“Trump Blues – L’età del caos” – Ovvero C’era una volta l’America (di Donald)

“Trump Blues – L’età del caos” – Ovvero C’era una volta l’America (di Donald)

Due ore in compagnia di Federico Rampini & Co (testo scritto a quattro mani con il figlio Jacopo, anche lui in scena, Valentino Corvino per la musica e una bravissima Roberta Giallo come vocalist), giornalista e inviato di repubblica (dal 1995) e in compagnia dell’America di Trump. Due ore di spunti, rimandi, evocazioni di un mondo – quello dell’America e del suo Sogno – che lontano non è, pur volendo sembrarlo.

Il materiale c’è, anche se la struttura della narrazione è un po’ debole e lo spettacolo soffre di una certa carenza di regia. Non manca la freschezza delle idee e dei ricordi, accompagnati da una piacevolissima selezione di canzoni dell’epoca (Rolling Stones, Bob Dylan) e di video ruvidi, essenziali ma, efficaci.

Il quasi-monologo di due ore di Federico Rampini (frammezzato da drammatizzazioni curate dal figlio Jacopo e dalla colonna sonora di cui si è detto) rimane però a mezz’acqua: dell’America di questi ultimi dodici mesi, non è cronaca, perché non ne ha il rigore (e la pedanteria). Non è un’analisi (politica, sociologica, culturale) perché non propone interpretazioni, lasciando piuttosto domande che risposte. E non è neppure intrattenimento, divertissement, pur alternando i momenti di riflessione a quelli più dinamici, perché in fondo c’è poco da ridere.

È soprattutto un punto di vista: di chi ci vive (anche se da italiano), ci lavora, ne scrive, ed è qui stasera per proporci spunti di comprensione. Magari scivolati via tra le righe dei fondi di giornale o tra le immagini distraenti dei tiggì. Più di ogni altra cosa, il contributo che ci da è nella rappresentazione dei nessi, logici, economici, storici…e quindi politici, che rimangono spesso in ombra, nella rappresentazione quotidiana del mondo che ci arriva dai media ‘mainstream’.

Si potrebbe banalizzare: “è la globalizzazione, bellezza” (o globalismo, come meglio suggerisce a noi distratti il lessico di Rampini). Ma nell’equilibrio dinamico e mutevole dei poteri e dei saperi, saper portare in luce quelle tracce che legano le nuove ambizioni ‘green’ della leadership cinese al dichiarato protezionismo statunitense, e quest’ultimo giù giù fino al malcontento della middle class bianca del Midwest, ed all’ormai storica dicotomia  tra questa e le élites liberal delle due coste, banale non è. Perché il mondo è complicato, poteri e saperi si intrecciano, si sovrappongono e si oppongono ridisegnando sempre e comunque una realtà sottostante, troppo spesso rappresentata in maniera complice e lacunosa, comunque unilaterale. Perché, come dice Alessandro Baricco “Sfilate i fatti dalla realtà, ciò che resta è story telling”.

Va detto che Rampini non ha (ovviamente) la presenza scenica del primo attore, né la sapienza dei ritmi e delle pause propria del mattatore: ma ha tutta la freschezza e la schiettezza di chi vive le contraddizioni del suo presente, con buona memoria del passato, recente e ormai storico, di quello che, nonostante tutto, nel nostro immaginario collettivo rimane il paese delle grandi Opportunità

Testo e narrazione di Federico e Jacopo Rampini, musiche di Valentino Corvino, vocalista Roberta Giallo

Al Teatro Vittoria, 29 e 30 Gennaio

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