‘Alla faccia vostra’, la comédie française si fa italiana

‘Alla faccia vostra’, la comédie française si fa italiana
Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio

Al Quirino di Roma, tra i più aurei templi del panorama artistico capitale, fanno tappa la compagnia Molière e il teatro di Tato Russo, con l’adattamento italiano di  À vos souhaits, qui tradotto con Alla faccia vostra. L’opera è stata curata in ogni sua forma, dalla traduzione alla messa in scena, dal regista Patrick Rossi Gastaldi, che ha così potuto far assaporare alla platea italiana uno dei testi più illustri del rinomato drammaturgo francese Pierre Chesnot.

La scena si apre con la governante Luisa(Antonella Piccolo), che piange la dipartita dell’illustre scrittore Stefano Bosco, stroncato da un infarto. A formalizzare il decesso è il Dott. Garrone(Antonio Rampino), il primo a recarsi sul posto. In rapida successione fanno la loro comparsa Lucio Sesto (Gianfranco Jannuzzo) e la compagna Vanessa(Paola Lavini), rispettivamente genero e figlia del defunto e Angela(Debora Caprioglio), seconda moglie dello scrittore, di trent’anni più giovane. Le ore che precedono il funerale si trasformeranno in un susseguirsi caotico di situazioni paradossali, in cui i personaggi faranno il possibile per accaparrarsi la cospicua eredità del padrone di casa e portare a termine progetti e affari personali in sospeso.

Ciò che immediatamente colpisce è l’esemplare lavoro di traduzione e adattamento compiuto sul testo dal francese all’italiano. Il linguaggio è genuino e ben si sposa con il modus operandi della farsa italiana. Ci si trova dinanzi ad un complesso drammaturgico che si avvicina notevolmente alla commedia leggera, soprattutto quella napoletana.

Ma è in realtà un’opera dai mille colori e dai mille suoni, tipici della corrente seicentesca che ebbe in Molière il suo massimo esponente e da cui Chesnot attinge a piene mani. Ovviamente il meccanismo ruota intorno alla figura dell’attore Gianfranco Jannuzzo, il quale detta i tempi di un’opera comunque corale, dove i personaggi entrano ed escono freneticamente, ognuno con il proprio vigore scenico e con un’ottima caratterizzazione. I dialoghi sferzanti e le battute, talvolta ciniche, altre volte vere e proprie freddure, fanno da sfondo alla tematica sempre attuale dell’avidità. Lucio Sesto cerca di appianare un debito che lo metterebbe in guai seri con la giustizia; il Dott. Garrone vorrebbe allestire il suo studio nell’abitazione privata del defunto; l’avido banchiere Marmotta tenterà di ottenere una lauta provvigione favorendo un prestito a Lucio e Vanessa; Angela desidera ardentemente trascorrere la propria vita nel lusso insieme ad un amante francese. L’unica figura fedele è quella della governante, come spesso accade in certe forme di tessitura artistica, in cui il ruolo del servo è posto in primo piano. Se nella più autorevole commedia plautina il servitore manipolava la scena e i suoi personaggi, qui la governante scavalca progressivamente e inconsapevolmente le gerarchie, fino a divenire il reale protagonista e incarnando il valore morale di tutta la commedia. A far sorridere, o ridere, dipenderà poi da un gusto meramente soggettivo, sono le situazioni al limite del surreale. Le scene sono accomunate da situazioni paradossali, nelle quali i protagonisti faranno di tutto per perseguire i rispettivi propositi, persino sostituendosi alla salma, quando questa deciderà di punto in bianco di ridestarsi e deambulare in giro come se nulla fosse.

Lo spettacolo parte come un diesel, con un ritmo compassato durante tutto il primo atto, ma che successivamente spicca il volo grazie anche al consenso del pubblico che sottolinea gran parte della messa in scena con applausi e fragorose risate. Il mattatore è senza dubbio Jannuzzo, che si comporta egregiamente, benché troppo spesso si conceda ammiccamenti al pubblico e battute che infrangono la quarta parete, non sempre con una effettiva giustificazione. A fargli da spalla un’ottima Debora Caprioglio, prima attrice sempre attenta e con una verve comica tutta italiana. L’ex musa di Tinto Brass e Klaus Kinski si muove sulla scena con lodevole sicurezza e il suo personaggio incarna perfettamente la figura della vedova dai forti appetiti. Altra nota di merito è senza dubbio Antonio Fulfaro nei panni del Signor Corona, impresario delle pompe funebri. Il caratterista calabrese è una vera miccia esplosiva. La naturale esuberanza che dona al suo beccamorto strappa i sorrisi più sinceri, unita ad un’elegante compostezza del corpo, in grado di donare al personaggio ragguardevole autorevolezza e un’autentica simpatia. Chapeau infine anche ad Andrea Bianchi, il cui complesso scenografico è sorprendente. La perfezione e la cura del dettaglio nulla hanno da invidiare agli allestimenti del teatro naturalistico americano.

Alla faccia vostra è un interessante affresco di carattere dai toni classicheggianti, la cui regia lo avvicina di molto alla commedia nostrana; un contesto verosimile all’interno del quale i personaggi si reinventano di continuo pur di ottenere il proprio tornaconto e che si chiude con la presa di coscienza e la redenzione. Il testo viaggia per due ore e venti su un’onda ritmica crescente, qua e là spezzettato da un’eccessiva brama di compiacenza da parte di uno dei protagonisti, ma che alla fine lascia lo spettatore piacevolmente appagato e con la consapevolezza che la sana commedia seicentesca da cui Chesnot attinge, a distanza di quattro secoli ancora fa breccia nel cuore degli spettatori.

Alla faccia vostra

Dal 13 al 25 marzo 2018

Compagnia Molière – Il Teatro di Tato Russo

GIANFRANCO JANNUZZO   DEBORA CAPRIOGLIO

di Pierre Chesnot

regia PATRICK ROSSI GASTALDI

con Antonella Piccolo   Roberto D’Alessandro

e con Antonio Rampino   Paola Lavini   Antonio Fulfaro

scene Andrea Bianchi

light designer Mirko Oteri

costumi Valentina De Merulis

Teatro Quirino

via delle vergini, 7

00187 Roma

via delle vergini ang. via minghetti

tel. 06.6794585

[email protected]

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