‘Santo Piacere, Dio è contento quando godo’; il sesso e il suo retaggio

‘Santo Piacere, Dio è contento quando godo’; il sesso e il suo retaggio

Sfacciato, armonioso e divertente; Giovanni Scifoni si presenta con questi tratti somatici davanti al pubblico del Teatro Sala Umberto di Roma  per la seconda stagione del suo spettacolo. Il sipario si spalanca su un trittico scenografico di enorme impatto visivo, il quale fa immediatamente riflettere in merito alla possibile rotta dello spettacolo: sulla sinistra scenica un cumulo di libri ammassato in precario equilibrio, al centro un letto matrimoniale e sulla destra una grande croce, attorniata da oggetti e cianfrusaglie varie. Una scenografia simbolica ed evocativa: la pulsione della carne, la ragione e il dogma, elementi che si intrecciano rumorosamente nella natura di ogni essere umano sin dagli albori. Giovanni Scifoni si esalta, si confronta e si mette in discussione in un intenso monologo sul ruolo del sesso nella vita di ogni essere umano, sfruttando la sua esistenza come modello per chiunque si sia confrontato almeno una volta con la dicotomia tra la carne e lo spirito. Attraverso il suo percorso umano Scifoni gioca con il pubblico, interagisce e offre innumerevoli spunti di riflessione. Il sesso è da sempre parte integrante della vita, l’intera società progredisce ed evolve in funzione di esso. Tutto nella natura richiama all’istinto primario dell’accoppiamento, lo insegnano i grandi maestri e filosofi del passato, gli eminenti anacoreti, i santi.

 

Oggi come ieri la società bombarda l’uomo con sottili riferimenti sessuali, dagli spot televisivi ai cartoni per ragazzi; un mescolamento continuo e insistente, che il più delle volte mette in crisi, sconvolge la mente al cospetto di qualcosa di più imponente e supremo, la fede. Alzi la mano chi non è andato in crisi spirituale per colpa del sesso? Perché il sesso reca con sé il piacere, ma il piacere carnale non è contemplato secondo la catechesi cattolica. Come può avvenire che qualcosa di così sublime come il massimo godimento del corpo rechi allo stesso tempo un danno alla propria anima? Il piacere viene da Dio, Egli stesso lo ha donato all’uomo, perché dunque imporne la privazione? Con assoluta intelligenza Giovanni Scifoni racconta il suo percorso esistenziale, dall’infanzia all’età adulta, in un collage di esperienze e di prese di coscienza; dall’ingenuità della prima confessione, alle crisi di coppia tra marito e moglie. Personaggi agli antipodi si manifestano attraverso il corpo e la voce del protagonista, il quale richiama a sé ricordi e nostalgie legate al sesso nel corso degli anni. Il buon Don Mauro, prete di provincia con poca cultura e un cuore enorme, è spalleggiato da Rashid, pizzaiolo islamico dai modi sbrigativi e dalla grande cultura. Entrambi si prodigheranno come guide spirituali per Giovannino, intimorito tanto da bambino quanto da adulto, ingenuo e curioso e sempre con il naso all’insù in attesa di risposte dall’unico elemento universale concretamente in grado di poterne offrire.

Scifoni sul palco è un carro armato di puro talento, un irresistibile prestigiatore della scena, capace di perseguire con attenta lucidità un percorso fatto di cambi vocali, fisici ed emotivi, tutto secondo uno schema registico perfetto, ma visionario, mai sopra le righe e onorevolmente ricamato. Vincenzo Incenzo si assume la bega di domare e controllare il suo attore, perché non esca dal recinto della propria fantasia e il risultato è eclatante. Giovanni Scifoni è un mattatore assoluto, in grado di regalare sorrisi e spensieratezza senza mai offendere nessuno, dall’ateo al credente incallito. La sua ironia non è mai fine a se stessa, ma frutto di interrogativi concreti e legittimi e principi imprescindibili della crescita umana. In un’intervista al quotidiano Leggo, Giovanni Scifoni usò queste parole:

“Mi mette in crisi il mio individualismo, la mia corporeità, i miei limiti, il mio essere peccatore, la mia sessualità, non riesco a essere quello che vorrei, un santo. Mi piace invece pensare che non c’è bisogno di essere un santo perché vedo Dio incarnato in persone che compiono gesti d’amore. Se hai fede, con Dio non ti sentirai mai solo…”.

Parole pregne di rispetto verso la propria fede, la condizione di uomo e verso la natura delle cose. Sono queste le premesse che si concretizzano sul palcoscenico con questo spettacolo, saporito di naturale e innocente contraddizione umana.

In scena al Teatro Sala Umberto di Roma dall’8 ottobre fino al 27 ottobre.

SANTO PIACERE, DIO È CONTENTO QUANDO GODO

di Giovanni Scifoni

scritto da Giovanni Scifoni

supervisione artistica Daniele Monterosi

danzatrice Anissa Bertacchini

Regia di VINCENZO INCENZO

Produzione di OTI OFFICINE DEL TEATRO ITALIANO

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