‘Giocando con Orlando’: Ludovico Ariosto ed il cantastorie Accorsi

‘Giocando con Orlando’: Ludovico Ariosto ed il cantastorie Accorsi
Un dipinto di Roberta Ciannella ispirato allo spettacolo

Siamo al giro di boa per Grandi Italiani, fortunato progetto proposto da Stefano Accorsi, Marco Baliani e Marco Balsamo che torna al Teatro Ambra Jovinelli per proporre due interessantissimi dialoghi con Ludovico Ariosto e Giovanni Boccaccio.

Da stasera fino a domenica, Decamerone vizi, virtù, passioni riporterà il pubblico romano alle atmosfere trecentesche che tanto contribuirono all’evoluzione del volgare italiano, nonché spinsero la letteratura europea fino al Chaucer di Canterbury Tales.

Fino a ieri invece è stato il turno di Giocando con Orlando, spettacolo liberamente tratto dall’Orlando furioso, che ha visto Stefano Accorsi esibirsi in un vero e proprio match meta-teatrale e meta-letterario. 

Un lavoro complicato, che pone Accorsi da solo al centro della scena, impegnato in un monologo in cui l’attore emiliano veste sia i panni di Orlando, Angelica e tutti gli altri personaggi del poema, sia quelli di un Ariosto intento a stendere i versi dell’opera, così creando una narrazione a più livelli diegetici, il cui scontro diventa occasione di inevitabile ilarità.

Una comicità, quella di Giocando con Orlando, che difficilmente sarebbe risultata così prorompente senza il lavoro sull’attore effettuata da Accorsi, il quale, è evidente ormai, sta lavorando per fare del 2018 il suo anno di grazia, che oltre al teatro lo ha visto protagonista anche al cinema con Made in Italy e A Casa Tutti Bene.

Da dopo Veloce come il Vento (2016) per Accorsi è iniziata una nuova stagione della sua vita attoriale, una stagione più matura, caratterizzata da una caparbia preparazione fisica e psicologica.
Questa maggior consapevolezza porta Accorsi a caricarsi sulle spalle il peso di uno spettacolo che, rispetto alle precedenti edizioni, non vede più la presenza di altri attori in scena, facendolo diventare un monologo con valenza educativa, in cui la vicinanza al linguaggio ariostesco pone l’attore in una condizione a metà tra il cantastorie e lo zanni della Commedia dell’Arte.

Una nota finale poi alla scenografia di Carlo Sala, basata su dei praticabili dal gusto essenziale e, soprattutto, da dei cavalli giganteschi che restituiscono il valore cavalleresco e onirico dell’opera, recuperando comunque un maestro della Transavanguardia italiana come Mimmo Paladino.

 

Un dipinto di Roberta Ciannella ispirato allo spettacolo

Teatro Ambra Jovinelli presenta

Presenta

STEFANO ACCORSI

GRANDI ITALIANI

un progetto di

Marco Baliani, Stefano Accorsi e Marco Balsamo

13|15 marzo

GIOCANDO CON ORLANDO
ASSOLO

16|18 marzo

Decamerone vizi, virtù, passioni

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