La tragedia del vendicatore, l’azione senza logos

La tragedia del vendicatore, l’azione senza logos
La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton drammaturgia e regia Declan Donnellan versione italiana Stefano Massini scene e costumi Nick Ormerod luci Judith Greenwood, Claudio De Pace musiche originali Gianluca Misiti con Ivan Alovisio, Alessandro Bandini, Marco Brinzi, Fausto Cabra, Martin Ilunga Chishimba, Christian Di Filippo, Raffaele Esposito, Ruggero Franceschini, Pia Lanciotti, Errico Liguori, Marta Malvestiti, David Meden, Massimiliano Speziani, Beatrice Vecchione regista assistente Francesco Bianchi collaboratore movimenti di scena Alessio Romano coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa | ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione. Foto © Masiar Pasquali

Nel buio della notte, il Faust di Goethe, alla ricerca di un’ispirazione, legge le parole dell’apostolo Giovanni: «in principio era il Verbo (logos)». Ma non è troppo convinto che la parola abbia tanto valore e si sforza di trovare un inizio diverso. Cosa poteva esserci all’inizio? Pensiero? Energia? No, si dice Faust, è l’azione nel suo farsi dinamico.

Ma il logos è anche ordine, relazione tra le cose e senza di esso, l’azione diventa senza pensiero e sfocia in un fare astratto e indeterminato. É questa la Tragedia del Vendicatore, di Thomas Middleton ( Inghilterra 1580-1627): l’azione, la vendetta che, dettata da passionalità istintiva, travolge freneticamente e suo malgrado, le esistenze.

L’inglese Declan Donnellan, uno dei più grandi registi europei, Leone d’Oro alla carriera, l’ha scelta per la sua prima produzione al Piccolo di Milano e in Italia dal 9 ottobre al 16 novembre 2018.

Ha lavorato con 14 giovani attori italiani superando il limite della conoscenza tecnica delle singole parole per abbracciare il linguaggio del Teatro nella sua interezza, quello che va oltre la parola e si fa respiro, movimento.

E di movimento sul palco, ce n’è tanto. Gli attori entrano ballando, in abiti contemporanei. Sullo sfondo grosse porte chiuse dipinte di rosso, presagio di morte. Ogni personaggio ha un nome equivalente al suo ruolo: Castizia è casta, Gloriana è pura e piena di gloria, Spurio è il figlio bastardo del Duca, Vindice è il vendicatore, etc. Dovrebbero essere tutti ingranaggi prestabiliti di un meccanismo, ma qualcosa si inceppa, come ci ricordano i rumori simili a quelli di un movimento meccanico difettoso, bloccato, cardini di una pesante porta di ferro che si chiude, sbarrando l’uscita alternativa.

La storia, per sfuggire alla censura dell’epoca che non ammetteva critiche alla corte inglese puritana, è ambientata in una corte rinascimentale italiana, cattolica e quindi nido di corruzione e lussuria. Il Duca libertino, uccide una giovane casta che resiste alle sue bramosie. Il futuro sposo di lei, medita vendetta contro il Duca. Vendicherò, dice, quel che vendetta esige; ma finisce poi con lo sterminare l’intera famiglia ducale, complici, l’odio, la bramosia, la lussuria, l’invidia dei suoi componenti. Nessuno comunica, tutto e falsità, finzione.

L’eruzione generale di violenza degenera in un bagno di sangue durante il ballo per l’elezione del nuovo Duca, dove tutti periscono, finanche il vendicatore; quasi che, laddove non ci sia posto per il “logos” e quindi non ci sia comunicazione, resti spazio solo per la violenza.

Secoli dopo, Ionesco fa quasi terminare la Cantatrice Calva con frasi vuote sempre più brevi, che scivolano in suoni onomatopeici privi di significato. Poco dopo, i personaggi in scena, cominciano ad urlare come delle bestie violente, prima che il buio invada la scena e le due coppie si scambino i ruoli.

La tragedia del vendicatore  non narra di grandi gesta, ne pone “dilemmi amletici”; racconta della dannazione di un’anima vendicativa e di corruzione, abusi di potere, lussuria, ingordigia a corte. Ma non pensate ai toni tragici della tragedia. I registri sono molteplici: grottesco, farsa, morality play, derisione, danza macabra e burlesque. Perchè in fondo, cosa c’è di più assurdamente esilarante di piccoli uomini imperfetti e finiti che aspirano ad una divina infinitezza?

Lo spettacolo è incisivo, pieno di energia e muove al riso. Resta l’attualità del testo e delle situazioni.

La tragedia del vendicatore,  in italiano, sarà sovratitolato in inglese nelle recite del 9, 13, 17, 20, 27 ottobre e 3, 10 novembre. Sovratitoli a cura di Prescott Studio. Dopo Milano,

Gli incontri al Chiostro di via Rovello

Venerdì 5 ottobre, ore 17

Incontro con Declan Donnellan
modera Francesco Bianchi, introduce Anna Piletti

Martedì 9 ottobre, ore 17
Thomas Middleton: quattro secoli di silenzio
con Daniela Guardamagna, introduce Anna Piletti

Giovedì 18 ottobre, ore 17
Incontro con la compagnia dello spettacolo

Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 9 ottobre al 16 novembre 2018

La tragedia del vendicatore

di Thomas Middleton

drammaturgia e regia Declan Donnellan

versione italiana Stefano Massini

scene e costumi Nick Ormerod

luci Judith Greenwood, Claudio De Pace

musiche Gianluca Misiti

personaggi ed interpreti (in ordine alfabetico)

Ivan Alovisio Lussurioso

Alessandro Bandini Junior

Marco Brinzi operatore TV / giudice / guardia

Fausto Cabra Vindice

Martin Ilunga Chishimba operatore TV / guardia

Christian Di Filippo Supervacuo

Raffaele Esposito Ippolito

Ruggero Franceschini operatore TV / vescovo / guardia

Pia Lanciotti Duchessa / Graziana

Errico Liguori Spurio

Marta Malvestiti Castiza

David Meden Ambizioso

Massimiliano Speziani Duca

Beatrice Vecchione operatore TV / medico / guardia

coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione

foto di scena Masiar Pasquali

 

La tournée

Torino, Fonderie Limone – dal 20 al 25 novembre 2018

Lugano, LuganoInScena – 29 e 30 novembre

Pavia, Teatro Fraschini – dal 6 all’8 dicembre

Firenze, Teatro della Pergola – dal 12 al 16 dicembre

Bologna, Arena del Sole – dal 10 al 13 gennaio

Modena, Teatro Storchi – dal 17 al 20 gennaio

Roma, Teatro Argentina – dal 23 gennaio al 3 febbraio

Pordenone, Teatro verdi – 7 e 8 febbraio 2019

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