Constanza Zimmer – Il concertino

Constanza Zimmer – Il concertino
Constanza Zimmer, foto di gruppo

Genio e follia sotto lo stesso tetto

Roma, 18 marzo 2018. Un appartamento in Via del Campo Boario, al cospetto della Piramide Cestia, si fa scenario di un evento che lambisce le alte vette del surrealismo artistico. Gli Artisti§Innocenti si esibiscono in uno degli episodi indipendenti, a cadenza variabile della performance ‘Constanza Zimmer – Pensionato Signorile in Piramide’. Un lavoro in cui la profonda e attenta ricerca del personaggio e delle sue infinite sfumature è favorita da un respiro corale. Ogni membro è indispensabile, ogni anima della compagnia si è entusiasmata per l’assemblaggio di questo progetto, simile ad una scacchiera in cui non esistono alfieri, cavalli, re e regine; bensì una potenza e un amore collettivo che smuove e turba, innamora e sconquassa. Un’aura emanata da un’affascinante simbiosi di individui provenienti dalle più dissimili realtà artistiche, che quasi trasuda la nostalgia delle antiche famiglie circensi. Tutti uniti ad incoraggiare la creazione di personaggi, luoghi e racconti che altrimenti esisterebbero solo nella mente di chi li partorisce.

L’attesa che l’evento cominci innesca una vibrante curiosità tra gli spettatori che si affollano dinanzi al portone di una palazzina d’epoca. Le ombre della piramide si allungano e accompagnano il moto ininterrotto delle lancette dell’orologio. Scattano le 17.30 e gli ospiti vengono invitati ad entrare. Ciò a cui si assiste è difficilmente catalogabile in un contesto teatrale; più probabilmente il teatro, come lo si intende normalmente, qui non è di casa. Si viene accolti dalla vedova Zimmer (Roberta Guerrera), instancabile ed esuberante Cicerone del pensionato, e da una folta schiera di bislacchi individui, ognuno dei quali è padrone di una caratterizzazione singolare e fuori dagli schemi. Nessun copione, nessun tipo di comunicazione preimpostata tra i personaggi. Semplicemente gli inquilini di questo pensionato vivono il proprio caotico e surreale quotidiano. Assorbono fatalmente lo spettatore, il quale si ritroverà dapprima spiazzato, bloccato dalla ragione e da un inevitabile pudore circostanziale, ma poi si scioglie e si mescola alla follia. Il filo conduttore è dato dal concertino, da cui prende il nome anche l’episodio presentato. A cadenza regolare la signora Zimmer invita gli ospiti nel salotto, esortandoli all’ascolto della prova musicale di Luca Venitucci. Il maestro si esibisce goffamente in arie di dubbio gusto, talmente ai limiti della decenza artistica da risultare esilaranti. In questo personaggio macchiettistico e stravagante si nasconde in realtà un enorme talento musicale, qui volutamente ridicolizzato per compiacere gli “sfortunati” uditori.

Ogni stanza della casa guida lo sguardo dello spettatore/ospite in diversi micro mondi, personalizzati secondo il gusto e le caratteristiche del coinquilino che lo abita. L’oggettistica che impreziosisce ogni parete, mobile e anfratto dell’appartamento si confonde con l’arredamento originale, disegnando una scenografia delirante, ma che al contempo dona realismo all’intero complesso. L’aria è densa del perpetuo aroma di caffè sprigionato dalle decine di macchinette sempre all’opera in cucina. Il confine tra l’interprete e lo spettatore svanisce letteralmente; non vi è quarta parete, e gli unici muri che separano l’uno dall’altro sono quelli dell’appartamento tra una stanza e l’altra. Eppure nulla viene abbondonato alla casualità, sebbene la libertà dei personaggi sia tale da creare profonde interazioni con il pubblico e con le singole persone. La compagnia unisce la poesia delle arti visive all’imprevedibile grandezza del teatro di varietà. La performance che ne nasce riempie l’anima di chi osserva, avvolgendolo in un sudario di estrema purezza. Un altro importante tassello in questo variopinto mosaico è la vergogna. Adorabili dilettanti e artisti reali sono mossi dal comune desiderio di vergognarsi. Il teatro diventa dunque terapeutico; un alibi per donarsi allo spettatore, il quale inconsciamente viene denudato passo dopo passo di ogni schema mentale e razionale, divenendo egli stesso personaggio. Gli artisti innocenti si mettono in ridicolo, superano i propri scogli, generando una profonda complicità con gli astanti che a loro volta diventano interpreti tra gli interpreti.

Nell’appartamento della vedova Zimmer il tempo sembra essersi cristallizzato negli anni ’50. Tra i merletti, i lustrini e un codice espressivo tipici di un’epoca ormai tramontata, viene erto un inno all’imperfezione. L’allegra inquietudine di questi personaggi bramosi di incuriosire e stupire è anche una critica verso una società pressapochista, in cui non si ha più il gusto del ridicolo, del gioco infantile e della semplicità.

Il lezioso letterato Carlo Giosuetti, dolcemente interpretato da Sandro Lavermicocca, stordisce gli ospiti grazie ai suoi comizi politici, nutriti di pedante retorica, a favore del novello Partito della Tovaglia. Dietro questi discorsi, all’apparenza fumosi e improbabili, si celano i reali propositi della compagnia e la sua missione. Non solo. Volontariamente o involontariamente viene rivolto un significativo buggeramento ai danni dei moderni partiti politici, i quali, come illustra il professor Claudio Strinati nel suo Dies Lunae, hanno perduto oggi ogni valore originario, trasformandosi, a partire dai titoli, in meri slogan propagandistici*.

Constanza Zimmer è un incantevole groviglio di follia e genialità. I suoi singolari personaggi si relazionano agli spettatori, sbalordendoli con una irrefrenabile eccentricità. L’intero contesto spettacolistico ricorda notevolmente la  farsa napoletana Il medico dei Pazzi, di Eduardo Scarpetta, con l’unica differenza che il protagonista circondato dai folli qui viene incarnato inconsapevolmente da tutti coloro che varcano la soglia del civico 2/A di via del Campo Boario. Questo miscellanea di esplosività, irrazionalità e ridicola vergogna addomestica l’anima inquieta della società attuale, donando allo spettatore intere ore di spensierata pazzia. Una performance autentica in cui teatro, letteratura e arte visiva, si elevano, crollano e si rinnovano, deflagrando infine in un boato di vita vissuta, meravigliosa e reale.

Dies Lunae, terza puntata. Il Prof. Claudio Strinati spiega l’importanza della titolazione al giorno d’oggi.

Informazioni:

Constanza Zimmer, primo episodio: Il concertino

Constanza Zimmer – Pensionato Signorile in Piramide

performance/spettacolo ad episodi degli artisti§innocenti

di Artisti§Innocenti

con: Roberta Guerrera, Riccardo Marzial, Sandro Lavermicocca, Daniele Villa Zorn, Franco Ottavianelli, Meletios Meletiou, Petra Arndt, Federica Santoro, Monica Pescosolido, Davide Cortese, Armando Moreschi.

18 marzo 2018 ore 17,30-22,30

Appartamento al secondo piano

STUDIO PIRAMIDE, Via del Campo Boario 2/A – 00154 Roma

info: 3403100308 – Uff. stampa e contatti: Roberta Melasecca

 

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