Andrea Larossa, ballerino e coreografo tra Italia ed estero: “La danza è uno dei migliori mezzi che abbiamo”

Andrea Larossa, ballerino e coreografo tra Italia ed estero: “La danza è uno dei migliori mezzi che abbiamo”

Andrea Larossa è tra i più giovani promettenti ballerini e coreografi che abbiamo in Italia, a 26 anni ha raggiunto un curriculum di grande rispetto con esperienze tra Italia e all’Estero con artisti come Ricky Martin, Clean Bandit, Bob Sinclair, Will I Am e coreografo-ballerino per il programma Dance Dance Dance Italia e la versione olandese.

Ma non solo, Andrea è stato assistente coreografo e ballerino del Laura Pausini Simili Tour negli stadi e prossimamente sarà nel cast del nuovo film di Alessandro Siani.

Lo abbiamo intervistato per conoscere più da vicino il suo percorso.

Ciao Andrea, 
Da quello che ci ha detto, quello che ha fatto scattare la scintilla verso il mondo della danza è Michael Jackson. Cosa ti ha affascinato di più?

Ricordo quando all’età di 5/6 anni, spendevo tutto il pomeriggio a guardare la videocassetta del concerto di MJ a Bucarest nel 1992, e cercavo di emulare ogni suo passo alla perfezione. Da lì nacque la mia devozione al king del pop, colui che nella sua carriera stravolse totalmente l’idea e il prototipo di superstar. Quello che sempre mi ha affascinato di Michael era la sua capacità di poter far sognare ad occhi aperti milioni di fans, con canzoni e videoclip, che nonostante ormai datati, sono tutt’ora odierni e avvolte sembrano anche venire dal futuro. Crescendo ho imparato anche ad apprezzare il significato di ogni sua canzone, che dietro ad un sound pazzesco nasconde profondi messaggi di bene verso l’umanità, da lui sempre difesa. E per ultimo ma non per importanza, la sua maestosità nel ballare e performare su un palco, che a mio avviso è, e rimarrà unica nel suo genere nei secoli avvenire.

Quando ti sei reso di conto di voler fare sul serio e di intraprendere questa carriera?

C’è stato un momento, esattamente verso la fine del liceo, quando tutti erano presi dal dilemma esistenziale “è meglio diventare avvocato oppure ingegneri?” io non avevo dubbi. Sono sempre stato affascinato da tutto ciò che riguardasse l’arte e la danza, sapendo che un giorno sarei diventato quello che ho sempre ammirato. Ma la conferma l’ho avuta col mio primo lavoro al fianco di Lorella Cuccarini nel programma “Domenica in…onda” con le coreografie di Luca Tommasini.

Poi è arrivato il momento dei provini, ti ricordi il tuo primo?

Poco dopo la maturità venni a conoscenza di un audizione per uno nuovo show firmato Disney prodotto dal MAS. Cercavano ballerini dal look giovane. Fu proprio quello il mio primo provino. Ricordo ogni singolo istante di quella giornata, dalla prima coreografia imparata in una sala piena zeppa di aspiranti ballerini, all’ultimo step dell’audizione, dove dovevi improvvisare e mostrare il meglio di te stesso. Arrivando alla fine quando in fila, con i pochi rimanenti, ti dicono se sei stato scelto, ed io ebbi la fortuna di entrare a far parte del cast artistico.

Nella tua esperienza hai ballato per artisti come Ricky Martin, Clean Bandit, Bob Sinclair, Will I Am e molti altri, ma sei stato anche assistente coreografo per il Laura Pausini Simili Tour negli stadi, com’è stato ballare di fronte a 50.000 persone?

È una di quelle esperienze che non ti scorderai per il resto della tua vita. Ballare al fianco di un’artista di livello internazionale, nel suo concerto a Milano, in uno degli stadi più grandi d’Europa, stracolmo di fans che urlano e battono le mani per lei e per il suo show; ti fa sentire parte di qualcosa che va al di la della semplice performance. Sei parte di un qualcosa che rimarrà nella memoria di tante persone.

Poi sei partito per l’Olanda, ballerino per Dance Dance Dance, come ti sei trovato in quest’esperienza fuori dall’Italia? 

Avevo 22 anni e per me è stata una delle più grandi opportunità che mi fossero mai state date; un programma bellissimo ed una produzione seria che ha trattato tutti noi ballerini al meglio, dal primo all’ultimo giorno. Una delle cose che ho trovato diverso e che differenzia “in negativo” il mio paese dagli altri, altri, in questo caso l’Olanda, è l’idea che la gente ha del mestiere del ballerino. Spesso e volentieri mi capita di spiegare il mio lavoro a persone che lo ritengono un hobby o un passatempo. In Italia, ad esempio, l’insegnante di danza è un lavoratore mentre il ballerino non è visto come tale. Forse è questa l’amara realtà che ci distingue a noi italiani dal resto del mondo dove tutelare l’arte e gli artisti non è un trattamento speciale ma una regola.


Il ricordo più significativo che hai della danza.

Ero a Parigi e vidi uno spettacolo chiamato “Freaky Art Show” interamente dedicato alla raccolta fondi per la fondazione Lupus Francia. In questo spettacolo gruppi di ragazzi o solisti, si esibivano e mostravano le loro creazioni. Rimasi colpito dalla forza che la danza ebbe in questo spettacolo, riuscendo a riunire persone e metterle difronte ad un tema non semplice, ma il tutto senza essere pesante e opprimente. Anzi il contrario in un ambiente di felicità e meritocrazia. La danza è uno dei migliori mezzi che abbiamo a nostra disposizione, una sorta di lingua universale, che dobbiamo usare al nostro meglio.


Progetti futuri?

Sogno di trasferirmi in America per coronare l’obbiettivo di lavorare con tutti i grandi artisti che seguo da quando sono piccolo. Ho sempre cercato di non dare limiti ai sogni. Ci sto lavorando e sono positivo perché diciamo che mi piace vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto. Ma nel mentre posso solo dirvi che farò parte del prossimo film di Alessandro Siani, sarà un film strepitoso.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook