Pueblo, i morti che tornano come pioggia tra i vivi

Pueblo, i morti che tornano come pioggia tra i vivi

Quando Ascanio Celestini, in Pueblo, sul palco del Teatro Franco Parenti di Milano sino al 29 aprile 2018, comincia a parlare, lo fa senza interruzione. Ed è come se le sue parole  si condensassero in nubi, pronte a ricadere sotto forma di pioggia per spandersi nuovamente nel mondo.

Proprio come la pioggia degli indiani, quella che, ci racconta Celestini, da loro invocata, scende sulla terra per riportare i morti, che tornano cosi a mescolarsi con i vivi, in un continuo ciclo vitale.

Pueblo è una grande storia di gente dimenticata, che Celestini ci narra immaginandosela un pò,  come fanno i poeti. É accompagnato in scena da Gianluca Casadei, che si intravede attraverso tende chiuse di una grande finestra, suonare la fisarmonica. 

Ecco che la giovane cassiera si trasforma in una regina. I clienti sono sudditi che la omaggiano di regali deponendoli alla cassa. Da vera regina non lascia trasparire nulla dei suoi problemi, della vita difficile con l’anziana madre, che prima parlava tanto ed ora guarda in silenzio la tv e cucina solo zuppe liofilizzate, dei 35 metri quadrati di casa, del padre morto, il suo fantasma tascabile che l’aspetta ogni sera alla chiusura del supermercato.

Lei tratta con benevolenza tutti, non fa differenza. Neanche quando arriva la barbona. Si chiama Domenica e raccoglie quello che gli altri buttano. É una cosa bella, gli ha detto Said che fa il magazziniere nel magazzino li vicino, fai tornare a vivere gli oggetti una seconda volta. Si sono innamorati e tra le sue braccia lei dimentica persino lo zingaro, quello che a otto anni fumava e le ha insegnato a rubare.

Una notte Said la porta nel magazzino. Ci trova tanti volti, tanti corpi, tanti bambini. Tutti con uno stesso nome, perchè i morti in fondo al mediterraneo non hanno più nome. Poi Said, che spende tutto nelle slot machines, perde il lavoro e senza permesso di soggiorno, perde anche l’Italia. Tornerò, le ha detto, ma non è più tornato. E lei continua a vivere la sua misera esistenza aspettando il prodigio. Che arriva.

Stiamo arrivando alla fine dello spettacolo. Lo si capisce perchè cominciamo a capire che la storia è vera. Che da narrazione a tratti fantastica, diventa realtà, quella che ci ostiniamo a non vedere, con la barbona che muore per strada e che per due ore resta li, perchè nessuno la vuole toccare.

Nessuno sa della sua vita, né vuole conoscerla. Come nessuno vuole conoscere come si lavori nel magazzino, chi sia lo zingaro, chi sia Said.

E forse sono davvero i morti, come presso gli indiani, che tornano fra noi vivi per svegliarci, per obbligarci ad aprire le tende delle nostre finestre, dei nostri occhi, dei nostri cuori.

Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo 14 – 20135 Milano

Biglietteria: 02 59995206 [email protected]

Biglietti : intero: I e II settore 30€; III settore 23,50€
convenzioni > 21€ over 65/ under 26 > 18€ + diritti di prevendita

24 – 29 aprile 2018

Pueblo

di e con Ascanio Celestini
musiche Gianluca Casadei | voce Ettore Celestini | suono Andrea Pesce | luci Danilo Sacco
organizzazione Sara Severoni | immagine Riccardo Manelli


produzione Fabbrica srl

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