‘L’uomo dalle suole di vento’ al Teatro Lo Spazio di Roma

‘L’uomo dalle suole di vento’ al Teatro Lo Spazio di Roma

In scena al Teatro Lo Spazio la pièce teatrale scritta e diretta da Romano Talevi la storia d’amore tra un violento ubriacone, Paul Verlaine, ed uno scostumato intellettuale, Arthur Rimbaud che ha sconvolto, oltre che le loro vite, l’ambiente della Parigi del diciannovesimo secolo.

Un amore maledetto che sconfina nella follia quello di Verlaine, interpretato magistralmente da Romano Talevi, che impersona il poeta persino nelle fattezze fisiche, negli abiti, nella pettinatura e che lo porterà fino alla galera.

La rappresentazione inizia dalla fine, con Verlaine in prigione, il cui squallore viene scandito da tamburi che riecheggiano la desolazione della cella, che riceve in dono il manoscritto di Rimbaud, “Una stagione all’inferno”. Suona come uno strano scherzo del destino quel titolo ma Verlaine ha un moto di felicità: il suo Arthur sta pensando a lui.

Inizia così il suo percorso a ritroso quando, nel settembre del 1871, Verlaine, affascinato dai versi di questo giovane ma portentoso ragazzo, lo invita a casa sua a Parigi. Arthur Rimbaud, Pierfrancesco Ceccanei, arriva baldanzoso e conscio del suo talento, anche se appare come in effetti è, un provinciale, arruffato e acconciato con vestiti sbagliati.

Ma non se ne cura Arthur e nemmeno Paul che rimane affascinato dal ragazzo, dal suo aspetto, dai suoi versi e dal suo anticonformismo che “non si porta dietro la rogna borghese della moglie”.

Mathilde Mautè, la moglie di Paul, un’intensa quanto fragile Rita Pasqualoni, è incinta del loro primo ed unico figlio, e mal sopporta l’intrusione di quello zotico ragazzo nelle loro vite.

Inizia pian piano una passione corrisposta tra i due poeti, dapprima malcelata da Verlaine che si dilania tra il suo essere marito e quel filo invisibile che lo lega e lo attira come una calamita verso il suo destino.

Nonostante la nascita del figlio, Paul decide di dare sfogo alla passione ed intraprende alla luce del sole la relazione con Rimbaud, che diventa uno dei più grandi scandali dell’epoca. Mathilde, sconvolta, lo lascia ma Verlaine sembra tornare sui suoi passi e la moglie torna a casa.

Dura poco la finzione, i due continuano una storia che li travolge tra viaggi, sbornie, risse Arthur decide di lasciare Verlaine che, dopo averlo ferito, viene arrestato.

Tiene vivo lo spettacolo l’eccezionale testo scritto da Talevi, pieno di ardore, di passione specie nel personaggio di Verlaine, triturato prima dall’incertezza dei suoi sentimenti poi dall’accettazione degli stessi ed infine da quell’altalenarsi di eventi che lo portano sino in prigione. Tutto è pregno di passione, positiva o negativa, tutto è vissuto ed interpretato al massimo.

Rimbaud, è quasi il suo opposto. Conscio delle sue capacità e del suo genio, arriva dalla provincia con un sano arrivismo che alla fine lo rende cinico e spietato.

Serena Renzi è l’arcigna suocera di Verlaine, tutta presa nel proteggere la figlia Mathilde, eterea e delicata, distante per nascita dalle vicende che la vedranno, purtroppo, protagonista.

La colonna sonora che accompagna la rappresentazione e la colora è di quel meraviglioso strumento che è il violino, suonato da Valeria Modica.

Venez, chère grande ame, on vous appelle, on vous attend”

“Venite, cara anima grande, vi si chiama, vi si aspetta” Paul Verlaine

 “L’uomo dalle suole di vento” di Romano Talevi

Teatro Lo Spazio – Via Locri 42 – Roma da martedì 6 a domenica 11 febbraio

 

 

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