi per la vergogna subita, ma anche per quella del giusto, che resta sgomento nel vedere come quel tipo di offesa sia stata introdotta nel mondo; commossi, quando ricorda Lorenzo, non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avergli costantemente ricordato, col suo modo di essere buono, che ancora esisteva una umanità, un modo giusto. Lorenzo è l’uomo forte e mite, contro cui si spuntano “le armi della notte”. Usa toni rabbiosi, quando racconta del vecchio Kuhn che ringrazia Dio per non essere stato selezionato quella mattina per il crematorio. Se io fossi Dio, ci dice Levi, sputerei a terra la preghiera di Kuhn, perchè nessun atto umano potrà mai risanare l’abominio.

Il pubblico percepisce anche quel fremito umano, quella spinta al riscatto per restare “uomini” quando declama il canto di Dante e scandisce, come uno squillo di tromba, come la voce di Dio: “considerate la vostra semenza, fatte non foste a vivere come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.

Ogni tanto appaiono sul palco ombre trasfigurate, traballanti: una donna, “dagli occhi vuoti e freddo il grembo” ed un uomo che “non conosce pace, che lotta per mezzo pane”. Talvolta immagini sullo sfondo illuminano di luce cupa il palco. Cori, per la verità un po’ urlanti, inframezzano la narrazione.

Se Questo È Un Uomo, è uno spettacolo per tutti: qualcuno ritroverà parole conosciute, altri le stesse, ma cambiate dalle loro esperienze. I giovani troveranno parole nuove e dovranno custodirle, farle loro. Spero vivamente che in qualcuno nasca il desiderio di visitare un Lager nazista; un obbligo a mio avviso, per ogni cittadino occidentale. Perchè sia chiaro come simili inferni siano costruiti con lentezza, all’interno di una società che vede, tra  la compiacenza,  il sadismo, l’arrivismo di alcuni e l’indifferenza di molti.

 

Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo 14 – 20135 Milano

Biglietteria, via Pier Lombardo 14
02 59995206 [email protected]

Se Questo È Un Uomo

dall’opera di Primo Levi (Giulio Einaudi editore)

Condensazione scenica a cura di Domenico Scarpa e Valter Malosti

Uno spettacolo di Valter Malosti

Scene Margherita Palli

Luci Cesare Accetta

Costumi Gianluca Sbicca

Progetto sonoro G.U.P. Alcaro

Tre madrigali (dall’opera poetica di Primo Levi) Carlo Boccadoro

Video Luca Brinchi, Daniele Spanò

In scena Valter Malosti

e Antonio Bertusi, Camilla Sandri

Scelte musicali Valter Malosti / Musiche di Joren Ambarchi, Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Cracow Kletzmer Band, Morton Feldman, Alexander Knaifel, Witold Lutoslawski, Oy Division, Arvo Pärt, Franz Schubert, John Zorn/ madrigali eseguiti e registrati dai solisti dell’Erato Choir: soprani Karin Selvae Caterina Iora, contralto Giulia Beatini, tenori Massimo Lombardie Stefano Gambarino, bassi Cristian Chiggiatoe Renato Cadel-direzione musicale Massimo Lombardie Dario Ribechi

TPE – Teatro Piemonte Europa / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Progetto realizzato in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi, Polo del ‘900 e Giulio Einaudi editore in occasione del 100° anniversario dalla nascita di Primo Levi (1919 – 1987).

Durata: 1 ora e 50 minuti

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