La Lettera di Paolo Nani

La Lettera di Paolo Nani
https://www.teatrostabiletorino.it/portfolio-items/la-lettera-2-7-apr-2019/

Le sorprese spesso fanno un po’ paura: andare verso qualcosa che non si conosce, che è del tutto ignoto o che ha dei contorni molto vaghi, che ha un suo fascino proprio perché avvolto da una nebbia fumosa, è prova di grande coraggio.

Anche quando ci si dedica a qualcosa che si ama, che sia un hobby o un lavoro o una propria passione, l’ignoto attira nella misura in cui rientra comunque nei confini dei propri interessi: un esempio pratico può essere rappresentato da uno spettacolo di teatro come “La Lettera”, in scena al Gobetti di Torino fino a domenica 7 aprile, che rappresenta un qualcosa di difficile da descrivere.

Proprio per questa sua difficoltà intrinseca, non serve cercare la trama di questa ora e mezza di puro intrattenimento, perché lo spettacolo a cui si assiste non rientra in una categoria ben definita: non è un dramma, non è una tragedia, non è un musical, non è un commedia, ma è tutto questo insieme e molto altro.

Non ci sono parole (o meglio, pochissime e ridotte all’osso), ma soltanto molti suoni gutturali che riescono però allo stesso tempo a riempire i silenzi in maniera dirompente. Lo spettacolo inizia e negli sguardi degli spettatori si legge un po’ di curiosità, un po’ di timore e infine un sorriso. Perché Paolo Nani, con la sua mimica facciale, i suoi versi che partono dalla pancia e con il gesticolare secondo i ritmi scenici perfettamente cadenzati, fa ridere il pubblico per l’intera durata dello spettacolo.

La stessa azione, ovvero la scrittura di una lettera accompagnata da quello che sembra essere un pessimo vino, ripetuta una decina di volte, ognuna delle quali presenta delle sfumature diverse: la versione western, la versione senza mani (che raggiunge picchi esilaranti e di bravura mai visti), la versione volgare che rischia di far storcere il naso ai più (ma che nella realtà dei fatti non si discosta poi troppo da quello che è l’atteggiamento di alcune persone nella vita reale), la versione che rappresenta la pigrizia in cui appare una sbuffo di fumo di sigaretta, la versione ubriaco che porta l’attore a coinvolgere direttamente il suo pubblico: scegliendo a caso tra le prime file, due persone vengono coinvolte (sempre nel più rispettoso dei silenzi, fatti solamente di suoni) in questa piccola storia, dove il protagonista tenta di scrivere una lettera nel pieno dell’ubriachezza più molesta.

Da sottolineare non soltanto la bravura di Paolo Nani, ma anche la sua volontà di cercare di intrattenere il suo pubblico anche nel momento in cui lo spettacolo sta terminando: incuriosito dalle reazioni che può (o non può) aver scatenato in chi lo ha ascoltato e osservato per un’ora e mezza, l’attore chiacchiera con il pubblico, raccontando l’esegesi di questo spettacolo. Racconta di come questo sia nato da un’idea semplice (come spesso accade per la cose poi più particolari), che nonostante lo abbia già portato in tantissimi Paesi europei e non solo, ogni sera il modo in cui esegue sempre la stessa azione, cambia.

Come cambiano le reazioni del suo pubblico, perché è pur sempre vero che il mondo è bello perché vario e dunque siamo tutti diversi, quindi anche le nostre reazioni sono differenti, ma una costante che indubbiamente Paolo Nani sa di scatenare con il suo spettacolo è la sorpresa che prende forma dall’ignoto. Lo spettacolo, benché agli occhi di molti completamente sconosciuto, prende forma e si costruisce unendo le forze che l’attore mette tutte sul palcoscenico insieme a quelle che il pubblico usa e scatena per meraviglia e passione. 

Rebecca Cauda

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